Filo d’acciaio contro un endurista sedicenne, dura presa di posizione FMI

Un filo metallico teso tra due alberi a Costa Volpino, lungo le rive del fiume Oglio, ha rischiato di trasformare un’uscita in moto enduro in tragedia. A farne le spese è stato un sedicenne, rimasto ferito al torace e alle braccia, mentre il mondo del fuoristrada e la Federazione Motociclistica Italiana reagiscono con una condanna netta contro questi veri e propri attentati ai danni dei motociclisti.
L’agguato sul fiume Oglio e le conseguenze per il giovane pilota
L’episodio si è verificato lungo un tratto sulle sponde dell’Oglio, nel territorio di Costa Volpino, area spesso frequentata dagli appassionati di enduro. Il ragazzo stava effettuando un giro di ricognizione a bassa velocità quando ha impattato contro un filo d’acciaio teso all’altezza del pilota tra due alberi.
Solo la velocità ridotta e una serie di coincidenze fortunate hanno evitato conseguenze drammatiche: il sedicenne è stato colpito al torace e alle braccia, e non al collo, come purtroppo è accaduto in altre cronache simili. Restano comunque la gravità del gesto e l’intenzionalità di una trappola studiata per colpire chi circola in moto in quella zona.
I familiari del giovane hanno annunciato l’intenzione di sporgere denuncia contro ignoti. L’episodio ha immediatamente sollevato apprensione tra i motociclisti locali e nelle comunità enduristiche, da anni alle prese con atti ostili contro chi pratica fuoristrada.
Le parole del sindaco e la reazione del mondo motociclistico
Sull’accaduto è intervenuto Dario Colossi, sindaco di Rogno, che in un’intervista alla stampa locale ha espresso la propria condanna per il gesto, richiamando però anche il rispetto delle regole da parte degli enduristi. Il primo cittadino ha ricordato come sugli argini e nei greti dei fiumi, così come sulle strade agrosilvopastorali e nei boschi, spesso la circolazione con moto non sia consentita.
Un’osservazione che ha suscitato forte irritazione nell’ambiente motociclistico, perché percepita come una possibile sovrapposizione tra un reato gravissimo e il tema, pur legittimo, della regolamentazione del fuoristrada. La priorità, secondo molti appassionati e operatori del settore, dovrebbe restare la tutela dell’incolumità delle persone, indipendentemente da eventuali violazioni amministrative.
Proprio su questo punto è arrivata la presa di posizione della Federazione Motociclistica Italiana, che ha voluto marcare con decisione la differenza tra il rispetto delle norme e un atto deliberatamente pericoloso per la vita di un motociclista.
La condanna della FMI e le iniziative annunciate
Il presidente FMI Giovanni Copioli ha espresso una condanna senza esitazioni, definendo questi episodi come veri e propri attentati. Ha ricordato come il rispetto delle regole sia un principio fondante per la Federazione, ma che questo non possa in alcun modo attenuare la gravità di una trappola tesa ai danni di chi pratica enduro.
Copioli si è detto sorpreso e sconcertato dall’accaduto proprio in una delle terre simbolo dell’enduro italiano, manifestando vicinanza al giovane ferito e alla sua famiglia. Allo stesso tempo ha criticato le dichiarazioni del sindaco, ritenendo che possano essere male interpretate e rischino di spostare l’attenzione dal carattere criminale dell’azione subita dal ragazzo.
La Federazione ha annunciato una serie di iniziative concrete:
- interlocuzione con le autorità competenti perché vengano svolte indagini approfondite;
- richiesta di individuare i responsabili e di assicurarli alla giustizia;
- attività di sensibilizzazione presso i Moto Club della zona;
- azioni di sorveglianza contro nuovi atti criminali, nel rispetto delle aree dove l’enduro è autorizzato;
- richiamo costante alla pratica del fuoristrada in piena regola e sicurezza;
- collaborazione con le istituzioni locali per una migliore convivenza tra utenti del territorio.
L’episodio di Costa Volpino riporta in primo piano un problema purtroppo noto: l’uso di fili, cavi e altri ostacoli tesi di proposito per colpire motociclisti e ciclisti. Una deriva che va ben oltre il conflitto sull’uso dei sentieri e delle aree naturali, e che chiama in causa responsabilità penali pesanti.
Per il mondo delle due ruote, questo caso diventa l’ennesimo campanello d’allarme sulla necessità di vigilare, collaborare con le autorità e continuare a promuovere un uso responsabile del fuoristrada, ma soprattutto la tolleranza zero verso chi mette consapevolmente a rischio la vita di chi va in moto.