Enduro amatoriale, la Corte d’Appello dà ragione al pilota sanzionato

Una recente sentenza della Corte d’Appello di Bologna segna un punto importante per chi pratica l’enduro amatoriale. Un motociclista, sanzionato per presunto uso illecito di una moto su un sentiero di crinale, ha ottenuto l’annullamento della multa grazie all’intervento della Federazione Motociclistica Italiana e dello Studio Legale Papa.
Cosa è successo lungo il sentiero di crinale
Il caso nasce in Romagna, dove un endurista amatoriale era stato colpito da una sanzione amministrativa dell’Unione dei Comuni Forlivesi. Secondo il verbale, il motociclista avrebbe svolto attività di motocross su un sentiero escursionistico, violando il divieto di transito con mezzi motorizzati su sentieri e mulattiere per scopi non consentiti dalle Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale.
In realtà il protagonista della vicenda utilizzava una moto da enduro targata e perfettamente in regola con il Codice della Strada, su una strada carrabile di crinale non espressamente sottoposta a limitazioni specifiche. La contestazione, quindi, assimilava di fatto la sua condotta a quella di un uso fuoristradistico non consentito, equiparandola al motocross in area vietata.
La difesa, assunta dalla FMI con l’avvocato Stefano Papa, ha puntato proprio su questo equivoco di fondo: distinguere la pratica regolare dell’enduro con veicolo omologato dal fuoristrada abusivo, e verificare la reale natura del tracciato percorso.
La decisione della Corte d’Appello di Bologna
La Corte d’Appello ha accolto l’opposizione del pilota, annullando la sanzione comminata dall’ente locale. Secondo i giudici, il transito con moto su quella strada non poteva essere considerato illecito perché mancavano due elementi fondamentali: un divieto espresso tramite segnaletica adeguata e la dimostrazione che la via avesse una natura tale da richiedere tutele particolari incompatibili con il passaggio di veicoli a motore.
In assenza di cartelli di divieto previsti dall’articolo 81 delle Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale e di una classificazione specifica del tracciato come area a protezione rafforzata, la condotta del motociclista è stata ritenuta legittima. La sentenza si inserisce in un quadro giurisprudenziale spesso poco favorevole ai mezzi motorizzati in ambiente naturale, segnando un cambio di passo rispetto a precedenti decisioni di rigetto.
Per la FMI e per lo Studio Legale Papa si tratta di un risultato significativo, ottenuto dopo vari procedimenti conclusi in passato con esiti negativi per i motociclisti. La causa dimostra come un’adeguata assistenza legale possa incidere sull’interpretazione delle norme, soprattutto quando si tratta di bilanciare la tutela dell’ambiente con il diritto alla pratica sportiva.
Il ruolo della FMI e le ricadute per l’enduro amatoriale
La Federazione Motociclistica Italiana rivendica con questo caso il proprio ruolo istituzionale di tutela e promozione dell’attività motociclistica, in particolare dell’enduro amatoriale. Non si tratta solo di una vittoria individuale, ma di un precedente che potrebbe essere preso come riferimento da altre regioni e autorità locali nella gestione della rete sentieristica e dei rapporti con gli appassionati di offroad.
La FMI ha scelto di affidarsi allo Studio Legale Papa anche in virtù del lavoro svolto in Emilia-Romagna sulla normativa relativa alla Rete escursionistica regionale, frutto di un percorso condiviso con il Comitato Escursionisti dell’Emilia-Romagna. Questo approccio punta a una fruizione collegiale del territorio, in cui camminatori, ciclisti e motociclisti possano convivere nel rispetto reciproco e dell’ambiente.
Secondo la linea sostenuta dalla difesa, i principi che regolano l’uso della rete escursionistica dovrebbero ispirare anche altre leggi regionali e le decisioni delle autorità locali, nel solco dei riferimenti costituzionali in materia di uguaglianza e competenze tra Stato e Regioni. La possibilità di praticare l’enduro con veicoli in regola, su percorsi non esplicitamente vietati, viene così riaffermata come diritto legittimo, purché esercitato nel rispetto delle norme vigenti.
Dal punto di vista pratico, questa sentenza offre agli enduristi alcuni punti chiave da tenere presenti:
- verificare sempre la presenza di segnaletica di divieto lungo i percorsi
- utilizzare moto targate, omologate e in regola con il Codice della Strada
- informarsi sulle normative regionali e locali relative alla viabilità minore
- privilegiare percorsi carrabili e non riconosciuti come aree a tutela speciale
- mantenere un comportamento rispettoso verso ambiente e altri fruitori dei sentieri
La stessa FMI sottolinea come il rispetto delle regole resti centrale: non c’è ragione di essere sanzionati quando non si infrangono le normative, ma la responsabilità dei motociclisti passa anche dalla consapevolezza che l’ambiente è un bene comune da tutelare. Proprio da questo equilibrio dipende il futuro dell’enduro amatoriale in Italia.