Rodolfo Frascoli in sella alla Triumph Tiger 900 che ha disegnato

Vedere una moto nascere sul foglio bianco e poi ritirarla con targa e chiavi in mano non è un’esperienza comune nemmeno per un designer affermato. È quanto è accaduto a Rodolfo Frascoli, che ha preso possesso della sua Triumph Tiger 900 Rally Pro presso la nuova sede italiana di Triumph Motorcycles a Segrate, chiudendo simbolicamente il cerchio di un progetto iniziato nel 2016.
L’occasione ha permesso di ripercorrere il processo creativo dell’adventure inglese e di far emergere retroscena, compromessi e piccole battaglie di matita che hanno contribuito a definire la personalità della Triumph Tiger 900.
Il DNA Triumph sulla Tiger 900
Per Frascoli, il punto di partenza è stato chiarire cosa significhi davvero DNA Triumph: autenticità, equilibrio formale, sportività elegante e una certa regalità, senza eccessi. Una sfida complessa su una moto enduro, dove ciclistica, escursioni e volumi contenuti delle sovrastrutture lasciano poco margine alla fantasia.
La Tiger 900, racconta il designer, integra questi elementi pur adottando un linguaggio stilistico molto diverso dalla precedente Tiger 800, più robotica e spigolosa. Nonostante il cambio di registro, il modello è stato subito riconosciuto come una Triumph a tutti gli effetti, segno che il lavoro su proporzioni e coerenza d’insieme ha funzionato.
Frascoli insiste su un concetto: non è un singolo dettaglio a definire il carattere di una moto, ma l’insieme di fattori collegati tra loro. Stance, proporzioni, gerarchia tra i volumi, armonia tra carrozzeria e meccanica, uniti a un processo di sviluppo molto attento alla qualità del dettaglio, hanno contribuito a costruire l’identità della Tiger 900.
Dai bozzetti al prodotto: tra “mask”, pretzel e 10 millimetri
Nella fase iniziale del progetto, i primi bozzetti avevano il compito di esplorare direzioni stilistiche differenti. Triumph voleva un segnale forte sull’impegno nel segmento adventure, ma doveva al tempo stesso mantenere coerenza tra le due anime della gamma Tiger 900: la versione più off-road con anteriore da 21 pollici e la più stradale-tourer con cerchio da 19 pollici.
Sin dall’inizio è stato quindi escluso un linguaggio troppo estremo o “dakariano”, come quello della concept Tramontana, molto apprezzata proprio per il messaggio 100% racing. Il carattere adventure della Tiger 900 è stato costruito progressivamente, bilanciando via via l’anima fuoristradistica con le esigenze di comfort e proporzioni più touring delle versioni GT.
Tra gli elementi a cui Frascoli è più legato ci sono gli allineamenti tra le linee della carrozzeria e quelle della meccanica, in particolare del telaio. Un lavoro quasi maniacale di parallelismi e accoppiamenti che non colpisce al primo sguardo, ma restituisce dal vivo una sensazione di ordine e armonia, in linea con i valori Triumph.
Spicca anche il gruppo ottico anteriore, soprannominato “the mask”: un insieme compatto di tecnologia e design che irrigidisce lo sguardo della Tiger 900 e integra il meccanismo del plexiglas regolabile, curato non solo nella funzionalità ma anche nella presenza estetica. Da segnalare, inoltre, la qualità delle superfici in lamiera del serbatoio, frutto di un lavoro di industrializzazione definito dal designer “superbo”.
Il rapporto con l’R&D di Hinckley, racconta Frascoli, è stato insolitamente fluido per gli standard del settore, dove il confronto tra stile e ingegneria è spesso conflittuale. L’ambiente di lavoro descritto è aperto e collaborativo, ma questo non ha impedito al designer di ricorrere a qualche trucco di mestiere per ottenere le proporzioni desiderate.
Nasce così l’espressione “the famous italian 10 mm”: ogni volta che chiedeva modifiche difficili da conciliare con vincoli tecnici o di costo, Frascoli le ridimensionava verbalmente a una “piccola modifica di soli 10 millimetri”, indicandoli con le dita. Una volta concessi, quei 10 mm sul modello in clay diventavano spesso 20 o più. Il siparietto è diventato un tormentone interno: se in Triumph si nominano gli “italian 10 mm”, tutti rispondono allargando vistosamente pollice e indice.
Un altro aneddoto riguarda i cosiddetti pretzel. Durante una review del modello in clay, la discussione si concentra a lungo su materiali, fissaggi e soluzioni costruttive per i “pretzel”. Non capendo a cosa ci si riferisse, Frascoli annuisce finché è costretto a interrompere la riunione chiedendo cosa centrassero i salatini tedeschi con la Tiger 900. La risposta arriva tra le risate: “pretzel” era il soprannome assegnato ai fianchetti che collegavano serbatoio e becco sulla Tiger 800, per via della loro forma caratteristica. La serata, inevitabilmente, si conclude al pub con un piatto di pretzel veri.
Il valore di una firma riconoscibile
La consegna della Tiger 900 Rally Pro in livrea Matt Khaki Green con telaio bianco a Rodolfo Frascoli ha anche un valore simbolico: il designer porta in garage una moto che porta la sua impronta in modo evidente, in un segmento dove la funzione rischia spesso di schiacciare la forma.
La Triumph Tiger 900 si inserisce in una gamma ampia per il marchio di Hinckley, oggi tra i principali costruttori europei per volumi e diffusione internazionale, ma rappresenta anche uno dei progetti in cui il dialogo tra identità del brand e mano del designer è più leggibile.
L’equilibrio tra uso reale, immagine adventure e riconoscibilità Triumph emerge soprattutto nei passaggi in cui Frascoli descrive il lavoro di sintesi tra le due varianti, più off-road e più touring. Una moto che nasce per affrontare viaggi e sterrati ma che, al tempo stesso, deve comunicare ordine visivo, pulizia formale e cura dei dettagli, senza cadere nell’estetica esasperata delle specialistiche da rally.
In questo contesto, l’arrivo della Tiger 900 personale nelle mani di chi l’ha disegnata non è solo una curiosità. È la conferma che, per una volta, il progettista può misurare quotidianamente su strada gli effetti delle proprie scelte, dalle linee del serbatoio alla famosa “mask” anteriore, fino a quei millimetri conquistati uno alla volta nel confronto con gli ingegneri.
- DNA Triumph interpretato su una moderna adventure
- Equilibrio tra versione 21” off-road e 19” touring
- Design costruito su proporzioni e armonia più che su singoli dettagli
- Collaborazione stretta tra studio di stile e ingegneria
- Aneddoti di progetto diventati parte della cultura Triumph
La storia di Frascoli e della Triumph Tiger 900 mostra come, dietro un modello di serie, si nascondano decisioni millimetriche, compromessi ragionati e una rete fitta di riferimenti comuni tra chi disegna e chi realizza. Una dinamica che, quando funziona, permette a una moto di essere immediatamente riconoscibile su strada, prima ancora di leggere il logo sul serbatoio.