Valentino Rossi: guidare l’auto è meno estremo della MotoGP

Valentino Rossi si racconta a tutto tondo, tra presente sulle quattro ruote, ricordi della MotoGP e vita privata. Nel corso di un approfondito reportage realizzato durante il weekend del Fanatec GT World Challenge Europe in Catalunya, il campione di Tavullia ha spiegato come sia cambiato il suo approccio alle corse e al lavoro fisico dopo il passaggio dalle moto alle auto.
Dalle due alle quattro ruote: meno estremismo, stessa voglia di correre
Rossi mette subito a fuoco la principale differenza tra MotoGP e automobilismo: l’impegno fisico richiesto.
«Guidare la macchina è meno estremo. Con la MotoGP bisogna allenarsi un sacco, uno che ha quarant’anni paga uno svantaggio rispetto a chi ne ha venti», spiega il nove volte iridato, sottolineando come l’età pesi di più in un Mondiale moto così intenso.
Nonostante il ritiro dalla MotoGP, Valentino non ha mai smesso di allenarsi, ma ha rimodulato il suo metodo:
- continua a girare con i ragazzi della VR46 Riders Academy
- frequenta le giornate di allenamento a Misano Adriatico, a Portimão e al Ranch di Tavullia
- rimane il loro principale riferimento in moto, mentre ha ridotto la parte di lavoro in palestra
La molla che lo spinge ancora oggi a presentarsi in griglia resta la stessa di sempre: «Lo faccio perché ho voglia di correre. È stato veramente un toccasana smettere con le moto, ma se fossi rimasto a casa sarebbe stata tosta».
WEC nel mirino e un calendario meno stressante
Guardando al futuro, Rossi indica nel Mondiale endurance il prossimo grande obiettivo: punta dichiaratamente a vincere il campionato, sfruttando l’esperienza accumulata nelle GT e il nuovo impegno nel WEC.
Il 2024 (e gli anni successivi) si preannuncia intenso, con molte trasferte extraeuropee e il tema del jet lag da gestire. «Il prossimo anno nel WEC faremo molti spostamenti fuori dall’Europa, per via del jet lag sarà più dura però dai, vuoi mettere? Andremo anche a San Paolo, dove non sono mai stato», racconta con entusiasmo.
Pur con un programma fitto, Rossi avverte comunque un peso diverso rispetto alle esasperazioni della MotoGP moderna. A cambiare, a suo dire, è stato soprattutto il calendario e il conseguente livello di stress.
«Venti gare cominciavano a essere un peso, non c’è più uno stop. Quando se ne facevano quindici era diverso e comunque da metà novembre a metà gennaio non facevi niente. Adesso finisci il 27 novembre e già il 7 dicembre ricominci ad allenarti. Troppo stress», afferma.
La differenza tra una vittoria in auto e una in MotoGP
Rossi racconta anche il diverso modo di vivere il successo tra auto e moto, prendendo come esempio la vittoria di Misano nelle GT.
«Qui, quando abbiamo vinto a Misano, un quarto d’ora dopo la gara ero già nel box con i miei amici e il team a bere e a far casino», ricorda, evidenziando la dimensione più diretta e “umana” della festa.
In MotoGP, invece, l’iter post gara è molto più lungo e protocollare:
- podio e celebrazioni ufficiali
- conferenze stampa
- altri incontri e impegni media
«Se vinci una gara di MotoGP prima devi fare il podio, poi le conferenze stampa, poi altri incontri e solo dopo due ore e tre quarti torni nel box ancora con la tuta: diciamo che il bello della vittoria è un po’ passato. Ti fanno l’applauso, certo, ma l’adrenalina è scesa».
Ritorno in MotoGP? Solo con microfono in mano
Chi spera in un clamoroso rientro in sella in MotoGP resterà deluso: Rossi esclude in modo netto questa possibilità. «Impossibile», taglia corto quando gli viene chiesto se vedrebbe un suo futuro di nuovo in pista sulle moto del Mondiale.
Il Dottore non chiude però la porta a un ritorno nel paddock in un ruolo diverso: «Al massimo posso tornare come commentatore, a me piacerebbe farlo. Soprattutto la Sprint con Sanchio e Meda, sarebbe divertente».
L’idea di raccontare le gare dall’interno lo intriga, anche perché quando va ancora oggi sui circuiti ama seguire l’azione dal vivo: «Mi piace ancora seguirle in pista, dal vivo vedi quell’ultimo pelo».
Libri gialli e vita privata: il Vale fuori dalla pista
Nel reportage emerge anche un Valentino più intimo, lontano dai riflettori, a partire dalle letture che lo appassionano in questo periodo. «Mi piacciono molto i gialli», confessa.
Tra i titoli citati:
- un romanzo di Salvatore Esposito, volto noto di Gomorra
- La calda estate di Maggioni, giallo ambientato a Milano
- La città dei vivi di Nicola Lagioia, che Rossi definisce «uno bello» e che «va dritto al punto»
C’è spazio anche per il tema famiglia. Papà di una bambina, Valentino si interroga sulle differenze tra avere una figlia femmina e un figlio maschio, confrontandosi con il direttore di MOW, padre di quattro figli. Dopo aver chiesto se «avere una bimba dà più gusto di un maschio», Rossi arriva alla sua conclusione: «Ah allora no, è solo diverso, ma è lo stesso una figata».
Da qui l’apertura a un possibile secondo figlio con la compagna: «Mi piacerebbe averne uno tra un po’, vediamo».
Un campione che non smette di reinventarsi
Dal GT World Challenge al progetto WEC, passando per la VR46 Riders Academy e una possibile futura esperienza da commentatore TV, Valentino Rossi continua a muoversi tra presente e futuro senza nostalgia per il passato. Meno estremismo fisico rispetto alla MotoGP, la stessa voglia di correre e una nuova centralità della vita privata delineano il profilo di un fuoriclasse che ha scelto di non fermarsi, ma di cambiare strada restando sempre al centro della scena motoristica.