RC moto troppo cara, ANCMA accende i riflettori sul sistema italiano

Assicurare una moto in Italia costa molto più che nel resto d’Europa e incide in modo pesante sulle decisioni di acquisto, soprattutto tra i giovani. Una ricerca commissionata da Confindustria ANCMA all’Università Guido Carli di Roma fotografa con numeri aggiornati l’effetto distorsivo del sistema assicurativo nazionale sulle due ruote, tra premi elevati, forte disparità territoriale e peso fiscale fuori scala.

RC moto, prezzi in calo ma ancora fuori controllo

Tra il 2006 e il 2010 i premi RC per motocicli e ciclomotori hanno registrato aumenti a doppia cifra, con rincari più marcati per gli uomini rispetto alle donne. Negli anni successivi si è vista una parziale inversione di tendenza, ma molto meno favorevole alle due ruote rispetto alle auto.

I dati IVASS mostrano che nel 2014, a listino, i profili moto hanno subito ancora incrementi tariffari rispetto al 2013, fino a oltre il 6% in alcuni casi, mentre per le auto si registravano già prime riduzioni. Considerando invece le variazioni ponderate 2013-2014, i premi moto calano ma in misura molto contenuta: tra -1,37% per i ciclomotori e -2,31% per i motocicli, contro riduzioni tra il 5 e il 7% rilevate sui principali profili auto.

Il divario si è mantenuto anche nel biennio successivo: tra il 2014 e il 2015, secondo ANIA, i premi medi sono scesi del 6,5% per le autovetture, ma solo dell’1,8% per i motocicli e dell’1,4% per i ciclomotori. Le due ruote, quindi, non beneficiano con la stessa intensità della progressiva discesa dei prezzi RC.

Geografia dei costi e confronto con l’Europa

La ricerca evidenzia una marcata segmentazione geografica. Assicurare un motociclo costa molto di più al Sud rispetto al Nord: la Campania registra il valore medio più alto, con 1.089 euro annui, mentre il Friuli Venezia Giulia si ferma a 347 euro. La variabilità dei premi tra le diverse province incide direttamente sull’accessibilità della mobilità su due ruote.

Il quadro diventa ancora più critico se confrontato con gli altri paesi europei. In Italia il prezzo medio dell’RC moto è superiore dell’86% rispetto ai principali mercati UE, mentre lo scostamento medio considerando tutti i veicoli è del 56%. Nel dettaglio, i premi per le moto risultano:

  • più alti del 74% rispetto alla Gran Bretagna
  • più alti del 42% rispetto alla Francia
  • quasi tripli (+196%) rispetto alla Spagna

Una parte significativa di questo differenziale è attribuibile alla fiscalità: in Italia l’aliquota sulle polizze RC è del 24%, contro una media europea del 17%. In pratica, assicurare un motociclo nel nostro Paese costa in media 130 euro in più rispetto al resto d’Europa. La maggiore spesa complessiva per l’RC moto in Italia vale circa 19,9 milioni di euro all’anno, l’equivalente commerciale di oltre 3.100 motocicli nuovi.

Giovani penalizzati e mercato frenato

Secondo ANCMA, il nodo assicurativo pesa in maniera decisiva sul valore di utilizzo delle due ruote, arrivando a rappresentare in media il 56% del costo totale di possesso. L’assicurazione diventa così un deterrente concreto all’ingresso dei più giovani nel mondo moto e scooter.

I confronti tra costo del veicolo e premio RC nelle principali città italiane sono eloquenti. Per un ventiduenne in classe 10 alla guida di uno scooter 125, la polizza può valere dal 34% al 64% del prezzo del veicolo, con una media intorno al 48%. In altre parole, quasi metà dell’investimento necessario a mettersi in sella viene assorbito dall’assicurazione.

Scenario analogo per un diciottenne in classe 14 con un ciclomotore 50 cc: l’incidenza del premio va da circa il 28% al 64%, con una media del 44,5%. Anche passando a un motociclo 250 cc, sempre per un diciottenne in classe 14, la situazione migliora solo leggermente: a livello medio il costo della polizza si aggira attorno a un quarto del prezzo del mezzo, con picchi fino al 40% in alcune aree del Paese.

In totale, il “nodo assicurativo” sulle due ruote vale per il comparto circa 790 milioni di euro, una cifra che riassume il potenziale frenato da un sistema di premi considerato da ANCMA distorsivo rispetto alla reale rischiosità dei motocicli e ai benefici che la mobilità su due ruote può portare in termini di decongestionamento del traffico e riduzione delle emissioni. Da qui la richiesta di una revisione profonda del sistema RC, a partire dal risarcimento diretto e dal peso della componente fiscale, per restituire competitività e accessibilità al italiano.