Dakar 2026 a metà gara: Sanders e Al Attiyah in testa

Dopo il prologo e sei tappe disputate tra Yanbu e Riyadh, la Dakar 2026 entra nel suo giro di boa con una situazione ancora apertissima in tutte le categorie. Dei 317 equipaggi partiti, sono 244 quelli ancora pienamente in corsa per la medaglia di finisher, mentre altri 45 proseguono in modalità Dakar Experience dopo non aver completato parte del percorso.
Domani ripartiranno 93 moto (11 RallyGP e 82 Rally2), 141 equipaggi auto (58 Ultimate, 36 Challenger, 40 SSV e 7 Stock) e 40 camion. Nel Dakar Classic restano in gara 94 veicoli storici, mentre i 7 mezzi del programma Dakar Future Mission 1000 hanno ancora sei tappe per mettere alla prova le loro tecnologie a basse emissioni nel deserto saudita.
Moto: Sanders guida, Honda all’attacco
Il campione in carica Daniel Sanders sta rispettando il pronostico nella prima metà del rally. Il leader del Red Bull KTM Factory Racing ha lasciato inizialmente la ribalta al giovane compagno Edgar Canet, poi ha scelto il momento giusto per affondare il colpo e prendersi la vetta della generale.
L’australiano dispone però di un margine minimo: solo 45 secondi su Ricky Brabec. Il vantaggio sarebbe stato molto più ampio senza la penalità di 6 minuti per eccesso di velocità tra Hail e Riyadh. Brabec, ufficiale Monster Energy Honda HRC, non ha ancora vinto una speciale ma ha costruito la sua corsa sulla solidità, senza errori, restando pienamente in lizza per il successo finale.
Alle loro spalle, Luciano Benavides occupa il terzo gradino provvisorio del podio con la KTM, a poco più di dieci minuti dai due ex vincitori che guidano la classifica. Non al massimo della forma e un filo meno incisivo in termini di ritmo, l’argentino ha comunque conquistato la quinta tappa e, come spesso accade, punta a crescere nella seconda settimana: è a 10’15” dai leader e pronto a sfruttare il minimo errore.
Tosha Schareina, altro pilota di punta Honda, è quarto a meno di dodici minuti da Sanders. Lo spagnolo ha già due vittorie di tappa in saccoccia e ha indossato per un giorno i galloni di leader ad AlUla. Un errore procedurale all’uscita dalla zona rifugio della tappa marathon gli è però costato una pesante penalità di 10 minuti. Quinto al giorno di riposo, Ignacio Cornejo accusa quasi mezz’ora di ritardo: meno brillante dei rivali che lo precedono, il pilota Hero conta sulla regolarità per entrare in gioco nella lotta podio a Yanbu.
Grande protagonista di inizio rally, Edgar Canet ha vinto il prologo e la prima tappa, sfidando a viso aperto Sanders per diversi giorni al suo debutto in RallyGP con la KTM ufficiale. La rottura del pneumatico posteriore nella seconda parte della marathon lo ha però fatto precipitare al 59° posto assoluto, riducendo le sue ambizioni a nuovi successi di giornata. Hanno perso terreno nella marathon anche Ross Branch, partito forte, e Skyler Howes, penalizzato da una gestione troppo aggressiva del posteriore nella quarta tappa, così come Adrien Van Beveren, rallentato da problemi e incapace di tenere il passo dei migliori, ora quasi un’ora dietro.
In Rally2, il leader di metà gara è il rookie statunitense Preston Campbell, nono assoluto. Il pilota Honda ha costruito il suo vantaggio evitando errori e approfittando delle disavventure altrui: l’infortunio alla mano che ha costretto al ritiro Tobias Ebster dopo la terza tappa, la rottura della ruota posteriore di Michael Docherty, la caduta con conseguente ritiro di Harith Noah, la giornata nera di Neels Theric nel prologo e i problemi del compagno Martim Ventura nella quinta speciale. Campbell gestisce ora un margine di poco più di 15 minuti sullo sloveno Toni Mulec, con Konrad Dabrowski terzo a 23 minuti e ancora in piena corsa per la categoria.
Auto: Al Attiyah davanti, ma il vuoto non c’è più
La gerarchia tra piloti e costruttori è rimasta fluida per tutta la prima settimana, con continui ribaltoni dalla partenza di Yanbu fino a Riyadh. Una delle storie più forti è il ritorno vincente di Guillaume De Mévius, affiancato da Mathieu Baumel, che ha festeggiato il rientro alla Dakar meno di un anno dopo l’incidente che gli era costato l’amputazione della gamba destra. Il binomio Mini X-raid, però, è stato poi frenato da una serie di forature che lo hanno fatto scivolare in classifica.
