RC moto, il sistema CARD fa impennare i costi dei sinistri
Perché l’RC moto costa così tanto rispetto ad altri veicoli? Uno studio attuariale commissionato da Confindustria ANCMA e realizzato da un gruppo di docenti universitari analizza l’impatto del sistema di indennizzo diretto CARD sul settore motoveicoli. I risultati indicano una forte distorsione: i motociclisti finiscono per pagare più del dovuto, di fatto sovvenzionando altri segmenti del mercato RC Auto.
Come funziona il sistema CARD e perché riguarda i motociclisti
L’indennizzo diretto è attivo in Italia dal 2007 e riguarda solo una parte dei sinistri RC Auto, quelli gestiti in convenzione CARD: danni materiali e lesioni lievi, mentre restano fuori i casi con danni gravi alla persona. Con questo meccanismo, chi subisce il danno viene risarcito dalla propria compagnia, che poi si fa rimborsare a forfait dalla compagnia del responsabile tramite una stanza di compensazione.
Prima del CARD, ogni compagnia pagava direttamente i danni causati dai propri assicurati. Con l’indennizzo diretto, invece, la compagnia che assicura il danneggiato diventa gestionaria e riceve un importo fisso per ogni sinistro CARD, indipendentemente dal danno effettivo. Se il costo reale del sinistro è inferiore al forfait, registra un margine positivo, se è superiore subisce una perdita. La compagnia che assicura il responsabile sostiene sempre il costo fisso del forfait, anche se il danno reale sarebbe stato più basso.
Proprio questa logica a forfait è al centro dell’analisi: quando il sinistro avviene tra veicoli dello stesso settore (ad esempio due auto), i costi medi sono relativamente omogenei. Ma quando coinvolge veicoli di settori diversi, come un’auto e una moto, il danno medio non è simile: il motociclista tende a riportare danni più gravi al veicolo e alla persona rispetto all’automobilista, con effetti rilevanti sui costi.
I numeri: RC moto penalizzata rispetto ad auto e autocarri
Lo studio utilizza due grandi basi dati: le statistiche ANIA sulla RC Auto dal 2006 al 2014 e i flussi CONSAP relativi ai sinistri CARD dal 2007 al 2014. L’indicatore chiave è la cosiddetta quota danni, cioè l’importo medio dei risarcimenti per ogni veicolo assicurato, che rappresenta la base tecnica per calcolare il premio di tariffa.
Per stimare l’effetto del CARD, i ricercatori hanno confrontato, per i vari settori RC Auto, la quota danni reale (con indennizzo diretto) con una quota danni simulata ipotizzando l’assenza del sistema. Il focus è sui tre settori con più veicoli: autovetture (settore I), autocarri (settore IV) e motoveicoli (settore V).
- Per le autovetture, dal 2007 in poi le variazioni della quota danni restano contenute: +3,3% nel 2007 rispetto al 2006 e oscillazioni successive entro l’11%. L’effetto del CARD sul fabbisogno tariffario del settore auto viene giudicato non rilevante.
- Per gli autocarri, il 2007 mostra un forte calo della quota danni (–25,9%) e, negli anni successivi, i valori reali con CARD risultano sempre inferiori all’intervallo simulato senza indennizzo diretto. Il settore sembra quindi beneficiare del sistema.
- Per i motoveicoli, il 2007 segna un balzo della quota danni del 66,5% rispetto al 2006. Dal 2008 al 2014 le variazioni annue restano entro il 9%, ma la quota danni reale con CARD è sempre molto superiore a quella simulata senza CARD, con scarti che vanno dal 20% a quasi l’80%.
La conferma arriva dai dati CONSAP, che permettono un confronto puntuale tra costo dei sinistri in presenza e in assenza del sistema di indennizzo diretto per il solo settore motoveicoli. Per ogni anno dal 2007 al 2014, il costo a carico delle moto con CARD è superiore a quello che si sarebbe avuto senza CARD. Nel 2007 la differenza è particolarmente marcata: oltre 278 milioni di euro in più; negli anni seguenti il gap si riduce ma rimane sempre negativo per i motociclisti.
Nel complesso, le evidenze empiriche portano a una lettura chiara: il sistema di indennizzo diretto, così come progettato, ha spostato parte del carico dei risarcimenti dal settore autocarri e, in misura minore, dalle autovetture, verso il settore motoveicoli. A parità di sinistrosità, chi guida una moto finisce quindi per finanziare, attraverso premi più elevati, altri segmenti del mercato.
Una proposta per correggere la distorsione
Il lavoro dei ricercatori evidenzia che, in media, i sinistri tra veicoli dello stesso settore generano costi simili per responsabili e danneggiati e quindi tariffe coerenti con la sinistrosità del gruppo. Quando invece l’incidente coinvolge veicoli di settori diversi, l’asimmetria dei danni – più pesanti per le moto rispetto alle auto – rende iniquo l’utilizzo di un forfait standard.
Da qui la proposta di modifica: mantenere l’indennizzo diretto, ma limitare il meccanismo a forfait ai soli sinistri che avvengono tra veicoli appartenenti allo stesso settore tariffario. Nei casi di incidente tra settori diversi, come auto contro moto, il rimborso tra compagnie dovrebbe avvenire a piè di lista, cioè sulla base del costo effettivo del sinistro e non di un importo fisso predeterminato.
Secondo l’analisi, una soluzione di questo tipo eliminerebbe la distorsione tra comparti mantenendo inalterato, a livello di mercato complessivo, il premio atteso che si sarebbe avuto anche senza l’introduzione del CARD. Resterebbero naturalmente differenze tra singole compagnie, legate alla loro specifica sinistrosità e alla capacità di gestire e liquidare i danni a costi competitivi, ma verrebbe meno il trasferimento strutturale di costo dai motociclisti verso gli altri utenti della strada.
Per il mondo delle due ruote, il tema non è marginale: in anni di crisi del mercato moto e scooter, l’aumento del costo delle polizze RC rappresenta una delle barriere principali all’accesso e all’utilizzo del mezzo. Da qui l’interesse di ANCMA nel riportare al centro del dibattito regolamentare l’effetto del CARD sulla RC moto, con l’obiettivo di arrivare a un sistema più equo e tecnicamente aderente ai reali costi dei sinistri.