1 Marzo 2026

#FORUMAutoMotive, la filiera chiede un Piano nazionale per la mobilità

motopress-bse-logo

Un Piano nazionale strategico per la mobilità, strutturali e non più a singhiozzo, neutralità tecnologica e sostegno al rinnovo del parco circolante. È questa, in sintesi, la richiesta corale emersa dall’ultima edizione di #FORUMAutoMotive, che ha riunito in modalità digitale istituzioni e rappresentanti di tutta la filiera automotive, dai truck al noleggio, fino alle due ruote.

Autotrasporto in affanno e sfida logistica post pandemia

La prima parte dell’incontro ha acceso i riflettori sull’autotrasporto, definito settore strategico ma ancora poco ascoltato. Pierluigi Bonora e Giuseppe Guzzardi hanno ricordato come, nei prossimi mesi, camion e autisti saranno chiamati a una prova senza precedenti: la distribuzione di miliardi di dosi di vaccino a temperatura controllata, con un impatto enorme su logistica e trasporto merci.

Secondo Matteo Arcese, l’Italia paga anni di assenza di visione rispetto a competitor come Germania, Stati Uniti e Francia, mentre l’ipotesi di nuovi aumenti sulle accise del gasolio rischia di gravare ulteriormente sulle aziende. Sul fronte tecnologico, Massimo Braga (LoJack Italia) ha evidenziato come i veicoli industriali siano già oggi più connessi delle auto, con la prospettiva che il 5G renda ancora più avanzati i sistemi di gestione flotte e sicurezza dei driver.

Il vero nodo resta però l’età del parco circolante: Gianandrea Ferrajoli (Federauto Trucks) ha ricordato che oltre metà dei circa 6 milioni di veicoli industriali italiani ha tra 10 e 30 anni, con centinaia di migliaia di mezzi oltre i 15 anni di servizio, con inevitabili ricadute su sicurezza e ambiente. Da qui la richiesta condivisa di incentivi pluriennali, che consentano alle imprese di pianificare investimenti e ai costruttori di programmare l’offerta.

Per Gianmarco Giorda (Anfia) gli obiettivi europei di riduzione della CO2 sono difficilmente raggiungibili senza un vero piano infrastrutturale e un approccio olistico alle nuove motorizzazioni, mentre Andrea Manfron (Fai-Conftrasporto) ha chiesto misure immediate su costi fissi, ammortizzatori sociali e moratorie su leasing e affitti. Paolo Starace (UNRAE Veicoli Industriali) ha stimato una chiusura d’anno in forte calo a doppia cifra, con ancora troppi veicoli vecchi, poco sicuri e lontani dagli standard green.

Concessionari, domanda in stallo e rischio occupazione

La seconda sessione ha fotografato le difficoltà della rete vendita e assistenza. Gli incentivi estivi avevano dato ossigeno al auto, ma il loro esaurimento ha riportato vendite e trattative in forte contrazione, aggravata dall’andamento della pandemia. Adolfo De Stefani Cosentino (Federauto) ha stimato il mercato intorno a 1,4 milioni di immatricolazioni, con un calo del 26 per cento, sottolineando come l’Erario abbia comunque incassato più IVA di quanto erogato in bonus.

I rappresentanti dei dealer hanno denunciato l’insufficienza di misure temporanee e la mancanza di una visione di medio periodo. Per Santo Ficili (FCA) il blocco delle vendite durante il lockdown e la prevista contrazione degli ingressi negli showroom mettono a rischio l’equilibrio economico di case e concessionarie. Fabrizio Guidi (AsConAuto) ha richiamato l’attenzione sulla filiera dei ricambi, che ha garantito assistenza anche nei mesi più duri, mentre Simonpaolo Buongiardino (Federmotorizzazione) ha rimarcato come l’elettrico non sia ancora alla portata di tutti, nonostante la spinta “ecologista” che tende a presentarlo come unica soluzione.

Tra i punti critici segnalati, incidono burocrazia, pressione fiscale e assenza di certezze: per Tony Fassina il gap con il resto d’Europa frena gli investimenti e potrebbe presto tradursi in migliaia di licenziamenti, mentre Gianluca Italia (Overdrive) ha evidenziato il progressivo assottigliamento dei margini per il retail auto. Dal territorio, la testimonianza di Plinio Vanini (Autotorino) ha ribadito l’urgenza di un intervento organico per svecchiare un parco di circa 12 milioni di auto obsolete, oltre la logica dei soli incentivi emergenziali.

Verso un Piano nazionale: incentivi stabili e neutralità tecnologica

Nella parte conclusiva del confronto, istituzioni e associazioni di categoria hanno condiviso la necessità di superare la logica degli incentivi stop and go. Il vicepresidente della Commissione Attività produttive, Gianluca Benamati, ha riconosciuto l’efficacia delle misure adottate in termini di vendite ed emissioni medie, definendo un errore il mancato rifinanziamento di alcune fasce e annunciando un piano generale per l’auto legato ai fondi europei di Next Generation. L’onorevole Giuseppe Donina ha invece richiamato l’urgenza di una revisione sistematica del Codice della Strada e la volontà di proseguire con politiche di incentivo orientate alla riduzione delle emissioni.

Per Paolo Scudieri (Anfia) il comparto ha vissuto una vera “tempesta perfetta” e oggi la priorità è sostenere ricerca e innovazione, mentre Toni Purcaro (Dekra Italia) ha indicato nei prossimi mesi un’occasione di ripensamento complessivo della filiera della mobilità, grazie alle nuove tecnologie e ai futuri investimenti infrastrutturali, con possibili benefici concreti sulla sicurezza stradale.

Il tema centrale resta la strategia di lungo periodo. Michele Crisci (UNRAE) ha criticato un sistema di incentivi a intermittenza, inefficace per beni durevoli come l’auto, e ha indicato alcuni pilastri per un vero Piano nazionale:

  • orizzonte pluriennale e continuità delle misure
  • neutralità tecnologica tra le diverse alimentazioni
  • coinvolgimento della leva fiscale insieme agli incentivi diretti
  • forte investimento in infrastrutture di ricarica e rifornimento
  • inclusione sia del nuovo sia dell’ recente nelle politiche di sostegno

Il dibattito ha messo in luce un fronte ampio a favore della neutralità tecnologica. Accanto all’elettrico – che secondo Dino Marcozzi (Motus-E) in Italia potrebbe chiudere l’anno a 28 mila unità, pur restando lontano dai volumi di mercati come la Germania – sono stati richiamati i carburanti alternativi e a basso tenore di carbonio: low carbon secondo Claudio Spinaci (UNEM), gas naturale, GPL e biometano come ricordato da Cristiano Musi (Landi Renzo) e Andrea Arzà (Assogasliquidi), fino all’idrogeno indicato da Michela Capoccia (Gruppo Sapio) come tecnologia in forte crescita ma ancora da rendere sostenibile su larga scala.

Un ruolo decisivo nel rinnovo del parco potrebbe arrivare anche dal noleggio, con Massimiliano Archiapatti (Aniasa) che ha evidenziato il contributo delle flotte Euro 6 e dell’usato “fresco” rimesso sul mercato, e dall’impegno di ACI Milano e ANCMA nel promuovere, rispettivamente, veicoli di ultima generazione e due ruote elettriche attraverso bonus strutturali. La richiesta condivisa di tutta la filiera, dalle auto ai camion fino alle moto, converge così su un punto: trasformare le misure emergenziali in una strategia stabile, capace di guidare la transizione verso una mobilità più sicura, sostenibile e accessibile.