9 Febbraio 2026

WorldSBK in Thailand: come si corre a 60 gradi d’asfalto

motopress-bse-logo

Correre a Buriram, in Thailandia, significa affrontare una delle sfide più estreme dell’intero calendario WorldSBK. Con l’aria che sfiora i 40 gradi e l’asfalto che si avvicina ai 60, piloti e moto devono gestire un’autentica sauna a cielo aperto, senza rinunciare a venti giri tirati al massimo.

Buriram, circuito bollente del WorldSBK

Il Chang International Circuit è ormai sinonimo di caldo estremo nel mondiale Superbike. A differenza di altri tracciati caldi, qui il mix tra umidità, temperature elevate e durata delle gare porta al limite sia la resistenza fisica dei piloti sia l’affidabilità delle moto.

Basta affacciarsi al muretto box durante la corsa per capire la portata della sfida: anche chi resta fermo a seguire i tempi è costretto a bere continuamente e spesso a cambiarsi la maglietta a fine gara. In pista, dove i battiti sono costantemente alti e le tute in pelle riducono la dispersione del calore, la situazione diventa rapidamente critica.

È in questo contesto che il team Pata deve trovare il giusto compromesso tra prestazioni e gestione delle condizioni ambientali, lavorando su ogni dettaglio: dal set-up della R1 alla preparazione mirata dei piloti.

La sfida fisica dei piloti in condizioni estreme

Una gara di 20 giri a Buriram equivale a uno sforzo prolungato in ambiente iper-caldo, dove la disidratazione può compromettere lucidità, tempi sul giro e sicurezza. I piloti arrivano al via già preparati da settimane di lavoro specifico con i preparatori atletici, che simulano condizioni ad alta temperatura e umidità.

L’idratazione diventa un fattore chiave prima, durante e dopo il weekend di gara. Si lavora con piani precisi di integrazione di sali minerali e liquidi, mentre il team monitora costantemente lo stato fisico dei piloti tra una sessione e l’altra. Anche il recupero dopo le o la viene programmato per arrivare alla gara in condizioni ottimali.

Oltre allo sforzo fisico, c’è l’aspetto mentale: mantenere la concentrazione giro dopo giro in un ambiente tanto impegnativo richiede allenamento specifico e grande esperienza. Gli errori dovuti a calo di attenzione, che in condizioni normali sarebbero rari, diventano più probabili quando il corpo è al limite.

  • Temperature aria oltre i 35-40 gradi
  • Asfalto vicino ai 60 gradi
  • Gare da circa 20 giri
  • Rischio elevato di disidratazione
  • Stress termico per pilota e moto
  • Gestione accurata di preparazione e recupero

La Yamaha R1 nella sauna di Buriram

Se per i piloti Buriram è una prova estrema, lo stesso vale per le moto. Nella configurazione WorldSBK, la Yamaha R1 del team Pata Yamaha deve garantire prestazioni costanti nonostante le temperature fuori scala. Il lavoro dei tecnici si concentra su raffreddamento, gestione delle gomme e messa a punto del motore, per ridurre il rischio di cali di performance nel finale.

In condizioni così calde, ogni scelta – dalla pressione degli pneumatici ai parametri elettronici – viene ragionata tenendo conto dell’inevitabile aumento delle temperature durante la gara. L’obiettivo è permettere al pilota di spingere per tutti i 20 giri, senza ritrovarsi con una moto troppo nervosa o con pneumatici in crisi.

La capacità di adattare la R1 a un contesto simile rappresenta una parte fondamentale del lavoro del team. Buriram diventa così un banco prova estremo, utile non solo per inseguire il risultato nel weekend thailandese, ma anche per sviluppare soluzioni da riutilizzare su piste meno estreme del mondiale.

Riuscire a essere competitivi nella “sauna” di Buriram non è solo una questione di velocità assoluta: è una prova di organizzazione, preparazione e gestione della resistenza, in cui pilota e moto devono lavorare in perfetta sintonia dall’accensione del semaforo fino alla bandiera a scacchi.