La seconda tappa ha visto un dominio storico dei Toyota Hilux, con un quintetto guidato da Seth Quintero ai primi cinque posti, qualcosa che non si vedeva dal 2007. L’exploit non ha però avuto continuità: Yazeed Al Rajhi ha dovuto abbandonare, anche lui vittima dei pneumatici, e Ferreira, Price e lo stesso Quintero hanno perso molte posizioni. L’ultima carta vincente per Toyota è Henk Lategan, ora secondo assoluto a 6’10” dal leader.
In testa, come spesso accaduto nell’ultimo decennio, c’è Nasser Al Attiyah. Il cinque volte vincitore ha risposto ai dubbi nati dopo il ritiro del 2024 e il quarto posto del 2025 con una prestazione autoritaria nella sesta tappa, più di 300 km di sabbia e dune, il suo terreno preferito. Il qatariota, al volante del Dacia Sandrider, ha costruito nella giornata di venerdì il margine che gli consente di presentarsi al rest day da capoclassifica, seppur con un vantaggio insolitamente contenuto.
La statistica parla a suo favore: in ognuna delle sue ultime quattro vittorie, Al Attiyah era già leader a metà gara e non ha mai perso la testa dopo il giorno di riposo. Ma mai come quest’anno i distacchi sono così ridotti. Il quinto in classifica, Mattias Ekström, si trova a soli 12’11”, contro una media di 1h37’45” tra primo e quinto nelle ultime 25 edizioni. Ancora più minaccioso il fatto che sesto, a 17’36”, sia il compagno di squadra Sébastien Loeb, maestro di rimonte spettacolari.
Dietro Lategan, la principale minaccia per il leader Dacia arriva dai Ford Raptor, che dopo la terza tappa avevano monopolizzato i primi cinque posti con Mitch Guthrie in testa, impresa anch’essa inedita dal 2007. Il predominio iniziale si è attenuato, ma tre Ford ufficiali restano nel vivo della lotta: Nani Roma è terzo a 9’13”, Carlos Sainz quarto a 11’49” ed Ekström quinto a 12’11”.
Tra le due ruote motrici, il confronto si gioca in casa MD Rallye Sport, con il leader Simon Vitse che precede di appena 12 minuti il compagno-rivale Christian Lavieille. Nella categoria Stock, Defender ha fatto il suo ingresso con una vera e propria Dream Team: Rokas Baciuška, emerso come primo riferimento del marchio fin dalla tappa inaugurale, dispone ora di 44 minuti di margine su Stéphane Peterhansel, rientrato alla Dakar scegliendo una sfida tutt’altro che semplice. Giornata complicata anche per Sara Price, i cui problemi nella prima tappa hanno spalancato le porte del podio provvisorio al Toyota Land Cruiser di Ronald Basso.
Challenger: Navarro costruisce con la regolarità
La classe Challenger è una delle più incerte di questa Dakar: sette speciali, sei vincitori diversi e tre leader differenti nei primi sette giorni di gara. La sesta tappa ha proiettato in testa Pau Navarro, capace di prendere il comando alla vigilia del giorno di riposo grazie a una condotta regolarissima, fatta di piazzamenti di alta classifica senza mai una débâcle.
Lo spagnolo affronterà la seconda settimana con appena 5 minuti di vantaggio su Nicolás Cavigliasso. Il campione in carica del W2RC e vincitore della Dakar 2025 in categoria Challenger ha messo a segno la sua sesta vittoria di speciale di classe nella quarta tappa e resta incollato a Navarro, pronto a colpire al primo errore del rivale. L’argentino, navigato dalla moglie Valen Pertegarini, conosce già la strada verso il Beduino e punta dichiaratamente a un nuovo successo.
Il grande sconfitto della prima metà di gara è il saudita Yasir Seaidan, primo pilota di casa nella storia a guidare la generale Challenger. Sembrava sul punto di riprendersi la leadership nella tappa di venerdì: era davanti al km 204, ma un problema meccanico gli è costato 48 minuti e la possibilità di lottare per il titolo, relegandolo a oltre tre quarti d’ora dal vertice.
La categoria ha messo in luce anche due protagonisti speciali: l’olandese Puck Klaassen, quinta donna capace di vincere una tappa alla Dakar in qualsiasi classe, e Ignacio Casale, che ha colto il suo 24° successo parziale in carriera tra quad e Challenger, imponendosi con il Taurus T3 nella speciale di venerdì.
SSV: Heger detta il ritmo, Polaris contro Can-Am
A metà della 48ª edizione, la categoria SSV parla soprattutto americano: Brock Heger, campione in carica, sta dominando il gruppo. Dopo aver replicato il successo nel prologo ottenuto anche nel 2025, lo statunitense ha aggiunto altre due vittorie di tappa e si presenta al giorno di riposo con un margine di 33 minuti sul primo inseguitore.
