1 Marzo 2026

Cavo d’acciaio sul sentiero: endurista ferito a Sinnai

Un nuovo episodio di violenza contro chi pratica fuoristrada scuote la comunità motociclistica: un endurista tesserato è rimasto ferito dopo aver urtato un cavo d’acciaio teso ad altezza uomo lungo un sentiero a Sinnai, in Sardegna. L’episodio riaccende l’allarme sulla sicurezza dei percorsi off-road e sulla crescente tensione tra appassionati di e oppositori dell’attività sui sentieri.

L’incidente a Sinnai e le condizioni del motociclista

L’incidente è avvenuto il 1° settembre in località Cirronis, nel territorio di Sinnai (CA). Il motociclista, tesserato della e appartenente al Moto Club Fluminimaggiore, stava percorrendo un sentiero quando ha impattato contro un cavo d’acciaio di circa 3 millimetri di spessore, teso tra due alberi ad altezza uomo.

La collisione con il filo ha provocato la caduta del pilota, che ha riportato diverse escoriazioni ma, fortunatamente, senza conseguenze permanenti. La moto ha subito danni materiali, confermando la violenza dell’impatto e la pericolosità del cavo posizionato di proposito sul tracciato. Il gesto, per modalità e posizione del filo, è stato subito interpretato come un’azione deliberata e potenzialmente letale.

Dopo l’incidente è stata presentata una denuncia alle autorità competenti, con l’intervento del Corpo Forestale, affinché vengano avviate le indagini per risalire agli autori del gesto. L’episodio viene inquadrato come un atto non solo ostile verso gli enduristi, ma anche gravemente lesivo della sicurezza pubblica, dato che i sentieri sono spesso frequentati anche da escursionisti e altri utenti.

La reazione della FMI e la richiesta di giustizia

La Federazione Motociclistica Italiana e il Comitato Regionale FMI Sardegna hanno espresso una condanna netta e unanime per quanto accaduto. L’episodio viene definito un attacco diretto alla legittima pratica dell’enduro, sport regolamentato e riconosciuto, che dovrebbe potersi svolgere in sicurezza e nel rispetto delle normative vigenti.

Il presidente FMI Giovanni Copioli ha manifestato piena solidarietà al tesserato coinvolto, sottolineando come un’azione di questo tipo possa configurarsi come un vero e proprio atto criminale. La Federazione ha annunciato l’intenzione di mantenere alta l’attenzione sul caso e di esercitare pressione sugli organi di giustizia affinché i responsabili vengano individuati e sanzionati in modo esemplare.

Secondo la FMI, episodi simili non possono essere derubricati a semplici bravate o conflitti di convivenza sui sentieri, ma rappresentano un rischio concreto per l’incolumità dei motociclisti e di chiunque si trovi a transitare in quelle aree. Il richiamo è a un’azione rapida e decisa delle autorità, per scoraggiare l’emulazione e affermare con chiarezza che la violenza non è una risposta accettabile alle tensioni legate all’uso del territorio.

Sicurezza sui sentieri e convivenza con il territorio

L’episodio di Sinnai si inserisce in un quadro già segnato, in passato, da altri casi simili, alcuni dei quali con esiti molto più gravi. La comunità dell’enduro torna così a interrogarsi su come coniugare la passione per il fuoristrada con il rispetto dell’ambiente e delle altre attività che condividono gli stessi spazi.

Le organizzazioni motociclistiche insistono da tempo sulla necessità di una pratica responsabile e regolamentata, con percorsi autorizzati, rispetto delle proprietà private e delle aree protette, e dialogo costante con enti locali e associazioni del territorio. Allo stesso tempo, si ribadisce che nessun conflitto di interesse può giustificare l’uso di trappole potenzialmente mortali.

Per ridurre i rischi e favorire una migliore convivenza tra enduristi e territorio, vengono indicati alcuni punti chiave:

  • rafforzare il dialogo tra moto club, amministrazioni e comunità locali
  • promuovere percorsi autorizzati e chiaramente segnalati
  • diffondere la cultura del rispetto ambientale tra i praticanti
  • segnalare immediatamente alle autorità fili, ostacoli o trappole sospette
  • sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di queste azioni

La vicenda di Sinnai diventa così l’ennesimo campanello d’allarme sulla necessità di garantire sicurezza a chi pratica sport motoristici in off-road. La speranza, nella comunità motociclistica, è che dalle indagini possano emergere responsabilità chiare e che il caso contribuisca a un cambio di passo nella tutela di chi vive il fuoristrada nel rispetto delle regole.