Autunno caldo per l’auto: Italia in affanno, Francia modello da imitare

L’industria automotive italiana si prepara a un autunno rovente, tra crollo delle immatricolazioni, incertezza dei consumatori e sostegni pubblici giudicati insufficienti. Dal confronto tra istituzioni, consulenti internazionali e aziende emerge una convinzione: servono piani strutturali per la mobilità, sul modello di quanto già fatto dalla Francia, se si vuole evitare una crisi di lungo periodo.
Un settore strategico in bilico
Nel quinto appuntamento 2020 di #FORUMAutoMotive, andato in scena in streaming il 23 luglio, il promotore Pierluigi Bonora ha messo al centro la ripartenza di un comparto definito il motore dell’economia nazionale. Dopo il lockdown, il settore esce con oltre 600 mila immatricolazioni in meno in sei mesi e una dote di incentivi pari a 50 milioni di euro dal primo agosto, somma giudicata simbolica dagli addetti ai lavori.
Secondo le società di consulenza presenti, la crisi attuale non è un semplice rallentamento ciclico. AlixPartners stima per l’industria automotive globale una perdita di volumi pari all’intero mercato europeo pre-crisi e un “buco” di profitti fino a 220 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. I volumi 2019 potrebbero essere recuperati solo in tre-quattro anni, mentre per l’economia italiana nel suo complesso The European House – Ambrosetti prevede un ritorno alla normalità non prima di 5-6 anni.
In questo scenario, il terzo scostamento di bilancio da 25 miliardi senza misure specifiche per la mobilità viene letto come un segnale di scarsa consapevolezza politica sulla gravità della situazione. Gli esperti insistono sulla necessità di una regia competente e stabile, capace di coordinare strumenti fiscali, politiche industriali, formazione e infrastrutture.
Lavoro, consumi e mobilità: i nodi dell’autunno
Dal fronte sindacale, il segretario generale Fim Cisl Roberto Benaglia parla di clima di grande incertezza nelle fabbriche e di un autunno che non può essere gestito solo a colpi di ammortizzatori sociali. Per salvare l’occupazione, sostiene, occorre mettere le aziende in condizione di investire su nuovi modelli produttivi, competenze avanzate e filiere più affidabili, puntando sulla qualità del lavoro.
Sul fronte della mobilità quotidiana, l’autunno porterà un ulteriore banco di prova per il trasporto pubblico locale, costretto a operare a capacità ridotta. ACI Milano avverte che non si può pensare di colmare il gap con soluzioni estemporanee o “di moda” come i monopattini elettrici senza regole chiare. L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia osserva come il modello di mobilità collettiva, presentato negli ultimi anni come risposta a traffico ed emissioni, abbia mostrato tutti i suoi limiti in fase di emergenza, imponendo un ripensamento di lungo periodo in cui la mobilità privata più intelligente avrà un ruolo crescente.
Per DEKRA, lo scenario, pur critico, rappresenta anche un’occasione per accelerare verso il modello di smart city, a patto di avere una visione di lungo termine e stabilità politica, sia a livello centrale che locale. L’Italia, ricordano gli analisti, ha utilizzato tra il 2015 e il 2019 solo il 35 per cento dei fondi europei disponibili: un punto debole che rischia di compromettere anche l’uso delle nuove risorse in arrivo.
La lezione francese e la sfida dei fondi europei
Dal confronto emerge in modo netto il riferimento al caso Francia, indicato come esempio da seguire per tempestività e chiarezza di strategia. Ford Italia sottolinea come Parigi abbia messo nero su bianco, in poche decine di pagine, un piano strutturato per la mobilità del futuro: obiettivi, investimenti e priorità industriali, dalla rete di ricarica diffusa sul territorio alla leadership nella produzione di batterie per veicoli elettrici.
Gli operatori auspicano che anche l’Italia utilizzi i fondi europei come leva per un vero piano nazionale, invece che limitarli a misure frammentate e di breve respiro. Servono interventi coordinati che tengano insieme domanda e offerta: incentivi all’acquisto più efficaci, ma anche sostegno alla riconversione industriale, formazione delle competenze necessarie alla transizione tecnologica e sviluppo di infrastrutture adeguate.
In questo quadro, gli esperti individuano alcune priorità immediate per evitare che l’autunno si trasformi in una crisi irreversibile per la filiera:
- rafforzare e stabilizzare gli incentivi, andando oltre i 50 milioni stanziati e legandoli a obiettivi chiari di rinnovo del parco circolante
- varare un piano nazionale per infrastrutture di ricarica e nuove tecnologie, sul modello francese
- sostenere la riconversione produttiva delle imprese della filiera, con attenzione a batterie, elettronica e servizi digitali
- investire su formazione e aggiornamento delle competenze, per elevare la qualità del lavoro nel settore
- garantire una governance unitaria della mobilità, evitando frammentazioni tra livelli istituzionali
- utilizzare in modo pieno ed efficiente i fondi europei destinati a innovazione e transizione verde
Il messaggio che arriva da #FORUMAutoMotive è che la finestra per agire è stretta, ma non ancora chiusa. L’automotive può tornare ai livelli pre-crisi e restare pilastro dell’economia italiana, a condizione che il paese sappia dotarsi rapidamente di una strategia di sistema, superando l’approccio emergenziale e guardando ai prossimi vent’anni di mobilità.