9 Febbraio 2026

La Yamaha TZ 750 di Agostini protagonista al Motor Valley Fest

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L’Automotoclub Storico Italiano partecipa al Motor Valley Fest portando in primo piano l’ASI MotoShow, appuntamento che da vent’anni riporta in pista la storia del motociclismo all’Autodromo di Varano de’ Melegari, uno dei luoghi simbolo della Motor Valley emiliana.

Testimonial d’eccezione di questa edizione è la TZ 750 del 1974, moto ex ufficiale del reparto corse utilizzata da Giacomo Agostini. Con questa quattro cilindri due tempi il pilota italiano vinse le 200 Miglia di Daytona e di Imola nella stagione del suo debutto con i colori del costruttore giapponese. La moto è esposta nel Villaggio Motor Valley allestito nel Cortile d’Onore di Palazzo Ducale, sede dell’Accademia Militare.

La nascita della Yamaha TZ 750

La Yamaha TZ 750 fu sviluppata per la neonata Formula 750, categoria che per alcuni anni rappresentò la classe di maggior cilindrata del . Fin dai primi impegni agonistici la moto si rivelò immediatamente competitiva, conquistando tutti i titoli a cui prese parte e affermandosi anche in gare di grande prestigio come la 200 Miglia di Daytona.

Nel 1974, dopo una prima vittoria centrata da John Boote nel campionato neozelandese a gennaio, la TZ 750 debuttò a livello internazionale proprio alla 200 Miglia di Daytona. La prima versione, denominata TZ 750A, fu affidata a Giacomo Agostini: il neo acquisto Yamaha si impose davanti a Kenny Roberts, ripetendo poi il successo, ancora una volta con Roberts secondo, nella successiva 200 Miglia di Imola.

Evoluzione tecnica e varianti

Le prime 266 Yamaha TZ prodotte erano inizialmente di cilindrata 694 cc, ma furono presto portate a 750 cc tramite un apposito kit di conversione. Dal 1975 la moto venne realizzata direttamente con motori da 750 cc.

La produzione proseguì con numeri contenuti ma significativi per una moto da competizione destinata ai team privati:

  • 1975: 111 esemplari della versione TZ 750B
  • 1976: 40 esemplari della versione TZ 750C

Queste evoluzioni consolidarono il ruolo della Yamaha TZ 750 come riferimento tecnico e prestazionale nel panorama delle competizioni derivate di grande cilindrata.

Dopo la Formula 750, una lunga carriera

Con l’abolizione della Formula 750 alla fine del 1979, la carriera sportiva della Yamaha TZ 750 proseguì nelle gare non iridate, trovando ancora spazio e risultati di rilievo.

Alla 200 Miglia di Daytona la quattro cilindri giapponese continuò a primeggiare:

  • Patrick Pons vinse nel 1980
  • Dale Singleton si impose nel 1981
  • Graeme Crosby conquistò il successo nel 1982

Le vittorie del 1981 e del 1982 arrivarono con una versione dotata di restrizioni ai carburatori, come previsto dal regolamento AMA. L’ultima affermazione di rilievo della 750 risale al 1984, nella gara di Surfers Paradise delle Swann Series in Australia.

Impiego nell’Endurance e sviluppi speciali

La Yamaha TZ 750 non fu protagonista solo nella Formula 750. Su iniziativa di Sonauto, importatore francese Yamaha, la moto venne adattata per le gare di durata e schierata al Bol d’Or tra il 1978 e il 1980.

Per l’Endurance furono introdotte modifiche mirate a migliorare affidabilità e gestione in gara:

  • motore quattro cilindri standard con rapporto di compressione ridotto
  • forcella e forcellone adattati per l’uso di ruote a sgancio rapido
  • impianto frenante con pinze Brembo
  • impianto elettrico a perdita per semplificare la gestione
  • pedivella per il kick-starter fissata sulla campana della frizione

In questa configurazione il miglior risultato arrivò nel 1979, quando l’equipaggio formato da Patrick Pons e Sadao Asami conquistò il secondo posto al Bol d’Or.

L’esperimento nel Flat-Track americano

Nel 1975 Yamaha cercò spazio anche nel Flat-Track statunitense con le XS 650, portate a 750 cc. Nonostante le modifiche, queste moto non riuscivano a competere sulla distanza del miglio con le Harley-Davidson ufficiali.

Per colmare il divario, un telaista californiano realizzò una soluzione estrema: modificò il telaio della XS per ospitare il quattro cilindri della Yamaha TZ 750. La moto debuttò al circuito di Ascot, mostrando una velocità notevole ma anche una grande difficoltà di controllo sui rettilinei.

Nella gara successiva, a Indianapolis, la moto fu affidata anche a Kenny Roberts, che riuscì a vincere nonostante i problemi di guidabilità e il consumo eccessivo degli pneumatici. Roberts portò poi in gara la speciale TZ anche a Syracuse e San José, con risultati più modesti.

L’AMA intervenne a fine 1975 vietando l’impiego di motori con più di due cilindri nel Flat-Track, ponendo di fatto termine a questo esperimento tanto spettacolare quanto radicale.

La presenza della Yamaha TZ 750 di Giacomo Agostini al Motor Valley Fest riporta oggi l’attenzione su una delle moto da competizione più iconiche degli anni Settanta, simbolo di un’epoca in cui l’innovazione tecnica correva al limite insieme ai suoi piloti.