Andrea “Mondo” Brunetti, il tecnico dei campioni all’ELF CIV

Un passato ai box di Ducati e Honda HRC accanto a fuoriclasse come Stoner e Marquez, oggi un ruolo chiave nel paddock del Campionato Italiano Velocità. Andrea “Mondo” Brunetti porta all’ELF CIV un bagaglio di esperienza mondiale che diventa patrimonio prezioso per i giovani piloti e per il movimento tricolore.
Dal reparto corse Ducati ai titoli mondiali
Brunetti arriva alle corse dopo anni in Harley-Davidson, quasi per caso, senza conoscere davvero i protagonisti del Motomondiale. Nel 2001 entra nel reparto corse Ducati con Ernesto Marinelli, lavorando allo sviluppo delle Superbike 998 e 999 e partecipando a due edizioni della Daytona, terreno classico per le rosse di Borgo Panigale.
Nel 2004 passa al test team Bridgestone di Ducati insieme a Michele Perugini, oggi capomeccanico di Andrea Dovizioso. È l’anticamera della MotoGP: nel 2006 approda al box di Sete Gibernau, vivendo da dentro il clamoroso successo di Troy Bayliss all’ultima gara di Valencia, uno di quei momenti che segnano una carriera.
L’anno della svolta è il 2007, con l’arrivo di Casey Stoner. In quella stagione – ricorda Brunetti – tutto sembra funzionare alla perfezione, dal gruppo di lavoro al pacchetto tecnico, fino al titolo mondiale conquistato al primo colpo. Il blocco di tecnici che lavora con l’australiano si sposta poi in Honda: un passaggio che per “Mondo” significa confrontarsi con la cultura giapponese, metodo e rigore diverso da quello italiano, ma che porta subito a un altro mondiale.
Quando Stoner lascia, Brunetti resta in HRC per l’era Marc Marquez, vivendo in prima fila l’ascesa del fuoriclasse spagnolo e aggiungendo un ulteriore titolo alla sua bacheca personale. Nel 2015 però decide di fermarsi: motivazioni personali, ma anche la sensazione di aver raggiunto l’apice e di vivere le gare come una routine. Un campanello d’allarme che lo spinge a prendersi una pausa dal circus.
Il ritorno con Althea e l’approdo all’ELF CIV
La voglia di rimettersi in gioco riemerge nel 2016, quando Brunetti torna nel paddock mondiale con il Team Althea di Genesio Bevilacqua in Superbike, lavorando con il pilota spagnolo Jordi Torres. Dopo alcune prove a fine stagione, il rapporto si consolida e dal 2017 “Mondo” entra in pianta stabile nella struttura.
L’esperienza nel Campionato Italiano Velocità nasce quasi in parallelo. Michel Fabrizio, impegnato nella gestione del Team MF84 Pluston Althea, è alla ricerca di nuove figure per la sua squadra. In Althea hanno capito che Brunetti cerca stimoli diversi e gli propongono un ruolo inedito: diventare capomeccanico nel progetto CIV. La sfida lo convince, anche perché coincide con l’avvio di un programma tecnico tutto nuovo con le KTM affidate a Kevin Zannoni e Glenn Kroeze.
La storia con Zannoni ha anche un curioso antefatto: nell’estate 2016, in un’officina di Bellaria dove Brunetti sta dando una mano a un amico, entra un ragazzo giovane con un’Ape da riparare. Dice di essere un pilota, i due si conoscono e scatta subito una simpatia. Solo mesi dopo, nel box del CIV, Brunetti scoprirà che quel ragazzo è proprio Kevin Zannoni, il pilota che oggi guida insieme a tutto il team verso traguardi importanti.
Il nuovo ruolo da capomeccanico rappresenta per “Mondo” un’evoluzione naturale. Non più solo uomo chiave sulla singola moto, ma riferimento per l’intero gruppo tecnico: gestione del box, organizzazione del lavoro, dialogo continuo con piloti e proprietà. Una responsabilità che, in un ambiente come il CIV, ritrova quella dimensione umana che nel mondiale è sempre più rara.
Il valore del CIV e la crescita dei giovani piloti
Agli occhi di Brunetti, il Campionato Italiano Velocità ha un punto di forza evidente: l’atmosfera. Lo definisce un ambiente più sereno rispetto alla MotoGP, più vicino alle persone e alla vera passione per le moto. Se dovesse portare suo figlio a vedere una gara per cogliere l’essenza del motociclismo, lo porterebbe proprio al CIV. La Superbike mondiale, aggiunge, è oggi la realtà che più gli assomiglia.
Il livello tecnico del campionato è giudicato alto, con margini di crescita soprattutto sul fronte della visibilità. Le gare sono già trasmesse in diretta, ma secondo Brunetti si potrebbe fare di più per raccontare il paddock, i volti e le storie. Tra le idee, rafforzare il contatto con il pubblico attraverso iniziative come visite ai box strutturate, momenti dedicati all’incontro con i piloti e attività pensate per i bambini, ad esempio piccole manifestazioni di minimoto nel contesto del weekend di gara.
Rispetto ai grandi campioni con cui ha lavorato in MotoGP, al CIV Brunetti trova la soddisfazione di seguire giovani in crescita. Con ragazzi come Zannoni, spiega, si può davvero investire: guardandoli negli occhi si intuisce chi ha la mentalità giusta. Aiutare un pilota a costruire il proprio sogno sportivo significa realizzare, in parte, anche quello del team.
Su Zannoni, “Mondo” è chiaro: il potenziale per puntare al titolo c’è. Il modo in cui parla, lavora e affronta la pista mostra un pilota in piena formazione, con margini importanti di sviluppo. Diventare un vincente, però, dipende da molti fattori e Brunetti preferisce lasciar parlare la pista. Per ora si gode l’ultima vittoria di Kevin, un risultato che attribuisce al lavoro di tutto il gruppo, da Mario Giorla a Michel Fabrizio fino a ogni membro del team.
Resta infine il soprannome che lo accompagna in ogni box: “Mondo”. La spiegazione ufficiale lui la glissa con una battuta, dicendo solo che ha girato il mondo. Un dettaglio che, guardando il suo percorso tra Harley, Ducati, Honda, MotoGP, SBK ed ELF CIV, suona più come una constatazione che come uno scherzo.
- Esperienze con Ducati in SBK e MotoGP
- Titoli mondiali insieme a Stoner e Marquez
- Ritorno alle corse con il Team Althea in Superbike
- Ruolo di capomeccanico nel Team MF84 Pluston Althea
- Focus sulla crescita dei giovani piloti come Kevin Zannoni
- Valorizzazione dell’ambiente aperto e autentico dell’ELF CIV