Autodichiarazioni Covid e spostamenti: cosa resta dell’era emergenziale

Durante la fase più acuta dell’emergenza Covid-19, anche il mondo delle due ruote e del motorsport ha dovuto confrontarsi con un sistema di regole e controlli senza precedenti. Al centro di questo impianto c’era l’autodichiarazione per gli spostamenti, uno strumento che ha condizionato trasferte, test, coperture giornalistiche e attività quotidiane di appassionati e addetti ai lavori.
Cosa prevedeva l’autodichiarazione per gli spostamenti
Il modello di autodichiarazione ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 445/2000 veniva compilato dal cittadino fermato ai controlli. Nel modulo la persona identificata con documento valido attestava, sotto la propria responsabilità penale, una serie di condizioni legate allo stato di salute e alle motivazioni del viaggio.
Il primo punto riguardava la situazione sanitaria individuale: il dichiarante affermava di non essere sottoposto a quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19, salvo eventuali spostamenti disposti dalle autorità sanitarie. Un passaggio chiave perché ogni eventuale falsa dichiarazione nei confronti di un pubblico ufficiale comportava conseguenze penali.
Veniva poi richiesto di indicare con precisione il tragitto, specificando indirizzo di partenza e destinazione. Questo permetteva di incrociare il percorso con le limitazioni territoriali in vigore e verificare la coerenza con le restrizioni alla mobilità allora previste su scala nazionale.
Limitazioni regionali e casi consentiti
L’autodichiarazione non si limitava alle norme statali, ma richiamava anche le misure adottate dalle singole Regioni. Il dichiarante confermava di conoscere le disposizioni emanate dal Presidente della Regione di partenza e da quello della Regione di arrivo, dichiarando che lo spostamento rientrava in uno dei casi consentiti.
La struttura del modulo era pensata per incasellare ogni movimento in un perimetro preciso, lasciando uno spazio dedicato a indicare nello specifico in quale deroga rientrasse il viaggio. Il riferimento normativo era l’articolo 4 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, che disciplinava sanzioni e violazioni delle misure di contenimento.
Un passaggio particolarmente significativo per il nostro settore riguardava gli spostamenti per motivi di lavoro giornalistico. Il modulo prevede esplicitamente la voce comprovate esigenze di lavoro giornalistico, da giustificare con il numero di tessera di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, affiancata ad altre motivazioni come assoluta urgenza, situazione di necessità o motivi di salute.
Impatto su giornalisti, addetti ai lavori e appassionati
Per chi segue il mondo delle moto, l’autodichiarazione è stata un passaggio obbligato per trasferte verso circuiti, conferenze stampa, test e presentazioni svolte in regime di restrizioni. La modulistica rendeva necessario motivare puntualmente ogni movimento, lasciando uno spazio per descrivere la ragione specifica dello spostamento, dalla copertura di un evento alla produzione di contenuti tecnici e sportivi.
In concreto, la procedura richiedeva di indicare data, ora e luogo del controllo, con firma del dichiarante e dell’operatore di polizia incaricato della verifica. Un elemento formale che fotografava con precisione il contesto di circolazione e responsabilità, in un periodo in cui ogni viaggio veniva valutato con attenzione.
Per il pubblico degli appassionati, questo sistema ha inciso su spostamenti verso officine, concessionari, eventi e uscite in moto, obbligando a rientrare in motivazioni strettamente definite. Il quadro delle possibilità era racchiuso in poche opzioni:
- esigenze lavorative documentate
- urgenze non rinviabili
- situazioni di necessità riconosciute dalla normativa
- motivi di salute
La stagione delle autodichiarazioni ha rappresentato una parentesi rigorosa ma centrale nella gestione dei movimenti durante la pandemia, influenzando anche il modo in cui il mondo moto ha pianificato attività, trasferte e coperture mediatiche. Oggi questi documenti restano una testimonianza di come il settore abbia dovuto riorganizzarsi per continuare a muoversi, lavorare e raccontare gare ed eventi nel rispetto di regole stringenti.

