Fuoristrada in Abruzzo, via libera al transito sulle strade bianche

Fuoristrada in Abruzzo, via libera al transito sulle strade bianche

In Abruzzo arriva una svolta per il fuoristrada: la Regione approva un emendamento che scongiura il divieto totale di accesso ai mezzi motorizzati sulle strade non asfaltate, aprendo la strada a un utilizzo regolamentato sia sportivo sia turistico. Un passaggio chiave, sostenuto dalla , che può fare da riferimento per la gestione del territorio e delle attività off-road.

Cosa cambia per il fuoristrada in Abruzzo

L’intervento normativo riguarda il comma 7 dell’articolo 45 della legge regionale 3/2014, dedicata alla tutela e valorizzazione di foreste, pascoli e patrimonio arboreo. Il rischio era quello di un blocco quasi totale dei mezzi motorizzati al di fuori delle strade asfaltate, con conseguenze pesanti per l’, il e le iniziative mototuristiche.

Con il testo, la Regione si allinea al Nuovo Codice della Strada e distingue chiaramente tra aree vietate e viabilità a fondo naturale già esistente. Restano tutelati boschi e pascoli, dove è proibita la circolazione fuori da strade e piste, ma viene salvaguardata la possibilità di transito sulle strade carrozzabili a fondo naturale, che rappresentano la rete viaria utilizzata dagli appassionati di fuoristrada.

Il divieto rimane invece per la circolazione “in fuoripista”, cioè al di fuori di strade e piste già tracciate, e per la sosta oltre i tre metri dal ciglio della carreggiata. Una scelta che punta a limitare l’impatto ambientale senza criminalizzare l’uso responsabile della moto da fuoristrada.

Il ruolo della FMI e il confronto con le istituzioni

La Federazione Motociclistica Italiana è stata ascoltata dalla III Commissione della Regione Abruzzo, competente per Agricoltura, Sviluppo economico e Attività produttive, portando la posizione del mondo motociclistico e sottolineando le ricadute sportive ed economiche di un divieto generalizzato.

In audizione, il Coordinatore del Dipartimento Politiche Istituzionali , Tony Mori, ha sostenuto con forza l’approvazione dell’emendamento, evidenziando come il proibizionismo non rappresenti una soluzione. Secondo la FMI, il dialogo tra le parti e la definizione di regole chiare sono la strada per conciliare tutela dell’ambiente e diritto alla pratica sportiva riconosciuta dal CONI.

Mori ha inoltre ricordato che il Dipartimento Politiche Istituzionali sta seguendo diversi progetti con le istituzioni nazionali, con l’obiettivo di costruire rapporti stabili e individuare linee guida per l’off-road. Al centro, la volontà di garantire il rispetto dei territori e, allo stesso tempo, valorizzare il ruolo del motociclismo nello sviluppo locale, in particolare nelle aree interne e montane.

La vittoria ottenuta in Abruzzo viene letta dalla Federazione come un precedente importante, da utilizzare come modello in altre realtà regionali dove il tema dell’accesso ai tracciati fuoristrada resta aperto e spesso oggetto di scontro.

I punti chiave del nuovo comma 7

Il testo approvato sostituisce integralmente il precedente comma 7 della legge regionale 3/2014, introducendo una disciplina più precisa della circolazione nei boschi e sui pascoli. In sintesi, la nuova norma stabilisce che:

  • si applicano in ogni caso le disposizioni del Nuovo Codice della Strada;
  • nei boschi e sui pascoli è vietata la circolazione di mezzi motorizzati fuori da strade e piste esistenti;
  • la sosta dei veicoli non può avvenire oltre tre metri dal ciglio della strada o pista;
  • sono fatte salve le esigenze di pubblica incolumità e i casi previsti dai commi 3 e 4 della stessa legge;
  • per queste eccezioni è consentita la sosta entro tre metri dal ciglio delle strade comunque carrozzabili;
  • le strade a fondo naturale rimangono percorribili, se conformi al Codice della Strada.

La novità concreta, per gli appassionati di fuoristrada, è dunque il riconoscimento del diritto di transito sulle strade bianche e sulle piste esistenti, nel rispetto delle norme di circolazione e delle limitazioni ambientali. Un equilibrio che prova a superare la logica del divieto assoluto e apre a una gestione più moderna dell’off-road, in cui sport e turismo possano convivere con la salvaguardia dei territori montani e rurali abruzzesi.