Suzuki, conti in crescita ma le moto restano in rosso

Suzuki Motor Corporation chiude l’esercizio 2015/2016 con ricavi e utili in crescita, sospinta soprattutto dal boom auto in India, ma il comparto motociclistico continua a pesare sui conti. Per il prossimo anno il gruppo giapponese mette in conto una frenata, complice la forte rivalutazione dello yen.
Bilancio 2015/2016: spinge l’auto, soffrono le due ruote
Nell’esercizio chiuso al 31 marzo 2016 il fatturato netto consolidato di Suzuki è salito a 3.180,7 miliardi di yen, pari a circa 26,5 miliardi di euro, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il risultato è trainato dai mercati esteri, che raggiungono 2.132,8 miliardi di yen (+11%), mentre il Giappone arretra a 1.047,9 miliardi di yen (-4,3%), penalizzato dall’aumento della tassazione sui veicoli e dal calo delle vendite OEM.
L’utile operativo consolidato sale dell’8,9% a 195,3 miliardi di yen (1,6 miliardi di euro), grazie soprattutto al contributo dell’Asia e in particolare dell’India. L’utile della gestione ordinaria arriva a 209,1 miliardi di yen (+7,6%), mentre l’utile netto attribuibile agli azionisti della capogruppo cresce del 20,4%, attestandosi a 116,7 miliardi di yen, poco meno di 1 miliardo di euro.
Nel quadro del piano industriale a medio termine Suzuki Next 100, che punta a distribuire entro il 2019 oltre il 15% degli utili consolidati sotto forma di dividendi, il gruppo conferma per l’esercizio chiuso dividendi finali di 17 yen per azione. Sommando gli acconti, il totale raggiunge 32 yen per azione, 5 yen in più rispetto al precedente esercizio.
Auto in forte crescita, moto in perdita, marine in ripresa
Nel settore auto, cuore del business Suzuki, il 2015/2016 registra un ulteriore consolidamento. In Giappone il marchio raccoglie riconoscimenti con le minicar Alto e Alto Lapin, premiate dall’associazione RJC per il secondo anno consecutivo dopo il successo della Hustler. Parallelamente, la gamma domestica viene rafforzata con il lancio di Solio, Escudo (Vitara), e delle compatte Ignis e Baleno.
La spinta decisiva arriva però dai mercati esteri: Vitara si ritaglia un ruolo di primo piano in Europa, mentre India e Pakistan fanno segnare una netta crescita delle immatricolazioni. Nel complesso, il fatturato del settore auto sale a 2.878,5 miliardi di yen (circa 24 miliardi di euro), +6,5% rispetto all’anno precedente, e l’utile operativo del comparto raggiunge 192,6 miliardi di yen (+12,1%), grazie ai margini in miglioramento sul mercato indiano.
Ben diverso il quadro per il settore moto, che resta il punto debole del gruppo. Il fatturato scende a 233,9 miliardi di yen (circa 2 miliardi di euro), con un calo del 6,6% imputabile soprattutto alla brusca frenata del mercato indonesiano. Il lancio della sportiva stradale GSX-S1000 e il buon andamento della Gixxer in India non bastano a compensare la contrazione, mentre gli investimenti sulla qualità fanno lievitare i costi: la perdita operativa del comparto passa così da 700 milioni di yen a 10,2 miliardi di yen, circa 85 milioni di euro.
Più brillante il segmento marine e delle altre attività, dove Suzuki beneficia della spinta dei fuoribordo negli Stati Uniti. Il fatturato arriva a 68,3 miliardi di yen (+8,3%) e l’utile operativo balza del 55,8%, toccando 12,9 miliardi di yen (oltre 100 milioni di euro). Una performance che, pur in termini assoluti limitati rispetto all’auto, contribuisce a diversificare il profilo del gruppo.
A livello geografico, il Giappone registra un arretramento dell’utile operativo a 84,4 miliardi di yen (-6,5%), condizionato da maggiori spese per ricerca e sviluppo e ammortamenti. Al contrario, l’Asia cresce con decisione: l’utile operativo sale del 27,2% a 103,8 miliardi di yen, spinto dai risultati di India e Pakistan, confermando il ruolo centrale dei mercati emergenti nella strategia Suzuki.
Prospettive: più auto in Europa e India, ma pesa lo yen forte
Per il nuovo esercizio sociale, Suzuki prevede di incrementare ulteriormente le vendite di automobili, in particolare in Europa e India, dove il rinnovamento di gamma e la presenza nel segmento delle compatte dovrebbero garantire volumi in crescita. La casa giapponese mette però in conto un impatto negativo rilevante dal fattore cambio: la rivalutazione dello yen rispetto all’euro e alle principali valute estere riduce il valore dei ricavi generati fuori dal Giappone e comprime i margini.
Le previsioni diffuse dal gruppo indicano un fatturato consolidato atteso a 3.100 miliardi di yen, in lieve calo (-2,5%) rispetto ai 3.180,7 miliardi registrati nell’esercizio chiuso a marzo 2016. L’utile operativo è stimato a 180 miliardi di yen, in flessione del 7,8%, mentre l’utile della gestione ordinaria dovrebbe scendere a 185 miliardi di yen (-11,5%). L’utile netto previsto si attesta a 93 miliardi di yen, con un calo del 20,3%.
Secondo Suzuki, l’intero gruppo sarà chiamato a lavorare in modo coordinato per migliorare l’efficienza operativa e cercare di superare le stime prudenziali su tutti i fronti di business. In quest’ottica, i pilastri strategici per il marchio, con ricadute dirette anche sul mondo moto e motorsport, restano:
- rafforzamento della presenza nei mercati emergenti, India in testa
- ulteriore sviluppo della gamma auto compatta a basso impatto emissivo
- rilancio del business motociclistico con prodotti di maggiore valore
- investimenti in ricerca e sviluppo per sicurezza e efficienza
- valorizzazione del segmento marine, in particolare in Nord America
La sfida per Suzuki, nei prossimi mesi, sarà mantenere la traiettoria di crescita costruita sull’auto e sulle attività marine, riportando al contempo il comparto moto su binari di sostenibilità economica in un contesto valutario meno favorevole.