Mugello, concluso il primo corso per motociclisti della Protezione Civile

Mugello, concluso il primo corso per motociclisti della Protezione Civile

Al Mugello si è chiuso il primo corso sperimentale dedicato ai motociclisti volontari della Protezione Civile, un progetto che punta a rendere la moto uno strumento operativo nelle emergenze. Un’iniziativa che nasce dall’esperienza dei recenti terremoti e che potrebbe aprire un fronte di collaborazione tra mondo motociclistico e soccorso.

Un progetto nato dall’emergenza e dal territorio

Il corso è stato organizzato dalla insieme al Corpo Forestale dello Stato e alle Misericordie della Toscana, in attuazione del protocollo d’intesa firmato il 30 maggio . L’obiettivo è formare motociclisti in grado di affiancare la Protezione Civile nelle fasi più critiche delle operazioni di soccorso.

La prima parte dell’attività formativa si è svolta a Rapolano, in provincia di Siena, lo scorso 25 settembre, con un’impostazione prevalentemente pratica e legata al territorio. La seconda e conclusiva sessione è andata in scena nel weekend al circuito del Mugello, dove i partecipanti hanno potuto affinare le competenze necessarie per muoversi in scenari complessi.

Il riferimento concreto è a situazioni come il sisma di Amatrice, in cui la viabilità compromessa ha reso difficile l’accesso ai mezzi tradizionali di soccorso. In quei frangenti la moto, grazie alla sua agilità, può diventare un asset prezioso per raggiungere aree isolate, trasportare materiale leggero o effettuare rapide ricognizioni.

Cosa fa il motociclista volontario in emergenza

La figura del motociclista volontario di Protezione Civile non nasce per sostituire i mezzi di soccorso tradizionali, ma per integrarli in contesti critici. Il percorso formativo punta a costruire una consapevolezza operativa, prima ancora che una semplice abilità di guida, con particolare attenzione alla sicurezza personale e alla coordinazione con le autorità.

  • Raggiungere velocemente zone difficili o non accessibili ad auto e mezzi pesanti
  • Effettuare ricognizioni rapide sullo stato di strade, infrastrutture e abitati
  • Supportare il trasporto di materiale leggero e documentazione
  • Mantenere contatti tra i vari nuclei di intervento in caso di linee di comunicazione compromesse
  • Operare sempre sotto il coordinamento della struttura di Protezione Civile

Il corso sperimentale serve anche a definire standard condivisi: dalla preparazione del mezzo all’equipaggiamento del pilota, passando per procedure comuni di intervento. Una base necessaria per poter, in futuro, estendere il progetto oltre i confini regionali e renderlo parte strutturale dell’organizzazione dei soccorsi.

Un modello di collaborazione tra FMI, istituzioni e volontariato

Nel weekend del Mugello non c’è stata solo formazione pratica. Venerdì 7 ottobre, nella stampa del circuito, si è tenuto un momento di confronto istituzionale che ha confermato la centralità del progetto per i soggetti coinvolti.

Ad aprire i lavori è stato il presidente Paolo Sesti, che ha sottolineato il percorso compiuto dalla firma del protocollo d’intesa fino a questo primo corso sul campo. Il coordinatore del Dipartimento Politiche Istituzionali FMI, Tony Mori, ha ripercorso le tappe che hanno portato la Federazione a dialogare in modo strutturato con il sistema di Protezione Civile.

Dal lato delle istituzioni, il comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per la Toscana, Giuseppe Vadalà, ha evidenziato il buon esito della collaborazione con la FMI, mentre il direttore delle Misericordie della Toscana, Gianluca Staderini, si è concentrato sul valore operativo della moto nell’ambito delle attività di protezione civile.

A chiudere l’incontro è stato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, senatore Riccardo Nencini, presente al Mugello anche per seguire da vicino la fase conclusiva del corso. Il suo intervento ha rimarcato il ruolo delle realtà motociclistiche all’interno di una rete di volontariato che, nelle emergenze, diventa determinante per la rapidità e l’efficacia dei soccorsi.

La conclusione del primo corso sperimentale al Mugello rappresenta quindi un punto di partenza: se il modello sarà confermato, il motociclista volontario potrebbe diventare una figura sempre più presente nei piani di intervento, trasformando la passione per le due ruote in una risorsa concreta per la sicurezza collettiva.