Jeremy Van Horebeek, l’outsider che non vuole più accontentarsi

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Nel Mondiale il livello è talmente alto che emergere stabilmente è una sfida per pochi. Jeremy Van Horebeek, pilota Energy Factory Racing e vicecampione del mondo , ha scelto di rimettere in discussione il proprio metodo di lavoro per tornare a giocarsi la vittoria, lasciandosi alle spalle l’etichetta di eterno outsider.

Dal titolo sfiorato alla voglia di riscatto

Nel 2014 Van Horebeek aveva chiuso la stagione MXGP come vicecampione del mondo, mostrando una costanza e una velocità che lo avevano imposto tra i protagonisti assoluti della categoria. Da allora, però, il campionato è cresciuto in competitività: più ufficiali in pista, moto sempre più evolute, margini di errore ridotti al minimo.

In questo contesto il belga di Yamaha si è trovato spesso a recitare il ruolo del pilota solido, capace di risultati regolari e podi importanti, ma raramente indicato come favorito per la vittoria assoluta. Una posizione che, con il passare degli anni, gli è andata stretta. Van Horebeek ha così deciso di intervenire sul proprio percorso sportivo per ritrovare quella scintilla che gli aveva permesso di lottare per il titolo.

Un programma di lavoro completamente rivisto

Determinato a colmare il gap dai primissimi, Van Horebeek ha iniziato a “tweaking his program”, ovvero a modificare in profondità il suo approccio alla preparazione e alla gestione del weekend di gara. L’obiettivo è chiaro: ritrovare la combinazione di velocità, lucidità e resistenza che lo aveva portato ai vertici del mondiale.

Il lavoro si concentra su più fronti, con la collaborazione stretta del team Monster Energy Yamaha Factory Racing, che mette a disposizione supporto tecnico e organizzativo per valorizzare al massimo il potenziale del pilota.

  • Affinamento della preparazione fisica per sostenere il ritmo della MXGP moderna
  • Adattamento dello stile di guida alle evoluzioni tecniche della moto
  • Gestione più lucida delle partenze e dei primi giri, decisivi in categoria regina
  • Lavoro specifico sulla costanza di rendimento nelle due manche
  • Maggiore attenzione all’aspetto mentale per affrontare pressione e aspettative

Non si tratta di una rivoluzione improvvisata, ma di un percorso studiato per tornare ai livelli del 2014, quando ogni weekend vedeva il numero 89 stabilmente nella lotta per il podio.

L’underdog che punta solo alla vittoria

Nel paddock Jeremy Van Horebeek è conosciuto come “The Jerre”, soprannome che racconta il legame con il pubblico e l’immagine di combattente che lo accompagna da sempre. Proprio questa attitudine fa da motore alla sua nuova sfida: smettere di essere percepito come semplice outsider e tornare a essere un serio candidato al successo.

In una MXGP dove la differenza tra un podio e una posizione di rincalzo si misura in dettagli, Van Horebeek sa che non bastano più talento e determinazione. Per questo insiste sul concetto di extra “qualcosa” da trovare dentro e fuori dalla pista: un equilibrio fatto di preparazione, lavoro di squadra e scelte tecniche mirate.

La sua ambizione è chiara: non limitarsi al ruolo di presenza costante in top ten, ma giocarsi le manche per la vittoria, riportando Yamaha sul gradino più alto del podio. Dopo anni vissuti nell’ombra dei favoriti, “The Jerre” si prepara a una nuova fase della sua carriera, con un solo obiettivo in mente: interrompere la narrazione dell’underdog e scrivere finalmente la propria storia da protagonista.