28 Febbraio 2026

Auto green, non solo elettrico: il confronto di #FORUMAutoMotive

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La transizione verso una mobilità più sostenibile in Italia non può passare solo dall’auto elettrica, che oggi vale appena il 2 per cento del , mentre il restante 98 per cento resta sostanzialmente ignorato dalle politiche pubbliche. È il messaggio che emerge dal terzo appuntamento virtuale di #FORUMAutoMotive, dedicato al tema “Auto e sostenibilità, a lezione di mobilità green”, dove giornalisti, aziende e istituzioni hanno messo in discussione la strategia del Governo e chiesto una visione più ampia, pragmatica e tecnologicamente neutrale.

Una filiera strategica ignorata dalla politica

Il promotore di #FORUMAutoMotive, il giornalista Pierluigi Bonora, ha aperto i lavori sottolineando come una parte consistente della politica continui a sottovalutare il peso dell’automotive per l’economia nazionale. Puntare esclusivamente sull’elettrico, secondo Bonora, significa inseguire una svolta epocale senza basi realistiche, mentre lo stallo sugli sta paralizzando il mercato e bloccando la ripartenza post emergenza.

Preoccupazione condivisa da Geronimo La Russa, presidente di Aci Milano, che ha richiamato la necessità di considerare la mobilità nel suo insieme, tenendo insieme esigenze di salute pubblica, trasporto collettivo ridotto e bisogno di un mezzo individuale sicuro. Una visione parziale, ha evidenziato, rischia di danneggiare sia l’ambiente sia il sistema economico.

Sul fronte dei media di settore, Alberto Caprotti, responsabile Motori di Avvenire, ha definito “pericolosa” l’indecisione del Governo: gli incentivi in fasi straordinarie come questa possono essere uno strumento utile, ma solo se concreti e immediati. Il semplice annuncio, senza misure operative, induce infatti molti automobilisti a rimandare l’acquisto, congelando ulteriormente il mercato.

Dal lato delle case auto, Andrea Crespi, direttore generale di Hyundai Italia, ha ricordato che l’industria non chiede assistenzialismo, ma un innesco per rimettere in moto domanda e produzione. Concentrare risorse su un segmento marginale come l’elettrico puro, ha affermato, significa abbandonare il grosso del mercato, composto da vetture tradizionali o ibride che potrebbero comunque contribuire a svecchiare un parco circolante tra i più vecchi d’Europa.

Elettrico sì, ma insieme a motori termici e carburanti alternativi

Nel confronto è emersa una posizione condivisa: l’elettrico è destinato a crescere, ma non può essere l’unica risposta nel breve e medio periodo. Lo ha ribadito anche chi, come Mauro Tedeschini, fondatore di Vaielettrico, è tra i principali sostenitori di questa tecnologia. Secondo Tedeschini, occorre uscire dagli slogan: per molti anni la transizione dovrà convivere con motori convenzionali, mentre le case automobilistiche stanno investendo somme ingenti nella mobilità a batteria, ben superiori rispetto ad altre soluzioni.

Più netto il giudizio di Massimo Ghenzer, presidente di Aretè-Methodos, per il quale essere contro l’auto equivale a essere contro l’economia italiana. Le elettriche, ha ricordato, restano oggi troppo costose per l’automobilista medio; un aspetto evidente agli operatori ma poco presente nel dibattito politico.

Dal fronte parlamentare, il deputato Alessandro Cattaneo, membro della Commissione Finanze, ha riconosciuto il ritardo accumulato dall’Italia sulle politiche per l’auto e la necessità di conciliare obiettivi ambientali e industria. Tra le leve indicate figurano un uso più incisivo della fiscalità, con tetti di detrazione più alti per le auto aziendali e una riduzione dell’Iva sull’acquisto, sul modello già adottato dalla Germania.

Di fronte a uno scenario così articolato, il dibattito si è concentrato sulle alternative già disponibili: carburanti tradizionali sempre più puliti, gas naturale, GPL, biometano e, in prospettiva, idrogeno. Voci convergenti su un punto: la strada verso la mobilità green passa per un mix di tecnologie.

Idrogeno, gas e biometano: le altre vie verso la mobilità green

#FORUMAutoMotive ha dato grande spazio alle aziende attive nei carburanti classici e alternativi, con un occhio di riguardo all’idrogeno. Per Daniele Bandiera, amministratore delegato di IP, l’auto è oggi ingiustamente percepita come un problema gigantesco, quando in realtà rappresenta il mezzo individuale più sicuro dal punto di vista sanitario. La priorità, ha spiegato, è intervenire sul parco circolante, favorirne il rinnovo e definire un piano industriale che riporti produzione e competenze in Italia, accompagnato da investimenti in infrastrutture, ricarica elettrica compresa, ma più performante di quella attuale.

Secondo Daniele Lucà, Senior Vice President Global Sustainable Mobility di Snam, una transizione efficiente può passare dalla “bio-mobilità”: l’attuale rete del gas e le auto già predisposte consentono di accelerare l’uso di biometano e, in futuro, di idrogeno. Una logica condivisa da Landi Renzo, che sull’idrogeno ha impostato una parte consistente dei propri investimenti in ricerca. L’amministratore delegato Cristiano Musi considera l’idrogeno una grande opportunità per un Paese con lunga esperienza nella gestione dei gas, sottolineando come questa filiera sia già pronta a fare la propria parte.

Andrea Arzà, presidente di Assogasliquidi/Federchimica, ha ricordato che le infrastrutture del gas sono capillari e immediatamente sfruttabili per ridurre emissioni e costi. Un sostegno mirato agli impianti retrofit su veicoli Euro 2 ed Euro 3, spesso mantenuti per motivi economici più che per scelta, potrebbe avere un impatto contenuto sulla spesa pubblica e benefici estesi per tutta la filiera, dall’industria alla distribuzione.

In chiusura, il webinar ha ospitato la presentazione del Global Automotive Outlook di AlixPartners, curato dal managing director Dario Duse e dedicato allo scenario italiano post pandemia. Lo studio prevede almeno quattro anni per tornare ai livelli pre-crisi, con un progressivo allontanamento dai modelli tradizionali di prodotto e consumo. La guerra al diesel e l’exploit dei SUV hanno però frenato il calo delle emissioni di CO2, invertendo un trend che sembrava consolidato. In questo contesto, incentivi ben strutturati potrebbero favorire la ripartenza del mercato, indirizzando al tempo stesso le scelte dei consumatori verso veicoli meno inquinanti, qualunque sia la tecnologia adottata.

  • Settore automotive centrale per l’economia italiana ma poco considerato dalla politica
  • Elettrico importante ma insufficiente: serve un mix di soluzioni
  • Incentivi efficaci solo se concreti, immediati e non limitati a una nicchia
  • Gas, biometano e idrogeno indicati come leve già disponibili o prossime
  • Rinnovo del parco circolante e uso della rete esistente come priorità
  • Studi di settore prevedono una ripresa lenta, guidata da scelte tecnologiche pragmatiche