28 Febbraio 2026

Quando l’ordinario diventa straordinario: i gioielli di Padova

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Dal Nibbio II ai bisiluro di Taruffi, passando per la Cisitalia di Nuvolari: al Salone Auto e Moto d’Epoca di Padova una mostra speciale racconta come, nell’Italia del dopoguerra, ingegno e coraggio abbiano trasformato vetture comuni in prototipi da record e fuoriserie irripetibili. Un viaggio tra dieci auto che non sono solo pezzi da museo, ma tasselli vivi della storia del motorismo sportivo e artigianale italiano.

Padova, vetrina del genio italiano nel dopoguerra

L’esposizione L’ordinario diventa straordinario, allestita nel padiglione 3 e curata da Intermeeting e ACI Storico, riunisce dieci vetture provenienti dai principali musei italiani, dal Mauto di Torino al Museo Nicolis di . Il filo conduttore è l’Italia uscita dalla guerra: un Paese povero di mezzi ma ricco di idee, dove officine, carrozzieri e piccoli costruttori riscrivono le regole del design e delle competizioni partendo da telai e motori di grande serie.

Accanto alle icone dei Gentleman driver spiccano esperimenti di aerodinamica estrema, prototipi a metà tra auto e aerei, artigianato di altissimo livello e vetture che hanno sfidato record di velocità internazionali. Un racconto che intreccia la storia di tecnici e piloti – da Lurani a Taruffi, da Nuvolari a Paganelli – con quella di marchi come , Lancia, Cisitalia, OSCA e Stanguellini.

Record, coraggio e sperimentazione: le protagoniste

Regina ideale della mostra è il Nibbio II, proveniente dal Mauto di Torino. Progettato dal conte Giovanni Lurani Cernuschi con motore monocilindrico Guzzi da 350 cc, telaio tubolare e carrozzeria Ghia, questo siluro da record porta in dote 22 primati internazionali, conquistati tra metà anni Cinquanta e primi anni Sessanta. È l’evoluzione del Nibbio I del 1935, considerato la scintilla di una vera stagione di record di velocità su piccola cilindrata.

Accanto al Nibbio II, un altro protagonista assoluto del motorismo tricolore: il Bisiluro Tarf 1 di Piero Taruffi, anch’esso parte della collezione del Mauto. Due telai tubolari separati, uno per il pilota e uno per il gruppo motore-cambio di derivazione motociclistica, carrozzerie a goccia, trazione posteriore a catena e quattro ruote indipendenti: una macchina pensata esclusivamente per andare più forte di chiunque altro. Tra il 1948 e il 1957, Taruffi la porta a firmare 22 record internazionali, con diverse configurazioni di motore Guzzi e Gilera.

C’è poi la Cisitalia D46 del 1946, legata a uno degli episodi più celebri della leggenda di Tazio Nuvolari. Durante la Coppa Brezzi a Torino il volante si stacca in piena gara; Nuvolari continua a guidare appoggiando le mani direttamente sul piantone dello sterzo, si ferma, fa riparare la vettura, riparte più volte nonostante nuovi problemi e taglia il traguardo tredicesimo. Questa monoposto rappresenta alla perfezione il carattere di un’epoca: mezzi artigianali, affidabilità precaria, ma una determinazione assoluta dei piloti.

La mostra dedica spazio anche alle officine visionarie. L’auto sperimentale Dal Buono del 1939 porta su strada un brevetto depositato all’Università di Parigi: avantreno con ruote che si inclinano in curva, cambio sequenziale al volante e motore 1.1 di derivazione ARAR , con un sofisticato sistema per spostare il baricentro e frenare in piena piega in sicurezza. Un’idea troppo complessa per la grande serie, ma emblematica dell’inventiva italiana.

Carrozzieri, piccole scuderie e fuoriserie irripetibili

Dal Museo Nicolis arrivano tre esempi lampanti di come carrozzieri e artigiani abbiano saputo rendere straordinari telai di grande diffusione. La Fiat 500 Spider Sport del 1949, firmata Colli di Milano, nasce dalla mano di chi aveva persino tentato l’avventura dell’auto volante con il prototipo Aer 1. Con i suoi 750 cc e 520 kg è un esercizio di leggerezza e stile che anticipa molte soluzioni viste poi nelle collaborazioni Colli-Alfa Romeo.

Ancora più radicale la Fiat 1100 E Castagna “Vistotal” del 1950, cabriolet unica nel suo genere. Partendo dall’ultima 1100 con telaio separato, la milanese Castagna realizza una carrozzeria elegante con parabrezza senza montanti in vetro temprato portante, che assicura visibilità totale, abbinato a un volante trasparente. È la dimostrazione di come anche una berlina media possa diventare oggetto di design d’élite.

La Zanussi 1100 Sport, su base Fiat 508 C, racconta invece la realtà dei piccoli costruttori che adattavano di continuo le loro vetture per restare competitivi. Nel corso degli anni questa spider ha ospitato un sei cilindri Alfa Romeo 6C 1750 modificato, un motore 319 e infine un propulsore Fiat 1100 S, mentre la carrozzeria veniva via via aggiornata. Un’evoluzione continua, tipica delle corse private del dopoguerra.

La Lancia Sport Paganelli Siluro da Corsa del 1948 porta sulla pista l’estro partenopeo. Sabatino Paganelli, meccanico e costruttore napoletano, trasforma il raffinato telaio Aprilia in una serie di siluri da competizione; l’esemplare esposto monta un duemila Lancia profondamente elaborato, frutto di una ricerca ossessiva su peso, prestazioni e aerodinamica.

Non manca il capitolo dedicato alle piccole scuderie da corsa. L’OSCA telaio 1146, nata nell’officina dei fratelli Maserati dopo la cessione del marchio di famiglia, viene immatricolata nel 1954 e schierata dalla Scuderia San Giorgio Autocorse con il pilota francese Luc Descollages. Seconda di classe alla Mille Miglia del 1955, proseguirà la sua carriera agonistica fino agli anni Sessanta, approdando anche negli Stati Uniti.

Infine la Stanguellini 750 Sport Internazionale, progettata per la 24 Ore di Le Mans 1958: telaio e motore italiani, sviluppo e costruzione a Parigi in poco più di tre mesi. Con 741 cc e 75 CV a 7.500 giri, raggiunge la straordinaria soglia di 100 CV/litro, un dato che sintetizza il livello tecnico raggiunto dall’officina modenese fondata da Vittorio Stanguellini.

Insieme, queste dieci vetture raccontano come, nell’Italia del dopoguerra, il confine tra auto di tutti i giorni e prototipo da corsa potesse essere superato in un garage, con pochi mezzi ma con un patrimonio inesauribile di talento, fantasia e coraggio.

  • Dieci vetture iconiche dell’Italia tra anni Trenta e Cinquanta
  • Protagonisti assoluti: Nuvolari, Taruffi, Lurani, Paganelli
  • Record di velocità, Mille Miglia e Le Mans sullo sfondo
  • Carrozzieri e officine: Colli, Castagna, Zanussi, Stanguellini
  • Un percorso dal dopoguerra alla rinascita del motorismo italiano