Ania Campus porta la sicurezza stradale su due ruote tra i banchi

Un tour lungo sedici città italiane per insegnare ai più giovani come muoversi in sicurezza su moto e scooter. È l’obiettivo di Ania Campus 2016, progetto della Fondazione Ania con Polizia di Stato e , che da marzo coinvolge oltre 1.500 studenti delle scuole superiori con lezioni, prove pratiche e una singolare rottamazione dei caschi non omologati.

Un tour nazionale dedicato ai giovani centauri

Partito l’11 marzo da Roma, Ania Campus attraversa 14 regioni con sedici tappe dedicate alla sicurezza stradale sulle due ruote. Il format è pensato per gli studenti delle superiori, la fascia che più spesso sceglie scooter e moto per gli spostamenti quotidiani e che resta tra le più esposte al rischio di incidente.

In ogni città viene allestito un vero e proprio campus, strutturato in due aree: una teorica e una pratica. Nella prima, i ragazzi seguono lezioni di educazione stradale tenute dai formatori della Federazione Motociclistica Italiana, con focus su regole del Codice, percezione del rischio e comportamento in sella in ambito urbano. Nella seconda, indossato l’equipaggiamento tecnico, affrontano un circuito disegnato appositamente per simulare le manovre tipiche della guida quotidiana.

La supervisione è affidata a istruttori e piloti professionisti, che correggono in tempo reale le traiettorie, la gestione dei freni, la posizione del corpo e l’uso corretto dei dispositivi di sicurezza del veicolo. L’obiettivo è portare gli studenti a prendere confidenza con tecniche di guida difensiva e consapevole, trasformando il momento formativo in un’esperienza concreta e vicina alla realtà di tutti i giorni.

Caschi rottamati, caschi nuovi: la sicurezza parte dalla testa

Una parte centrale del progetto riguarda l’equipaggiamento, con particolare attenzione al casco. Nonostante anni di campagne, molti giovani continuano a utilizzare caschi vecchi, danneggiati o privi delle omologazioni richieste. Per questo la Fondazione Ania affianca al percorso formativo una vera iniziativa di rottamazione.

Durante ogni tappa, chi si presenta con un casco non a norma può consegnarlo e ricevere in cambio un modello , omologato, che potrà anche personalizzare secondo il proprio gusto. Un modo concreto per togliere dalla circolazione dispositivi insicuri e allo stesso tempo far percepire il casco non solo come obbligo di legge, ma come strumento essenziale di protezione.

La teoria proposta nelle aule del campus affronta anche l’importanza di tecnico e protezioni: giacche rinforzate, guanti, calzature adeguate. Il messaggio è chiaro: chi sceglie le due ruote, specie in età adolescenziale, è un utente vulnerabile e deve compensare questa fragilità con una dotazione adeguata e uno stile di guida responsabile.

Il quadro dei numeri aiuta a capire la portata dell’iniziativa: solo nel 2014 sulle strade italiane hanno perso la vita 816 persone in sella a moto o scooter e oltre 55.000 sono rimaste ferite. Dopo anni di lenta diminuzione, nel 2015 la tendenza per i motociclisti ha mostrato segnali di inversione, rendendo ancora più urgente intervenire proprio dove si formano le abitudini di guida, cioè tra i più giovani.

Tecnologia, Polizia Stradale e formazione aperta al pubblico

La tecnologia gioca un ruolo chiave nel metodo didattico di Ania Campus. Ogni mezzo utilizzato sul circuito è equipaggiato con una telecamera che registra le manovre degli allievi. Le immagini vengono poi analizzate insieme agli istruttori per evidenziare errori, distrazioni e margini di miglioramento: uno strumento immediato, che permette allo studente di vedersi dall’esterno e comprendere in modo intuitivo cosa correggere.

Accanto alla parte tecnica c’è la presenza costante della Polizia Stradale, che arriva nelle tappe con il Pullman Azzurro, aula multimediale itinerante dove operatori specializzati propongono attività interattive e momenti di confronto sui rischi tipici della guida su due ruote: velocità eccessiva, mancato rispetto delle precedenze, distrazione, abuso di alcol e sostanze. L’approccio privilegia il dialogo e la partecipazione, per far emergere convinzioni scorrette e abitudini pericolose.

Il campus non è riservato esclusivamente alle scuole. Terminata la sessione del mattino con le classi, l’area resta aperta al pubblico: chiunque transiti nella zona predisposta può partecipare alle attività formative e alle prove di guida sicura sul circuito, sempre con l’assistenza di piloti e tecnici. Un’estensione che permette di coinvolgere non solo gli studenti, ma anche famiglie e giovani neopatentati, rafforzando il messaggio di sicurezza a livello territoriale.

Dietro il progetto c’è la volontà condivisa di istituzioni e mondo motociclistico di riportare la cultura della prevenzione al centro. Formare chi guida moto e scooter significa agire sulla fascia più esposta e contribuire concretamente alla riduzione di morti e feriti. Ania Campus sceglie di farlo con un linguaggio vicino ai ragazzi, unendo prove reali, strumenti multimediali e il supporto di professionisti della guida e della sicurezza stradale.

  • 16 città coinvolte in 14 regioni italiane
  • Oltre 1.500 studenti delle scuole superiori partecipanti
  • Campus con area teorica e circuito per prove pratiche
  • Caschi non omologati ritirati e sostituiti con modelli a norma
  • Pullman Azzurro della Polizia Stradale con aula multimediale
  • Sessioni aperte anche al pubblico dopo le attività scolastiche