Sicurezza stradale, la FMI porta le istanze dei motociclisti in Senato

La voce dei motociclisti arriva in Senato. Il presidente della Federazione Motociclistica Italiana, Giovanni Copioli, è stato ascoltato dalla Commissione Lavori Pubblici nell’ambito del confronto sul Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030, portando al centro del dibattito le esigenze specifiche di chi utilizza le due ruote a motore.
Il peso del motociclismo in Italia
Nel suo intervento in videoconferenza, Copioli ha ricordato come l’Italia sia il primo Paese in Europa per numero di motocicli circolanti, con un parco stimato in circa otto milioni di mezzi. Un dato che conferma il ruolo centrale del settore moto non solo sul piano sportivo, ma anche come fenomeno sociale ed economico diffuso su tutto il territorio.
La FMI, ha sottolineato Copioli, rappresenta sia il vertice sportivo nazionale del motociclismo sia una realtà profondamente radicata tra gli utenti della strada, con una prospettiva diretta sui bisogni di chi ogni giorno si muove sulle due ruote. Da qui la richiesta di considerare i motociclisti tra i protagonisti delle politiche di sicurezza stradale, con misure pensate ad hoc e non solo come appendice delle iniziative rivolte alla mobilità in generale.
Piano Sicurezza 2030: le priorità proposte dalla FMI
Entrando nel merito del Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030, il presidente FMI ha chiesto che alle linee guida generali seguano programmi operativi precisi, sostenuti da finanziamenti dedicati. L’obiettivo è trasformare i principi del piano in azioni concrete e misurabili, capaci di incidere davvero sulla riduzione dell’incidentalità che coinvolge motociclisti e scooteristi.
Tra le misure indicate come prioritarie dalla federazione spiccano alcuni interventi chiave, che coprono sia la sicurezza attiva sia quella passiva:
- introduzione strutturale dell’educazione stradale nelle scuole di ogni ordine e grado;
- corsi di guida sicura avanzata collegati anche al recupero punti patente, oltre a percorsi dedicati a neopatentati e motociclisti di ritorno;
- incentivi all’acquisto di protezioni passive per i motociclisti, dai capi tecnici ai dispositivi di sicurezza individuali;
- manutenzione puntuale e programmata della rete viaria, con attenzione alle criticità per le due ruote;
- installazione e diffusione dei dispositivi salva motociclisti sui guard rail esistenti.
Al termine dell’audizione, il senatore Stefano Corti ha rimarcato l’urgenza di intervenire sullo stato del fondo stradale, evidenziando in particolare i problemi legati alla segnaletica orizzontale e alla presenza di dossi che possono creare situazioni di pericolo specifiche per moto e scooter.
Sicurezza attiva, sicurezza passiva e ruolo delle istituzioni
Nel suo intervento, Copioli ha definito il Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030 una grande occasione per affrontare con strumenti mirati le criticità che riguardano il mondo delle due ruote. Da un lato la sicurezza attiva, legata alla formazione di base e avanzata degli utenti, da inserire sistematicamente nei percorsi scolastici e proseguire con iniziative dedicate agli adulti. Dall’altro la sicurezza passiva, che passa soprattutto attraverso infrastrutture più sicure e una manutenzione adeguata.
Un punto centrale riguarda i guard rail: oggi esistono soluzioni tecniche come la cosiddetta terza fascia salva motociclisti, già disponibili ma ancora poco diffuse lungo la rete stradale. La FMI chiede che il loro utilizzo venga concretamente incentivato presso le amministrazioni locali, affinché diventino uno standard nelle aree più critiche per l’incidentalità che coinvolge le due ruote.
Il confronto in Senato rappresenta quindi un passo significativo nel riconoscimento del motociclismo come interlocutore istituzionale sui temi della sicurezza stradale. Ora l’attenzione si sposta sulla capacità del Piano 2030 di tradurre queste istanze in interventi effettivi, con tempi e risorse adeguate alle esigenze di milioni di utenti che ogni giorno scelgono la moto come mezzo di mobilità e di passione.