Pedaggi autostradali moto, FMI e ANCMA chiedono tariffe dedicate
La battaglia per pedaggi autostradali più equi per chi viaggia su due ruote entra nel vivo. Federazione Motociclistica Italiana e Confindustria ANCMA hanno portato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti il tema delle tariffe oggi equiparate alle auto, chiedendo una revisione che allinei finalmente l’Italia al resto d’Europa.
Italia fanalino di coda in Europa sui pedaggi moto
Nel corso dell’incontro a Torino con il presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, Andrea Camanzi, FMI e ANCMA hanno illustrato un quadro che pesa da anni sui motociclisti italiani. Il nostro è uno dei pochissimi paesi europei in cui le moto pagano lo stesso pedaggio delle automobili, nonostante dimensioni, peso e impatto sull’infrastruttura nettamente inferiori.
La criticità non riguarda solo la mancanza di una classe tariffaria dedicata, ma anche il livello generale dei pedaggi: secondo le associazioni di categoria, dove in Europa le autostrade sono a pagamento, alle moto vengono generalmente applicate tariffe ridotte, in molti casi fino a circa la metà di quelle previste per le auto.
Questa impostazione rende di fatto l’Italia uno scenario anomalo per chi utilizza la moto quotidianamente o per turismo, disincentivando l’uso delle due ruote in autostrada e penalizzando un settore che nel nostro paese ha un peso industriale e culturale di primo piano.
La proposta: una classe di pedaggio dedicata alle due ruote
FMI e Confindustria ANCMA hanno chiesto all’Autorità di Regolazione dei Trasporti di avviare una verifica formale, in interlocuzione con i concessionari autostradali e con il Ministero dei Trasporti, per valutare la sostenibilità di una tariffazione specifica per i veicoli a due ruote a motore.
Alla base della richiesta c’è una serie di elementi oggettivi che distingue le moto dalle auto nel rapporto con la rete autostradale:
- ingombro e occupazione della carreggiata nettamente inferiori
- peso ridotto e minore usura dell’infrastruttura
- consumi ed emissioni più contenuti rispetto a molte automobili
- contributo alla fluidità del traffico nei contesti urbani e periurbani
- ruolo nel decongestionare la rete stradale ordinaria
Le due associazioni sottolineano come una tariffa differenziata incentiverebbe l’utilizzo dell’autostrada da parte dei motociclisti, spostando parte dei flussi dalle strade ordinarie verso una rete considerata strutturalmente più sicura. Da qui il richiamo esplicito al tema della sicurezza stradale, con l’autostrada indicata come il contesto più protetto per i viaggi di medio e lungo raggio in moto.
Secondo FMI e ANCMA, una revisione dei pedaggi non si tradurrebbe necessariamente in una perdita per i concessionari, che potrebbero vedere aumentare il volume di traffico motociclistico e quindi compensare una possibile riduzione unitaria delle tariffe dedicate alle due ruote.
L’apertura dell’Autorità e i prossimi passi
Il presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha ascoltato le argomentazioni presentate dalle due organizzazioni, manifestando disponibilità a un approfondimento del tema nell’ambito dei procedimenti previsti dall’Autorità stessa. Si tratta di un passaggio rilevante, perché porta per la prima volta il tema dei pedaggi moto in un confronto strutturato con il regolatore nazionale.
Per FMI e ANCMA, l’obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema che riconosca la specificità dei veicoli a due ruote, superando l’attuale equiparazione alle auto e avvicinando l’Italia agli standard europei. Le due associazioni evidenziano come un intervento sulle tariffe potrebbe avere ricadute positive non solo per i motociclisti, ma anche per l’industria motociclistica nazionale, che resta tra le più rilevanti a livello continentale, e per gli stessi gestori autostradali.
Le parti coinvolte si attendono ora l’avvio di un percorso di analisi da parte dell’Autorità, con il coinvolgimento dei concessionari e del Ministero dei Trasporti. L’esito non sarà immediato, ma l’apertura formale del dossier pedaggi moto rappresenta un primo passo verso un possibile riequilibrio di un sistema finora poco favorevole alle due ruote.