Enduro nei boschi, la FMI risponde al servizio di Striscia

Enduro nei boschi, la FMI risponde al servizio di Striscia

La interviene dopo il servizio televisivo “ illegale nei boschi lombardi”, andato in onda su Striscia la Notizia, per difendere l’immagine degli appassionati di e fuoristrada che praticano nel rispetto di ambiente e regole. L’obiettivo è chiarire la differenza tra comportamenti illegali isolati e la pratica organizzata e regolamentata del fuoristrada.

Enduro, passione per la natura e non contro la natura

Nel servizio di Striscia la Notizia, firmato da Max Laudadio, alcune immagini di moto nei boschi lombardi hanno messo sotto accusa il fuoristrada, associandolo a comportamenti irrispettosi verso l’ambiente. La rivendica invece una lunga tradizione di dialogo con le istituzioni e di promozione di una cultura del fuoristrada responsabile.

Secondo la Federazione, i veri appassionati di enduro non solo conoscono il territorio, ma ne hanno cura, consapevoli che boschi, sentieri e aree naturali sono il teatro privilegiato della loro attività. Per questo l’ente sportivo ribadisce di essere il primo a stigmatizzare le condotte abusive, fuori da qualunque regolamentazione, che danneggiano l’immagine dell’intero movimento.

La critica principale rivolta al servizio è quella di aver generalizzato, sovrapponendo l’agire di pochi irresponsabili al mondo molto più ampio, strutturato e controllato degli enduristi che rispettano percorsi autorizzati, periodi di utilizzo e norme di sicurezza.

Accordi istituzionali e strumenti per un fuoristrada regolamentato

Per supportare la propria posizione, la FMI richiama il lavoro svolto negli ultimi anni a livello nazionale e locale per gestire in modo ordinato la pratica del fuoristrada. Un tassello centrale è il protocollo d’intesa con il Corpo Forestale dello Stato, che affianca la Federazione nelle manifestazioni ufficiali e nelle attività sul territorio. Questo accordo punta a conciliare sport, tutela ambientale e controllo dei comportamenti scorretti.

Accanto alle collaborazioni istituzionali, vengono citate esperienze territoriali virtuose, come il Comitato Escursionisti su ruote dell’Emilia Romagna. Realtà di questo tipo lavorano a contatto con amministrazioni locali e autorità per definire percorsi, regolamenti e modalità di accesso, diventando esempi di convivenza tra pratica sportiva e salvaguardia del patrimonio naturale.

La Federazione insiste sulla necessità di distinguere nettamente tra escursioni guidate, autorizzate e strutturate, e le uscite improvvisate e senza regole di chi ignora limiti, divieti e buone pratiche. Nel primo caso, sostiene la FMI, il fuoristrada può diventare uno strumento di presidio del territorio, con ricadute positive anche sul turismo locale.

Formazione dei conduttori e contrasto agli abusi

Uno degli strumenti principali con cui la FMI dichiara di voler contrastare gli abusi è la formazione. In quest’ottica si inseriscono i corsi IGAST, dedicati agli Istruttori di Guida per Attività Sportiva Territoriale. Si tratta di figure qualificate che accompagnano i motociclisti lungo itinerari fuoristrada nel rispetto delle normative vigenti e delle specificità ambientali delle aree attraversate.

Secondo la Federazione, la diffusione di guide autorizzate e preparate consente di:

  • indirizzare i praticanti su percorsi idonei e autorizzati
  • informare in modo corretto su divieti, stagionalità e limiti locali
  • prevenire comportamenti pericolosi o irrispettosi dell’ambiente
  • dialogare con enti locali e proprietari dei terreni
  • favorire lo sviluppo di un turismo fuoristrada sostenibile

La FMI rivendica il successo di questi corsi come segnale della volontà, da parte del mondo enduristico, di autoriformarsi e di alzare il livello di responsabilità dei praticanti. In questa prospettiva, il fuoristrada non viene presentato come attività anarchica, ma come disciplina che può vivere solo all’interno di regole condivise e di un rapporto costruttivo con il territorio.

In chiusura, la Federazione esprime rammarico per il fatto che il lavoro svolto negli anni, insieme alla passione “sana” degli enduristi italiani, non sia emerso nel servizio televisivo. Da qui l’auspicio che si apra un confronto più ampio e informato, capace di raccontare anche il volto regolamentato e responsabile dell’enduro, così da non penalizzare chi investe tempo e risorse per praticarlo in modo corretto.