1 Marzo 2026

#FORUMAutoMotive, l’automotive fa i conti con il 2020 e guarda al 2021

motopress-bse-logo

Il è stato un anno durissimo per l’automotive, ma il settore non vuole archiviarlo come una parentesi da dimenticare. Dal nuovo appuntamento in streaming di #FORUMAutoMotive emerge un comparto provato dalla pandemia ma più unito, intenzionato a trasformare la crisi in occasione di ripartenza, a patto che il Governo metta in campo strategie stabili e di lungo periodo.

Un anno nero, ma carico di lezioni

L’ultimo incontro annuale di #FORUMAutoMotive, trasmesso dagli studi Safe-Drive di Peschiera Borromeo, ha messo a confronto case costruttrici, rappresentanti della filiera, associazioni e analisti sul tema “2020: anno da dimenticare? 2021 anno zero?”.

In apertura, la sicurezza stradale è stata richiamata da Giordano Biserni, presidente Asaps, che ha denunciato lo stallo del nuovo Codice della strada e il calo di attenzione verso le vittime, ricordando i 167 motociclisti morti in soli tre weekend estivi. La pandemia, sottolinea Asaps, ha retrocesso la sicurezza da priorità di serie B a tema di serie C.

Sul versante economico, le aziende vedono il 2020 come un trauma ma anche come un acceleratore di cambiamento. La Ceo di Energica Motor Company, Livia Cevolini, ha spiegato come il calo delle vendite sia stato più contenuto per le moto elettriche rispetto ai modelli tradizionali, ma oggi il vero collo di bottiglia è la supply chain, con ritardi dei fornitori che frenano la risposta a una domanda in ripresa.

Per Italia, il presidente e ad Massimiliano Di Silvestre parla di un anno drammatico per il business, mitigato però da un rafforzamento del rapporto con il cliente e da nuove offerte orientate all’utente finale. Il gruppo prevede di chiudere il 2020 con fatturato in crescita e punta sul lancio di tre modelli chiave nel 2021.

Santo Ficili, responsabile Fca Italy Business Center e vendite Emea, ha riconosciuto il ruolo determinante degli nel recupero del secondo semestre, dopo un crollo del 50% nei primi sei mesi. Resta però l’incognita di gennaio, con la necessità di nuovi sostegni per rispettare i limiti europei sulle emissioni.

Per Psa Italia, l’ad Gaetano Thorel ha rivendicato gli investimenti sul multienergy, che hanno permesso di arrivare preparati ai target di emissioni. Ma chiede incentivi non solo per le auto “con la spina”, bensì per tutte le soluzioni realmente efficienti, accompagnati da piani strutturali di 3-5 anni per svecchiare un parco circolante ancora pieno di vetture “maggiorenni”.

Dal fronte pneumatici, il presidente e ad di Michelin Italiana, Simone Miatton, ha ricordato come i mesi di chiusure e ripartenze abbiano tagliato del 50% la produzione, complice anche la riduzione delle percorrenze chilometriche. Oggi gli stabilimenti sono tornati a pieno regime e le previsioni per il 2021 sono positive, pur nella consapevolezza di uno scenario ancora instabile.

La filiera chiede strategia e continuità

Nella seconda parte dell’incontro, la parola è passata alla filiera, dove l’ottimismo è più cauto. Il presidente di Aci Milano, Geronimo La Russa, ha espresso forte preoccupazione per l’indebitamento delle imprese e per le politiche nazionali e locali fatte di stop and go, in un quadro aggravato da un trasporto pubblico insufficiente e da città poco attrezzate in termini di parcheggi.

L’analisi macro arriva da Dario Duse, managing director di AlixPartners, che ha ricordato come il “deserto dei profitti” fosse già visibile nel 2019 e il Covid-19 abbia interrotto il ciclo di sviluppo post 2009. L’Italia ha sofferto più della media europea e il ritorno ai livelli pre-pandemia è atteso non prima del 2022-2023. Un contesto severo, che però favorisce fusioni e alleanze industriali.

