1 Marzo 2026

Fabio Fasola torna alla Dakar dopo 20 anni: sfida nel deserto saudita

Fabio Fasola torna alla Dakar dopo 20 anni: sfida nel deserto saudita

Dopo vent’anni di assenza, riaccende il motore per tornare alla . Il pilota toscano affronterà l’edizione 2020 in Arabia Saudita come una resa dei conti personale con la maratona nel deserto più famosa del mondo, tra ricordi, cicatrici e una voglia di moto che non si è mai spenta.

Un conto aperto con la Dakar

Per Fasola la Dakar non è solo una gara, ma una storia rimasta in sospeso. A vent’anni dall’ultima partecipazione, il pilota racconta di aver spesso pensato di appendere il casco al chiodo, salvo poi rimandare continuamente quella decisione. Alla base c’è una consapevolezza semplice: la passione per la moto è ancora troppo forte per essere archiviata.

Il ritorno alla Dakar diventa quindi un passaggio obbligato, una tappa da affrontare prima di potersi davvero interrogare sul futuro. Fasola parla di una missione da completare, più che di una sfida contro avversari o cronometro. È una resa dei conti con se stesso e con una gara che in passato gli ha dato soddisfazioni e delusioni, vittorie di tappa e cadute pesanti.

Alle spalle ci sono tre partecipazioni, moto rotte, ossa fratturate e una lezione imparata nel modo più duro. Ora il tono è diverso: meno spirito di battaglia, più lucidità e maturità, con l’obiettivo di affrontare il deserto con pazienza e freddezza, senza inseguire inutili eroismi.

Dakar 2020: nuovo deserto, stesso spirito

L’edizione 2020 della Dakar segna il debutto in Arabia Saudita, un cambiamento geografico che non modifica però l’essenza estrema della corsa. Il percorso prevede circa 8.000 chilometri complessivi, di cui 5.000 di prove speciali, dal 5 al 17 gennaio. Partenza da Jeddah, poi il Mar Rosso, Neom, la temuta Super Marathon con tempo di assistenza ridotto al minimo, la tappa di riposo a Riyadh l’11 gennaio e il prosieguo verso Wadi Al-Dawasir, Shubaytah, Harad e infine l’arrivo a Qiddiyah.

Per Fasola, questa Dakar è il ritorno alla “magnificenza del deserto”, alla dimensione più autentica e della gara: sabbia a perdita d’occhio, albe e tramonti da cogliere nelle loro sfumature, lunghi trasferimenti in solitaria. Un contesto che esalta il lato più interiore dell’avventura, fatto di ore in moto nel nulla, a confrontarsi soltanto con la navigazione, la resistenza fisica e i propri limiti.

La definizione di “100% Arabica” che accompagna l’edizione 2020 rende bene l’idea di una miscela inedita: scenario nuovo, ma spirito intatto. Il Regno della Sabbia promette un terreno vergine, magnifico e pericoloso, in cui anche l’esperienza di un veterano sarà messa alla prova da dune mai viste e tappe pensate per riportare la gara alle sue radici più dure.

Tra passato, futuro e una passione che non molla

Il progetto Dakar 2020 di Fasola non è un episodio isolato, ma si inserisce in un percorso più ampio. Una volta chiuso questo capitolo, l’obiettivo dichiarato è riprendere con i corsi di guida, i viaggi e le avventure che da anni portano tanti appassionati a vivere l’off-road in prima persona. Nel mirino c’è anche il rilancio di Hell’s Gate, la storica gara di estremo che, dopo una fase di pausa, è in attesa di una nuova vita come evento di riferimento per l’estremo italiano.

Il pilota non si presenta comunque solo al via: alle sue spalle c’è un gruppo di partner che sostiene l’impresa e ne condivide lo spirito. La sfida resta però innanzitutto personale, un faccia a faccia con la Dakar che vale più di qualsiasi risultato sportivo. In gioco non c’è solo la classifica, ma la chiusura di un cerchio aperto vent’anni fa.

In un’epoca in cui le carriere sembrano dettate dai calendari e dalle strategie, la scelta di tornare alla Dakar per “regolare un vecchio conto” ha il sapore di una dichiarazione di intenti: finché la passione per la moto brucia, il deserto resta il luogo più sincero dove mettersi alla prova.

  • Quarta partecipazione di Fabio Fasola alla Dakar
  • Ritorno dopo vent’anni dall’ultima presenza
  • Edizione 2020 interamente in Arabia Saudita
  • Circa 8.000 km totali, 5.000 di prove speciali
  • Obiettivo: chiudere un conto aperto con la gara