27 Febbraio 2026

Auto elettrica, investimenti record ma profitti in calo

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L’industria automobilistica è nel pieno di una trasformazione epocale: le Case investono miliardi sull’elettrico e sulle nuove forme di mobilità, ma i profitti si assottigliano e gli obiettivi europei sulle emissioni restano lontani. Il Global Automotive Outlook di AlixPartners, presentato a Milano alla filiera della mobilità in occasione di #FORUMAutoMotive, descrive un vero e proprio deserto del profitto per l’automotive mondiale.

Investimenti senza precedenti e mercato in frenata

Secondo lo studio, le case automobilistiche destineranno complessivamente 225 miliardi di dollari all’elettrificazione della gamma entro il 2023. In Europa l’offerta di modelli ibridi plug-in ed elettrici passerà dagli attuali 62 a oltre 230, mentre circa 48 miliardi di dollari saranno investiti nello stesso periodo nello sviluppo delle tecnologie per i veicoli autonomi.

Questo sforzo finanziario arriva però in una fase di rallentamento dei principali mercati mondiali e di pressione normativa crescente. AlixPartners evidenzia che i margini dei costruttori mostrano già segnali di deterioramento e potrebbero ridursi ulteriormente entro il 2023, spingendo il settore verso un ciclo di ristrutturazioni che colpirà soprattutto i fornitori meno esposti sulle nuove tecnologie e gli impianti dedicati ai tradizionali motori a combustione.

La nuova mobilità C.A.S.E. (Connected, Autonomous, Shared, Electrified) richiede investimenti massicci proprio mentre la domanda ristagna e si irrigidisce il quadro regolatorio sulle emissioni. Il risultato è una combinazione che, per AlixPartners, rischia di trasformare i prossimi anni in un delicato attraversamento del deserto del profitto per l’intera filiera.

Emissioni, calo del diesel e limiti UE quasi irraggiungibili

La crescita dei SUV e il crollo della quota diesel hanno finora favorito soprattutto le motorizzazioni a benzina, facendo di fatto arrestare il miglioramento delle emissioni medie di CO2. Oggi in Europa il livello medio è di circa 118 g/km, ben lontano dai 95 g/km imposti per il 2020 e dagli 81 g/km previsti per il 2025, con un ulteriore target a 59 g/km nel 2030.

Secondo AlixPartners, questi obiettivi potranno essere avvicinati solo con una brusca discontinuità rispetto al passato, cioè con un aumento molto rilevante delle immatricolazioni di veicoli elettrificati. Il problema è che, allo stato attuale, queste vetture garantiscono margini negativi o comunque molto bassi, comprimendo ulteriormente la redditività dei costruttori proprio mentre dovrebbero trainare la transizione.

In Italia il quadro dei carburanti sta cambiando rapidamente, senza però tradursi in una diffusione massiccia dell’auto elettrica nel breve termine. Le vendite complessive dovrebbero restare intorno a 2,1 milioni di unità, ma la quota diesel, passata dal 51% del 2018 a meno del 45% nei primi mesi del 2019, è attesa al 36% nel 2025 e al 16% nel 2030. A guadagnare spazio saranno soprattutto le motorizzazioni ibride, mentre le auto elettriche pure dovrebbero arrivare all’8% delle nuove immatricolazioni nel 2025, che diventano il 13% considerando anche le ibride plug-in.

Concessionarie, officine e il rischio sociale della transizione

La rivoluzione elettrica non riguarderà solo i costruttori, ma anche l’aftermarket. AlixPartners prevede per concessionarie e officine un possibile calo dei ricavi fino al 20% e una contrazione del margine lordo della stessa entità. Con l’avanzare della mobilità elettrica, circa il 35% delle attività di manutenzione programmata tipiche dei veicoli benzina e diesel tende infatti a scomparire, riducendo il lavoro per le strutture di assistenza tradizionali.

Per salvaguardare la redditività, la rete di vendita e riparazione dovrà intervenire in modo profondo sulla propria struttura dei costi e individuare nuove fonti di business, a partire dai servizi legati alla nuova mobilità e alla gestione dei dati connessi al veicolo.

Il tema del deserto del profitto è anche sociale e politico. Da un lato, i costruttori dimostrano nei fatti di essere pronti alla svolta, aumentando in modo costante l’offerta di veicoli a basse emissioni e investendo sulle tecnologie dell’auto elettrica e autonoma. Dall’altro, secondo le considerazioni emerse a #FORUMAutoMotive, la regolamentazione europea procede spesso sull’onda dell’emotività e della demagogia, senza una reale coerenza con le tempistiche industriali e con le condizioni del .

L’assenza di una strategia comune e omogenea sulla mobilità green a livello UE rischia così di amplificare gli effetti del deserto di profitti descritto da AlixPartners. A pagare il prezzo più alto di una transizione non governata per gradi potrebbero essere proprio i lavoratori del comparto automotive e l’intera catena di fornitura, chiamati a gestire in tempi stretti un cambiamento che, per dimensioni e impatto, non ha precedenti nella storia recente dell’industria dell’auto.