Dal lato produttori di componenti, il presidente Anfia Paolo Scudieri vede il 2020 come un passaggio da ricordare: ha evidenziato tutte le fragilità, ma ha anche costretto le imprese a “cambiare pelle” per allinearsi agli obiettivi europei. Scudieri chiede infrastrutture adeguate e il riconoscimento dell’auto come settore strategico a livello italiano ed europeo.

Il presidente Unrae, Michele Crisci, sottolinea come l’anno abbia messo a nudo lacune di competenza nelle scelte politiche. Senza una vera stimolazione della domanda, il 2021 rischia di essere un anno di grande sofferenza per il interno.

Dal fronte concessionari, il presidente Federauto Adolfo De Stefani Cosentino parla di 20.000 posti di lavoro a rischio, richiamando il precedente del 2008, quando un calo del 23% del mercato portò a una drastica riduzione di aziende e addetti. Il timore è un 2021 fotocopia, con perdita di occupazione e minore capillarità sul territorio.

Per AsConAuto, il presidente Fabrizio Guidi rileva un calo delle vendite di ricambi contenuto grazie al lavoro legato ai soccorsi e intravede un moderato ottimismo: l’auto privata, per motivi sanitari e pratici, appare destinata a restare il mezzo privilegiato rispetto al trasporto pubblico.

Molto più pesante lo scenario per il noleggio raccontato dal presidente Aniasa, Massimiliano Archiapatti: il crollo del turismo estero, con 50 milioni di presenze straniere in meno, non è stato compensato dai flussi domestici. Il 2021 si prospetta come un altro anno con il segno meno, di transizione e sofferenza, complice l’ulteriore stretta alla mobilità.

Per le due ruote, il presidente Ancma Paolo Magri distingue tra mobilità e passione. Se scooter e moto utilizzate per gli spostamenti quotidiani hanno beneficiato della richiesta di distanziamento fisico e dei costi contenuti, sorprende il rimbalzo del segmento “passione”, interpretato come reazione alla voglia di libertà dopo il lockdown. Ma per il 2021 prevale la cautela, con il timore di un contraccolpo una volta esauriti i ristori.

Verso il 2021: anno zero o occasione mancata?

Nel ruolo di ospiti speciali, l’economista di Sace Alessandro Terzulli e il segretario nazionale Uilm Gianluca Ficco hanno offerto uno sguardo ulteriore sulle prospettive. Per Sace, alcuni mercati chiuderanno già il 2020 in territorio positivo, aprendo la strada a una possibile ripartenza dell’export nel 2021. Dal fronte sindacale, Uilm rivendica il lavoro svolto sui protocolli di sicurezza nelle fabbriche e parla di nuove sfide di lungo periodo che l’Italia deve essere pronta ad affrontare.

Dal confronto di #FORUMAutoMotive emerge un quadro comune: il 2020 è stato un passaggio traumatico, ma utile a far emergere criticità stratificate e a rafforzare il dialogo tra case, fornitori, rete commerciale e mondo del lavoro. L’unità della filiera, evocata più volte nel corso del dibattito, è considerata la carta decisiva per presentare al Governo richieste condivise e costruire politiche non più emergenziali ma strutturali.

Il 2021 viene letto come un possibile anno zero, a metà strada tra rischio e opportunità. La direzione, per tutti, passa da alcuni punti fermi:

  • incentivi stabili e di medio periodo, non più a singhiozzo
  • svecchiamento reale del parco circolante, anche tramite recente
  • investimenti in infrastrutture fisiche e digitali per la nuova mobilità
  • riconoscimento dell’automotive come settore strategico nazionale
  • sostegno all’export e alle alleanze industriali
  • attenzione rinnovata alla sicurezza stradale, moto comprese

Se e quanto queste richieste saranno recepite dalle istituzioni determinerà la risposta alla domanda che ha guidato il confronto: il 2021 sarà davvero un anno zero o resterà solo l’ennesima occasione perduta per la mobilità italiana.