Codice della Strada, allarme FMI: a rischio il fuoristrada in Italia

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La lancia un duro monito sulle modifiche al Codice della Strada che puntano a vietare il transito dei veicoli a motore su sentieri e mulattiere fino a 2,5 metri di larghezza. Una scelta che, secondo la , avrebbe ricadute pesantissime non solo sul fuoristrada motociclistico, ma anche su sicurezza, protezione civile, turismo e intero indotto delle due ruote.

Le modifiche al Codice e la libertà di circolazione

Le modifiche agli articoli 2, 3 e 194 del Codice della Strada, approvate dalla IX Commissione Trasporti della Camera, prevedono che le strade a fondo naturale costituite da sentieri e mulattiere, con larghezza pari o inferiore a 2,5 metri, siano riservate esclusivamente a pedoni, biciclette e animali. La FMI richiama l’attenzione di istituzioni nazionali e locali, enti del turismo e dell’ambiente su quella che definisce una significativa restrizione della libertà di circolazione, con effetti diretti su un bacino stimato in almeno mezzo milione di utenti abituali delle strade bianche.

Secondo la Federazione, l’approccio generalizzato ai divieti ignora le esperienze di regolamentazione locale già attuate in diverse regioni, dove il dialogo tra istituzioni e utenti ha consentito una fruizione condivisa e sostenibile del territorio. Per la FMI, ogni limitazione all’uso pubblico deve essere motivata da prove concrete, che al momento non sarebbero state presentate, e deve tenere conto dell’interesse generale, non solo di una parte ristretta della collettività.

Sport, protezione civile e industria: cosa si rischia

Per il fuoristrada motociclistico l’impatto sarebbe dirompente. Le modifiche cancellerebbero di fatto la possibilità di utilizzare gran parte della rete di strade a fondo naturale per allenamenti, gare e manifestazioni, minando alle basi una tradizione sportiva che in 106 anni ha portato alla FMI 19 titoli mondiali individuali , 36 titoli europei, 24 titoli iridati a squadre e sei vittorie italiane alla Parigi-.

Verrebbero penalizzati 120.000 tesserati, oltre 2.000 Moto Club e circa 15.000 piloti agonisti, senza contare l’ampio mondo dell’attività amatoriale, che triplica i numeri ufficiali. Per la Federazione significherebbe non poter più avviare i giovani allo fuoristrada né mantenere viva una filiera che dal territorio arriva fino al vertice agonistico.

Non meno rilevanti le conseguenze sull’attività sociale e istituzionale. La FMI sottolinea che il proprio ruolo nelle operazioni di soccorso in aree impervie, svolto con moto da fuoristrada nell’ambito della Protezione Civile, è stato riconosciuto dal CONI, dal Ministro dello Sport e dal Presidente della Repubblica. Anche il recente protocollo siglato con l’Arma dei Carabinieri per formazione alla guida in fuoristrada, tutela dell’ambiente, sicurezza stradale e protezione civile verrebbe svuotato di contenuto se i mezzi motorizzati non potessero più circolare su sentieri e mulattiere.

L’allarme tocca in pieno anche l’industria delle due ruote. L’Italia è il primo europeo per parco circolante, con circa 9 milioni di veicoli, e produce ogni anno oltre 300.000 tra ciclomotori e motocicli per un valore superiore a 3 miliardi di euro. Il comparto impiega circa 55.000 addetti e gode di una bilancia commerciale positiva per 981 milioni di euro. Negli ultimi anni il mercato è tornato a crescere, con un +13,3% nel 2016 e un +7% nel primo semestre 2017, trainato in particolare dal segmento moto (+21,6%) e con un boom dei caschi off-road italiani, in aumento del 37,1%.

La FMI evidenzia che queste cifre non includono il comparto 4×4 auto, anch’esso interessato dai divieti, e che quindi l’impatto complessivo sull’indotto outdoor sarebbe ancora più ampio.

Turismo, outdoor e territori: gli effetti collaterali

La limitazione dei mezzi a motore sui percorsi a fondo naturale non coinvolgerebbe solo il mondo delle moto. Ne uscirebbero ridimensionate anche numerose attività sportive e ricreative che utilizzano veicoli per accesso, logistica e sicurezza.

  • Guide e accompagnatori turistici fuoristrada vedrebbero fortemente limitata la possibilità di operare su sentieri e mulattiere.
  • Caccia, pesca, ricerca di funghi e tartufi non potrebbero più contare sui mezzi a motore per raggiungere aree oggi accessibili tramite strade bianche.
  • Eventi outdoor come corse a piedi e gare di mountain bike perderebbero il supporto di moto e veicoli di servizio essenziali per sicurezza e assistenza.
  • I territori perderebbero il contributo di manutenzione volontaria di sentieri e mulattiere effettuata da associazioni e appassionati motorizzati.

La Federazione teme inoltre che divieti considerati ingiustificati possano alimentare comportamenti illegali e utilizzi indiscriminati del territorio, invece di favorire una gestione ordinata e condivisa. Un ulteriore nodo critico riguarda il riconoscimento di un diritto di percorrenza esclusivo a escursionisti a piedi, in bicicletta e a cavallo su tutti i sentieri e mulattiere, anche attraverso proprietà private, con possibili conflitti con i proprietari dei terreni.

Per i comuni, soprattutto nelle aree montane e rurali, il rischio è di perdere l’indotto turistico e sportivo legato alle attività outdoor motorizzate, in un momento in cui molti territori puntano proprio su questo tipo di offerta per contrastare lo spopolamento e generare nuove opportunità economiche.

La FMI annuncia di aver costituito un gruppo di lavoro istituzionale incaricato di avviare un confronto con tutte le parti politiche e amministrative per rivedere in maniera sostanziale le modifiche proposte al Codice. Obiettivo dichiarato: arrivare a un progetto condiviso che tuteli realmente l’ambiente, garantendo allo stesso tempo i diritti e le esigenze di tutti gli utenti del territorio, compreso il fuoristrada motociclistico regolamentato.