27 Febbraio 2026

Addio a Paolo Sesti, il presidente che ha modernizzato la FMI

Addio a Paolo Sesti, il presidente che ha modernizzato la FMI

La scomparsa di Paolo Sesti, alla guida della per vent’anni, chiude un capitolo decisivo per il motociclismo tricolore. Sotto la sua presidenza la ha compiuto un salto organizzativo e sportivo che ancora oggi segna la vita federale, come ricordano l’attuale presidente Giovanni Copioli e il segretario generale Alberto Rinaldelli.

Vent’anni alla guida del motociclismo italiano

Nato a Bergamo il 19 maggio 1947, laureato in giurisprudenza, Sesti ha intrecciato fin da giovanissimo la propria storia con quella del fuoristrada italiano. Iscritto al Moto Club Bergamo dal 1963, ha praticato regolarità partecipando al Trofeo FMI e mantenendo sempre un forte legame con l’ e con la Valli, riferimento assoluto per la specialità.

Il suo percorso all’interno della Federazione inizia presto: consigliere del Moto Club Bergamo nel 1970, vicepresidente nel 1978, poi l’ingresso nel Consiglio Federale FMI nel 1985. Nel 1992 diventa vicepresidente e nel 1996 assume la presidenza, che manterrà fino al 2016, guidando la Federazione tra la fine degli anni Novanta e il nuovo millennio.

In quegli anni la FMI viene riorganizzata in chiave moderna, con una struttura più efficiente e in grado di rispondere alle nuove esigenze sportive e istituzionali. Accanto al ruolo nazionale, Sesti ricopre incarichi di primo piano anche a livello sportivo generale e internazionale: è membro della Giunta Nazionale del CONI nel quadriennio 2005-2008 e vicepresidente della Federazione Internazionale di Motociclismo tra il 2007 e il 2010.

Il ricordo di Copioli: visione, giovani e Sei Giorni

L’attuale presidente FMI Giovanni Copioli sottolinea il rapporto personale diretto e schietto con Sesti, descritto come un dirigente sempre attivo ed entusiasta nel portare avanti i progetti in cui credeva. L’incontro tra i due sul piano federale risale al 2004, quando Copioli entra per la prima volta nel Consiglio Federale e viene accolto da Sesti con grande disponibilità.

Un passaggio chiave è il 2008, quando a Copioli viene affidata la creazione della Commissione Sviluppo Attività Sportive, fortemente voluta da Sesti come strumento per far crescere la base. Il progetto parte come una “goccia nel mare”, ma si rivela decisivo nella promozione tra i più giovani: dalle prime migliaia di bambini coinvolti si arriva, nel giro di pochi anni, a portare fino a 10.000 giovanissimi l’anno in sella alle durante gli eventi federali.

Il legame tra i due non è solo istituzionale ma anche umano, fatto di confronti a volte duri ma sempre orientati all’attività e alla progettualità, spesso cementati da cene informali in cui emergono i racconti di Sesti sull’enduro, sulla Valli e sulla storia federale. Copioli ricorda anche l’invito rivolto a Sesti a presenziare alla Sei Giorni di Rivanazzano come ospite d’onore: già malato, declina con discrezione, scherzando sul fatto di essere rappresentato da un amico di lunga data.

La scomparsa di Sesti avviene subito dopo la storica doppia vittoria azzurra alla Sei Giorni, prova che amava in modo particolare. Copioli idealmente dedica a lui quei due mondiali, che si aggiungono alle numerose affermazioni ottenute dal motociclismo italiano durante i vent’anni della sua presidenza. Dal 2016 Sesti era Presidente Onorario della FMI, titolo riconosciutogli nel giorno stesso dell’elezione di Copioli, in un passaggio di testimone che l’attuale presidente definisce ancora oggi carico di onore e responsabilità.

La trasformazione interna della FMI secondo Rinaldelli

Il segretario generale FMI Alberto Rinaldelli affida a un ricordo intenso il proprio saluto a Sesti, con cui ha condiviso tredici anni di gestione federale. Un periodo segnato da emergenze, progetti e cambiamenti profondi, non sempre facili da raccontare in un solo episodio. Rinaldelli mette in luce l’aspetto meno visibile ma decisivo del lavoro federale: la riorganizzazione della macchina interna.

All’inizio del suo incarico, nel 2004, Rinaldelli si trova a dover ridisegnare ruoli e rapporti di lavoro negli uffici della segreteria generale, dove si era accumulata una forte confusione operativa. Nonostante lo scetticismo di chi riteneva impossibile intervenire con un presidente percepito come imprenditore privato, Sesti analizza programma, rischi, benefici e costi presentati dal segretario generale e gli concede piena fiducia.

Da quel via libera nasce l’impianto organizzativo su cui ancora oggi si regge la segreteria generale FMI, che nel tempo è arrivata a contare 75 dipendenti e ha quasi triplicato la propria capacità operativa. È uno dei passaggi che fotografano il modo di lavorare di Sesti: carattere duro, grande rigore verso sé stesso e verso gli altri, ma anche capacità di ascoltare e delegare quando intravedeva una visione chiara.

Rinaldelli ricorda come, per affrontare i temi più delicati, fosse fondamentale scegliere il momento giusto, seguendo il consiglio del compianto vicepresidente Alberto Morresi. Sullo sfondo, i 110 anni di storia FMI, venti dei quali sotto la guida di Sesti, a testimonianza del peso del suo operato. Il pensiero finale del segretario generale va alla famiglia del presidente onorario, con un saluto che riassume il sentimento del mondo federale e del motociclismo italiano: buon viaggio, Presidente Sesti.

  • Vent’anni di presidenza FMI tra anni Novanta e Duemila
  • Modernizzazione della struttura federale e crescita organizzativa
  • Forte legame con enduro, Valli e Sei Giorni
  • Promozione dei giovani: fino a 10.000 bambini l’anno sulle minimoto
  • Ruoli di vertice in CONI e Federazione Internazionale di Motociclismo
  • Presidente Onorario FMI dal 2016 fino alla scomparsa