Mobilità e 5G, l’Italia rischia di perdere il treno della rivoluzione digitale

La rivoluzione del 5G promette di cambiare in profondità la mobilità, aumentando sicurezza, efficienza e servizi connessi, ma l’Italia sconta un pesante ritardo infrastrutturale che potrebbe limitarne i benefici. È il quadro emerso dall’incontro digitale “Mobilità che cambia: rivoluzione digital e 5G. Nuovi scenari”, promosso da #FORUMAutoMotive, dove si è discusso anche di transizione energetica e del ruolo chiave di biometano e idrogeno.
5G e mobilità: opportunità enormi, infrastrutture deboli
Nel confronto tra esperti del settore è emerso come il 5G sia ormai maturo dal punto di vista tecnologico e pronto a ridisegnare il modo in cui ci muoviamo. La connessione ultraveloce e a bassa latenza è considerata un tassello decisivo per lo sviluppo di veicoli connessi e, in prospettiva, autonomi, oltre che per sistemi di gestione intelligente del traffico.
Secondo gli intervenuti, l’impatto più immediato sarà sulla sicurezza stradale: infrastrutture e veicoli in rete potranno scambiarsi dati in tempo reale su incidenti, ostacoli, condizioni meteo e criticità del percorso, riducendo drasticamente i tempi di reazione. Allo stesso tempo, però, resta aperto il tema della gestione dei dati, tra privacy, proprietà delle informazioni e uso a fini commerciali.
Il vero punto critico, per l’Italia, è la debolezza del tessuto infrastrutturale. Senza un piano organico di riqualificazione e digitalizzazione di strade, reti e nodi logistici, la rivoluzione 5G rischia di restare parziale. Occorre infatti un patrimonio infrastrutturale connesso e sicuro, capace di dialogare con i veicoli e supportare servizi avanzati di mobilità. In questo scenario, i fondi di Next Generation EU vengono indicati come un’occasione unica per colmare il gap rispetto ai Paesi più avanzati.
Transizione energetica: biometano e idrogeno al centro
L’evento ha ospitato anche la consegna del riconoscimento “Personaggio dell’anno 2021 per #FORUMAutoMotive” a Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, che ha delineato la sua visione sulla decarbonizzazione dei trasporti. La riduzione delle emissioni, ha spiegato, è una priorità in vista degli obiettivi fissati tra il 2040 e il 2050, con il traguardo delle zero emissioni nette come orizzonte strategico.
Alverà ha indicato il biometano come una risorsa già disponibile e sostenibile, in grado di contribuire da subito alla transizione ecologica. L’idrogeno, invece, è visto come protagonista soprattutto nei segmenti difficilmente elettrificabili, in particolare il trasporto pesante e a lunga percorrenza. Aerei, navi, treni e camion vengono citati tra i settori dove l’idrogeno potrà entrare in modo significativo.
Per quanto riguarda i veicoli di medie dimensioni, il bilanciamento tra celle a combustibile e batterie rimane ancora incerto, ma la linea condivisa è che entrambe le tecnologie richiederanno reti di rifornimento e ricarica adeguate. In Italia, l’idrogeno sta muovendo ora i primi passi in maniera strutturata e, secondo le previsioni illustrate da Alverà, potrebbe coprire fino al 20 per cento del mix energetico nazionale al 2050, affiancato da una quota rilevante di biometano.
Snam sta sviluppando questo scenario tramite start-up interne focalizzate su quattro ambiti strategici: biometano, idrogeno, mobilità sostenibile ed efficienza energetica. Su queste aree il gruppo ha messo in campo investimenti superiori a 700 milioni di euro, con l’obiettivo di generare entro il 2024 margini stimati intorno ai 150 milioni di euro. Un segnale concreto di come la filiera energetica si stia preparando a supportare la nuova mobilità.
Italia tra sfida digitale e obiettivi climatici
Dalla discussione emerge un quadro in cui rivoluzione digitale e transizione energetica procedono di pari passo. Il 5G abilita nuovi servizi e incrementa la sicurezza; biometano e idrogeno offrono soluzioni per ridurre le emissioni del trasporto privato e professionale. Ciò che manca, nel contesto italiano, è un’accelerazione decisa sul fronte infrastrutturale, sia digitale sia energetico.
Le priorità individuate possono essere sintetizzate in alcuni punti chiave:
- modernizzare le infrastrutture stradali rendendole connesse e “5G ready”;
- sviluppare reti di rifornimento per biometano e idrogeno, insieme alle colonnine di ricarica elettrica;
- garantire una gestione trasparente e sicura dei dati generati dalla mobilità connessa;
- utilizzare in modo strategico le risorse di Next Generation EU per colmare il gap con l’Europa;
- favorire l’integrazione tra innovazione tecnologica e obiettivi climatici a lungo termine.
Per il mondo delle due e quattro ruote, questi processi si tradurranno in veicoli sempre più connessi, alimentati da un mix di tecnologie a basso impatto ambientale e inseriti in un ecosistema di infrastrutture intelligenti. La sfida per l’Italia sarà trasformare il potenziale del 5G e dei nuovi vettori energetici in realtà quotidiana, evitando che ritardi strutturali vanifichino l’occasione di una vera rivoluzione della mobilità.