27 Febbraio 2026

Decreto viabilità forestale, la FMI ricorre al TAR

Decreto viabilità forestale, la FMI ricorre al TAR

La ha presentato ricorso al TAR contro il Decreto del 28 ottobre 2021 sulle disposizioni nazionali in materia di viabilità forestale e silvo-pastorale, notificandolo all’Avvocatura Generale dello Stato.

Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 1° dicembre ed emanato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali di concerto con il Ministero della Cultura e il Ministero della Transizione Ecologica, definisce i criteri minimi nazionali relativi a scopi, tipologie e caratteristiche tecnico-costruttive della viabilità forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico-forestale.

Nel testo è contenuto il divieto alla viabilità forestale e silvo-pastorale per il transito ordinario di ogni mezzo di locomozione. Un impianto normativo che, se applicato in modo restrittivo, potrebbe tradursi nel divieto per i motociclisti di praticare la propria attività sportiva su questo tipo di percorsi.

I timori della FMI sul diritto allo sport

Secondo la , le conseguenze del decreto andrebbero oltre la semplice limitazione di accesso ai tracciati boschivi. L’applicazione del divieto potrebbe infatti configurare una violazione del diritto costituzionale a svolgere attività sportiva e ricreativa, con pesanti ricadute sul settore motociclistico e su tutte le realtà a esso collegate.

La Federazione evidenzia in particolare gli effetti potenzialmente negativi su:

  • attività amatoriali e agonistiche praticate su viabilità forestale e silvo-pastorale
  • settore dell’accoglienza e del turismo legato all’off-road
  • indotto industriale e commerciale connesso al mondo delle due ruote tassellate
  • economia dei territori interessati dalla presenza di percorsi fuoristrada

Il danno economico per i diversi comparti coinvolti viene ritenuto ingente, motivo per cui la FMI, insieme ad ANCMA, ha avviato fin da subito un fitto dialogo con governo e Parlamento.

Interlocuzioni con i ministeri e motivi del ricorso

Negli ultimi due mesi la Federazione ha intrattenuto interlocuzioni costanti con il mondo governativo e parlamentare per sensibilizzare le istituzioni sui possibili effetti del decreto. Dal Ministero dell’Agricoltura, primo firmatario del provvedimento, sono arrivati segnali di apertura: i funzionari hanno diffuso un comunicato e una nota dai toni rassicuranti, sostenendo che nella sostanza non cambierebbe nulla rispetto al passato e che sarebbero comunque le regioni a decidere sul transito nei rispettivi territori.

Per la FMI, tuttavia, tali rassicurazioni non sono sufficienti. In assenza di:

  • un emendamento al testo del decreto
  • oppure una circolare esplicativa che fornisca un orientamento chiaro e vincolante per le regioni

la Federazione ha ritenuto necessario impugnare il provvedimento davanti al TAR, per tutelare in modo efficace i diritti degli sportivi e degli operatori coinvolti.

Profili di incostituzionalità e obiettivi della Federazione

La FMI auspica che nel giudizio possano essere superati quelli che considera profili di incostituzionalità del decreto, individuati in particolare in:

  • mancanza di un adeguato bilanciamento tra tutela del territorio e diritti dei cittadini
  • necessità di garantire la libera circolazione
  • tutela della libera iniziativa economica
  • salvaguardia del diritto a svolgere attività sportiva e ricreativa

L’obiettivo dichiarato è preservare la possibilità di praticare le discipline motociclistiche in ambiente naturale, nel pieno rispetto del territorio ma senza limitazioni ritenute sproporzionate o discriminatorie.

Dialogo istituzionale ancora aperto

Parallelamente al ricorso al TAR, la Federazione non ha interrotto i contatti con le istituzioni. I colloqui proseguono con l’intento di ottenere chiarimenti ufficiali attraverso strumenti normativi o interpretativi che definiscano con precisione l’ambito di applicazione del decreto.

Per la FMI tali chiarimenti sono indispensabili per continuare a garantire la pratica delle discipline fuoristrada in un quadro regolatorio chiaro, che coniughi libertà sportiva e rispetto dell’ambiente.