Un vantaggio importante, che gli permette di gestire con relativa tranquillità l’inizio della seconda settimana, pur nella consapevolezza che le insidie del percorso possono rapidamente rimescolare le carte. Alle sue spalle, il compagno di squadra Polaris Xavier de Soultrait, vincitore dell’edizione 2024, guida la resistenza. Il francese ha dimostrato di avere ancora il colpo di gas giusto imponendosi nelle tappe 1 e 6, ma il ritardo accumulato resta pesante: per tornare in gioco dovrà sperare in un passo falso del leader.
Il duopolio Polaris/Can-Am ha animato la prima metà di gara, ma al momento sono i primi a tenere saldamente le redini con una doppietta provvisoria in classifica generale. Nonostante schieri nove mezzi ufficiali, Can-Am ha all’attivo una sola vittoria, firmata da Kyle Chaney. I continui attacchi di Francisco Chaleco López e di Jeremías González Ferioli non hanno ancora fruttato risultati pieni. L’argentino, due volte vincitore a Riyadh in passato, ha sfiorato un altro successo nella sesta tappa, ma si è dovuto fermare a pochi chilometri dal traguardo. La seconda settimana promette una lotta serrata.
Camion: Van den Brink ne approfitta, Macík paga caro
Tra i truck, la sesta tappa ha riscritto la classifica. Il bicampione e detentore del titolo Martin Macík ha vissuto un venerdì nero che ha ribaltato completamente le gerarchie alla vigilia del riposo. Fino ad AlUla, con la vittoria nella quarta tappa dominata da cima a fondo, il ceco sembrava in pieno controllo della corsa e pienamente lanciato verso il tris.
I 331 km di speciale tra Hail e Riyadh hanno però cambiato tutto: Macík si è fermato a lungo in prova, perdendo la leadership e gran parte del vantaggio accumulato. Al traguardo, il distacco dalla nuova punta della classifica era di 35 minuti.
A beneficiarne è stato Mitchel van den Brink. Il 24enne olandese, già vincitore del prologo e della terza tappa, ha ritrovato la testa della corsa occupata a inizio settimana. Alla guida di un mezzo MM Technology preparato proprio da Macík, Van den Brink si è distinto per solidità e costanza e si avvia alla seconda metà della Dakar da leader, in una posizione ideale.
Subito dietro si conferma il veterano Aleš Loprais, che venerdì ha centrato la sua 20ª vittoria di tappa in carriera al Dakar. È ora terzo nella generale, con Vaidotas Žala alle porte del podio grazie a un andamento molto regolare. Poco più di dieci minuti separano i primi tre, preludio a una seconda settimana particolarmente tesa.
Dakar Classic: Defender protagonista, equilibrio in vetta
Nella sesta edizione del Dakar Classic, riservato ai veicoli costruiti prima del 2005, 94 dei 97 iscritti iniziali hanno raggiunto la giornata di riposo. Tra i tre ritiri figura il Nissan numero 701 di Lorenzo Traglio, due volte secondo nelle edizioni precedenti. Un colpo durissimo per il team Tecnosport, tradito dal pick-up che ha rifiutato di avviarsi alla partenza della sesta speciale, chiudendo anzitempo la loro corsa.
Al comando della regolarità c’è il lituano Karolis Raišys, affiancato dal navigatore francese Christophe Marques, specialista in strumenti di navigazione e autentico whisperer del Defender. Il duo ha occupato la prima posizione in metà delle tappe disputate, dimostrando un ottimo equilibrio tra precisione di percorrenza e gestione del ritmo.
La lotta al vertice, però, resta apertissima. Il Dakar Classic non è affare solo maschile: sul podio provvisorio figurano due equipaggi composti da coppie nella vita e in abitacolo. Gli italiani Marco Leva e Alexia Giugni occupano la seconda posizione su Mitsubishi Pajero (Montero) con un passivo di 97 punti, mentre l’unico equipaggio di ex vincitori, formato da Juan Morera e Lidia Ruba, insegue a 131 punti di distanza a bordo di una replica della leggendaria Porsche 959.
Nelle posizioni di vertice resta in agguato anche un secondo Defender, quello dei francesi Maxence Gublin e Anthony Sousa, quarto a 165 punti dopo aver guidato la classifica per due giorni. La seconda settimana introdurrà una dose superiore di super-regularità, formula 2026 che combina navigazione (chilometraggio esatto tra due punti) e regolarità (tempo ideale tra due punti). Una miscela che promette ancora molte sorprese. La parata finale sulle rive del Mar Rosso, con l’evocazione del Lago Rosa, è ancora un miraggio lontano.