8 Febbraio 2026

#FORUMAutoMotive, mobilità post Covid tra ideologia e realtà

motopress-bse-logo

Mentre in Italia il dibattito sulla ripartenza si concentra su corsie ciclabili tracciate in fretta e furia, Francia e Germania preparano maxi-piani miliardari per rilanciare l’intero comparto della mobilità. Su questo contrasto si è acceso il confronto di Automotive Webinar, secondo appuntamento online di #FORUMAutoMotive, che ha messo a nudo il rischio di scelte ideologiche e la necessità di una visione integrata tra auto, due ruote e trasporto pubblico.

Milano laboratorio controverso della Fase 2

Al centro della discussione il caso Milano, dove la nuova viabilità tra restringimenti di carreggiate, riduzione dei parcheggi e piste ciclabili promiscue è diventata il simbolo di una ripartenza caotica. Pierluigi Bonora, giornalista e promotore di #FORUMAutoMotive, ha evidenziato come il traffico sia già in sofferenza nonostante i volumi ancora lontani dallo standard, interrogandosi su cosa accadrà in autunno con il pieno rientro alla normalità.

Geronimo La Russa, presidente di Automobile Club Milano, ha parlato di cambiamento epocale per la città, ma ha denunciato interventi frettolosi e in deroga al Codice della Strada. Secondo La Russa le ciclabili non vanno demonizzate, ma devono essere corsie vere, protette e pianificate insieme al potenziamento del trasporto pubblico, non sovrapposte a caso alla viabilità esistente.

Critico anche Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione e Assomobilità, che vede nel drastico rallentamento del traffico un danno per la sicurezza e per il commercio. A suo giudizio sarebbero state più razionali zone 30 estese, in grado di far coesistere diversi flussi di mobilità, ricordando inoltre come anche i ciclisti debbano rispettare le regole del Codice.

Di segno opposto la lettura dell’assessore alla Mobilità di Milano Marco Granelli, secondo cui la linea era stata definita già prima dell’emergenza e il Covid-19 ne ha solo accelerato l’applicazione. Granelli ha spiegato che il crollo dell’uso del trasporto pubblico, passato da oltre il 50% a meno del 20% degli spostamenti cittadini, ha imposto un programma straordinario: 35 km di nuove ciclabili e rimozione dei soli parcheggi irregolari. L’assessore ha rivendicato anche gli comunali da 7 milioni per l’acquisto di auto nuove e un piano al 2030 che mantiene libere dai blocchi le più recenti motorizzazioni Euro 6, diesel comprese.

Piani europei, parco circolante e ruolo delle due ruote

Il confronto con l’Europa arriva da Gaetano Thorel, amministratore delegato di Groupe Psa Italia, che ha sottolineato come il piano da 8 miliardi del governo francese nasca da una visione di medio periodo. Per l’Italia la vera occasione è il rinnovo di un parco circolante tra i più vecchi d’Europa, attraverso un progetto triennale o quadriennale che includa non solo il nuovo ma anche l’ recente, senza focalizzarsi esclusivamente sulle vetture elettriche plug-in.

Se a Roma per ora non si profila una “cura Milano”, la presidente di Automobile Club Roma, Giuseppina Fusco, ha ricordato che nella Capitale l’uso della bicicletta resta marginale, attestandosi intorno al 2% degli spostamenti. Auto e moto, sommate, pesano per circa il 58% e continueranno a essere centrali. Da qui l’idea di intervenire non solo sull’offerta di trasporto ma anche sulla domanda, valorizzando strumenti come lo smart working per ridurre in modo strutturale la necessità di spostarsi.

Nel dibattito sulla mobilità sostenibile, Camillo Piazza, presidente di Class Onlus, ha messo l’accento sui 300 milioni stanziati dal Governo, da sfruttare per favorire car sharing e taxi a emissioni zero. Una visione che guarda a un sistema urbano in cui i servizi condivisi siano progressivamente elettrificati.

Dal fronte delle due ruote è arrivata una posizione solo in parte soddisfatta. Pier Francesco Caliari, direttore generale di Confindustria Ancma, ha parlato di entusiasmo per la spinta alle biciclette, ma di scarso interesse verso le moto e gli scooter, pese nonostante il loro contributo concreto alla riduzione di traffico, inquinamento e occupazione di spazio. Per Caliari il futuro sarà inevitabilmente intermodale e lo scooter elettrico è destinato a diventare protagonista negli spostamenti urbani, a patto di accompagnare il cambiamento con una corretta informazione, anziché con imposizioni calate dall’alto.

Trasporto pubblico, burocrazia e rischi dell’ideologia

Il tema dell’ideologia attraversa trasversalmente tutti gli interventi. Antonio Bobbio Pallavicini, presidente del Dipartimento Mobilità e Trasporti di Anci Lombardia, ha riconosciuto il peso dei retaggi culturali in politica, ma ha indicato nella burocrazia una delle principali zavorre della ripartenza. Secondo lui il comparto auto ha bisogno di una spinta forte e non è realistico immaginare un futuro urbano senza il mezzo privato, che va però inserito in un quadro basato su dati scientifici e non su prese di posizione.

Sullo sfondo c’è un trasporto pubblico locale in difficoltà, come ha evidenziato Claudio Lubatti, rappresentante Anci all’Osservatorio nazionale di settore. La riduzione dei posti disponibili e la diffidenza dei cittadini verso bus e metropolitane impongono una fase di attento monitoraggio della domanda, con la consapevolezza che le prossime settimane saranno decisive per capire gli equilibri tra mezzi pubblici, auto e due ruote.

In questo quadro, la mobilità della Fase 2 appare come un cantiere aperto, dove soluzioni emergenziali rischiano di trasformarsi in modelli permanenti senza un reale confronto tecnico. Dalla valorizzazione delle moto e degli scooter come alternativa efficiente all’auto singola, alla necessità di rendere le ciclabili sicure e realmente utilizzabili, fino alla pianificazione di incentivi che rinnovino il parco circolante, l’incontro di #FORUMAutoMotive ha messo in luce un punto condiviso: la ripartenza non può essere affidata a slogan o sperimentazioni improvvisate, ma richiede una strategia che tenga insieme sicurezza stradale, ambiente, economia e libertà di movimento.