Documento Unico e moto d’epoca, l’allarme della FMI sui libretti

L’introduzione del Documento Unico di Circolazione rischia di avere un impatto diretto sul patrimonio documentale delle moto d’epoca italiane. La Federazione Motociclistica Italiana interviene con una lettera aperta alla Motorizzazione Civile, chiedendo di tutelare i libretti originali dei veicoli storici, elementi essenziali per ricostruirne storia e valore culturale.
Documento Unico e veicoli storici, cosa cambia
Con il Decreto Legislativo 98/2017 è stato introdotto il Documento Unico di Circolazione, che accorpa in un solo atto la carta di circolazione e il certificato di proprietà. Questo passaggio amministrativo comporta, di fatto, la sostituzione del tradizionale libretto di circolazione, il documento che per decenni ha accompagnato ogni mezzo immatricolato in Italia.
Per le moto moderne si tratta di un adeguamento principalmente burocratico, ma per i veicoli d’epoca la questione è diversa. Il libretto originale, con timbri, aggiornamenti e dati dell’epoca, rappresenta una testimonianza storica che contribuisce al valore collezionistico del mezzo, oltre che alla corretta ricostruzione della sua identità nel tempo.
La FMI sottolinea come, per chi possiede moto iscritte al Registro Storico, la perdita o la distruzione dei documenti originari andrebbe a incidere non solo sul valore economico del veicolo, ma anche sul suo significato culturale e sulla possibilità di conservarne la storia in modo fedele.
La richiesta della FMI alla Motorizzazione Civile
Per queste ragioni il presidente della Federazione Motociclistica Italiana, Giovanni Copioli, ha indirizzato una lettera aperta al direttore generale della Motorizzazione Civile, Alessandro Calchetti. Al centro dell’appello c’è la richiesta di garantire la salvaguardia della documentazione storica delle moto, a prescindere dalla sua validità per la circolazione su strada.
La proposta della FMI non introduce un principio nuovo, ma chiede di applicare a pieno una prassi già prevista dalla normativa. In particolare viene richiamata la circolare del Ministero dei Trasporti prot. n. 1731/4300(4) del 15 settembre 1994, che consente per i mezzi di interesse storico e collezionistico, quando è necessario aggiornare la carta di circolazione, di conservare il documento originale con apposta la dicitura “Annullato, non valido per la circolazione”.
L’obiettivo è estendere questo criterio anche nel contesto del Documento Unico di Circolazione, in modo che l’emissione del nuovo titolo abilitativo non comporti automaticamente il ritiro o la distruzione del vecchio libretto. In pratica, chi aggiorna la situazione amministrativa del proprio veicolo storico potrebbe continuare a conservare il documento originario, reso inutilizzabile su strada ma salvo come testimonianza.
- Conservare il libretto originale come documento storico
- Applicare la dicitura “Annullato, non valido per la circolazione”
- Estendere alle moto d’epoca le tutele già previste dalla circolare del 1994
- Garantire il valore culturale e collezionistico dei veicoli iscritti al Registro Storico
- Evitare la perdita definitiva di documentazione d’epoca con l’arrivo del DUC
Perché il libretto originale è parte del patrimonio motociclistico
Nel mondo delle moto storiche il mezzo non è solo un insieme di componenti meccaniche: è un oggetto che porta con sé una biografia fatta di immatricolazioni, passaggi di proprietà, revisioni, aggiornamenti tecnici e, non di rado, annotazioni che raccontano la vita del veicolo. Il libretto di circolazione è lo strumento scritto di questa memoria.
Per collezionisti, restauratori e appassionati, la presenza della documentazione originale è spesso determinante nella valutazione di autenticità di una moto. Dati come la prima intestazione, la provincia di immatricolazione o le varianti riportate negli anni aiutano a ricostruire la storia del modello, a verificare la correttezza del restauro e a preservare la coerenza tra configurazione attuale e specifiche d’origine.
Da qui l’allarme lanciato dalla FMI: senza una procedura chiara che consenta di conservare i libretti annullati, l’introduzione del Documento Unico rischia di tradursi in una perdita silenziosa ma rilevante di materiali d’archivio. Una perdita che non riguarda solo i singoli proprietari, ma l’intero patrimonio motociclistico nazionale, fatto di migliaia di moto d’epoca censite e tutelate attraverso i Registri Storici.
Il confronto tra Federazione e istituzioni diventa quindi cruciale per trovare un equilibrio tra le esigenze di modernizzazione amministrativa e la necessità di custodire la memoria materiale del motociclismo italiano. Un tema che tocca da vicino non solo i collezionisti, ma chiunque riconosca nelle due ruote un pezzo di storia e cultura del Paese.