Targa sostitutiva per uso sportivo, giorni decisivi in Parlamento

Si apre una fase cruciale per il fuoristrada italiano: in Parlamento arriva l’emendamento che potrebbe finalmente regolamentare l’uso della targa sostitutiva adesiva nelle competizioni, negli allenamenti e nei raduni amatoriali riconosciuti. Una modifica attesa da anni dal mondo off-road, che punta a tutelare piloti e motociclisti sul piano normativo e pratico.

Cosa prevede la modifica al Codice della Strada

La Commissione Trasporti della Camera è chiamata a discutere l’emendamento all’articolo 100 del Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 286, relativo alle targhe di immatricolazione. Il testo, sostenuto con forza dalla , introduce la possibilità di utilizzare il cosiddetto targhino, una targa sostitutiva adesiva autoprodotta destinata all’uso sportivo.

L’obiettivo è consentire ai praticanti del fuoristrada di non esporre la targa originale durante:

  • gare e manifestazioni agonistiche
  • allenamenti organizzati
  • raduni amatoriali autorizzati
  • attività promosse da federazioni sportive riconosciute dal CONI
  • eventi ufficiali di fuoristrada in aree dedicate

In queste situazioni, la targa fisica rappresenta un elemento esposto a urti, deformazioni, smarrimenti e rotture, con conseguenze burocratiche ed economiche spesso pesanti per i piloti. La targa adesiva, riproducendo i dati identificativi del veicolo, punta a coniugare riconoscibilità e riduzione dei danni materiali.

Il ruolo della FMI e degli esponenti politici

La Federazione Motociclistica Italiana rivendica mesi di lavoro ai tavoli tecnici con il Ministero dei Trasporti e con gli uffici competenti per arrivare a questo passaggio parlamentare. L’accelerazione decisiva, secondo la , è maturata nell’ultimo mese grazie all’azione della propria dirigenza e al supporto di alcuni parlamentari.

L’emendamento in discussione porta la firma degli onorevoli Roger De Menech e Marco Donati. La loro iniziativa ha consentito di portare la questione all’attenzione della IX Commissione (Trasporti), che nelle due giornate di seduta dovrà esprimersi anche su questa proposta di modifica al Codice della Strada.

Per la FMI si tratta di un passaggio chiave di un percorso iniziato da tempo, con l’obiettivo di dare una cornice normativa chiara a una pratica già diffusa di fatto nel mondo del fuoristrada. La federazione sottolinea come l’introduzione regolamentata del targhino permetterebbe di distinguere nettamente l’uso sportivo dall’uso ordinario del veicolo, senza alterare i dati ufficiali della motorizzazione.

Vantaggi per piloti, uffici e forze dell’ordine

La modifica viene giudicata dal presidente FMI Giovanni Copioli un elemento di fondamentale importanza. Sul piano pratico, il primo beneficio riguarda la protezione della targa originale dall’elevato rischio di perdita o danneggiamento in gara o in allenamento. Evitare urti e rotture significa ridurre il ricorso alla reimmatricolazione, con tutte le relative pratiche e costi burocratici.

C’è poi il tema del controllo e della tracciabilità. L’uso della targa sostitutiva, limitato alle manifestazioni e agli eventi autorizzati dalle federazioni sportive riconosciute dal CONI, permetterebbe alle forze dell’ordine di identificare con maggiore immediatezza che si tratta di un atleta o di un praticante inserito in un contesto regolamentato. In questo modo si punta a garantire la leggibilità dei dati del veicolo senza ricorrere a ripetute nuove immatricolazioni della stessa moto, che finirebbero per appesantire e distorcere i registri della motorizzazione.

In prospettiva, il via libera all’emendamento rappresenterebbe un passo avanti nel riconoscimento normativo della specificità dell’attività fuoristradistica, spesso svolta in ambienti e condizioni che mettono a dura prova componenti come la targa. La FMI ribadisce la volontà di proseguire il confronto con le istituzioni per affinare gli strumenti di tutela e difesa dei diritti dei motociclisti, considerandola una priorità strategica per il movimento.

La discussione in Commissione Trasporti viene dunque vissuta come un momento decisivo: se approvata, la modifica all’articolo 100 aprirebbe la strada a una gestione più razionale e aderente alla realtà quotidiana dell’off-road, riducendo la distanza tra normativa e pratica sportiva.