9 Febbraio 2026

Honda Racing Thanks Day, a Motegi sessant’anni di corse Honda

Honda Racing Thanks Day, a Motegi sessant’anni di corse Honda

Al Twin Ring di Motegi ha celebrato i sessant’anni dal debutto nei Mondiali con una grande festa aperta ai tifosi: oltre 17.000 appassionati hanno riempito paddock e tribune per il decimo Honda Racing Thanks Day, tra gare-spettacolo, leggende in pista e un parco mezzi unico che ha raccontato la storia sportiva della Casa giapponese.

Un evento unico tra passato e presente

Il Thanks Day è l’appuntamento con cui Honda, ogni fine stagione, ringrazia il pubblico che segue le sue sfide in pista. Un format gratuito e dichiaratamente “fan first”, in cui gli appassionati possono avvicinarsi a moto e auto da corsa e vedere all’opera campioni provenienti da praticamente ogni disciplina in cui corre il marchio: dalla Formula 1 alla MotoGP, dall’IndyCar al Mondiale Superbike, dal WTCR al Mondiale Endurance, dal MXGP al , fino ai campionati Super GT e Japanese Super Formula.

Il decimo appuntamento è stato anche l’occasione per ripercorrere sei decenni di successi iridati, dal 1959 a oggi. Nel paddock di Motegi hanno sfilato monoposto di F1 storiche e recenti, prototipi endurance, GT e alcune delle moto che hanno scritto pagine fondamentali del e della 500.

In pista e fuori si sono alternati decine di piloti Honda tra i migliori al mondo: il portacolori Toro Rosso Honda in F1 Daniil Kvyat, il vincitore della 500 Miglia di Indianapolis Takuma Sato, i piloti MotoGP e Takaaki Nakagami, l’ex campione del mondo F1 e campione Super GT Jenson Button, il leader WTCR Esteban Guerrieri e molti altri protagonisti delle principali serie internazionali.

Gare-spettacolo: kart, mini-moto e GT

Nonostante l’atmosfera di festa, in pista i piloti non si sono risparmiati, dando vita a gare combattute come in un vero weekend di campionato. Uno dei momenti più seguiti è stata la gara di kart a squadre, con equipaggi misti auto-moto e pit stop in stile endurance, vinta al termine di un acceso duello all’ultimo giro da Cal Crutchlow in coppia con il pilota Super GT Hideki Mutoh.

Alle loro spalle si è classificato il team formato da Daisuke Nakajima, compagno di Mutoh nel Super GT, insieme al pilota All Japan Superbike Takumi Takahashi, mentre il terzo gradino del podio è andato alla coppia Daniil Kvyat–Tomoyuki Ogawa, tester HRC. Il russo ha scherzato attribuendo la sconfitta al proprio peso rispetto agli avversari, sottolineando però l’entusiasmo per il calore del pubblico giapponese.

Spettacolo anche su due ruote con la velocissima gara monomarca dedicata alle Honda MSX 125 Grom, vinta da Ai Ogura del Team Honda Asia Moto3. Secondo posto per il campione endurance Mike Di Meglio (F.C.C. TSR Honda France) e terzo per Cal Crutchlow, di nuovo sul podio dopo un serrato finale con Ogura.

Nelle quattro ruote, il Super GT di giornata ha premiato il Team Kunimitsu con Naoki Yamamoto e Jenson Button, coppia che nel 2018 aveva conquistato il titolo nella serie GT500. L’ultima prova della Japanese Super Formula è andata invece a Lucas Auer, a completare un programma di manches pensato più per lo spettacolo che per i punti, ma con un livello di guida tutt’altro che dimostrativo.

Leggende Honda in azione a Motegi

La celebrazione dei sessant’anni non poteva prescindere dai pezzi di storia. Takuma Sato ha infiammato il pubblico portando in pista la McLaren Honda MP4/4, la monoposto con cui Ayrton Senna conquistò il titolo mondiale F1 1988. Lo stesso Sato si è alternato al volante della Indycar con cui ha vinto la 500 Miglia di Indianapolis 2017, di una Honda NSX del Super GT e di una monoposto della Suzuka Racing School, la “scuola” dove mosse i primi passi agonistici.

Sul fronte moto, grande attesa per la Honda NSR500 iridata 1989 con Eddie Lawson: Cal Crutchlow l’ha guidata sul tracciato di Motegi, parlando di un privilegio assoluto per chi è cresciuto guardando le battaglie delle 500 due tempi. Un’esperienza che, secondo il britannico, ha confermato tutto il fascino e la brutalità delle regine dell’epoca pre-MotoGP.

Daniil Kvyat, atteso il weekend successivo al GP del Brasile, ha sottolineato come il Thanks Day gli abbia permesso di toccare con mano l’intera epopea Honda, dalle prime F1 alle monoposto più recenti, rimanendo colpito dall’affetto dei tifosi giapponesi già sperimentato a Suzuka. Parole di ringraziamento sono arrivate anche dal presidente Honda Motor Takahiro Hachigo, che ha ricordato come il debutto iridato del marchio nel 1959 coincida con il suo anno di nascita, a testimonianza di un legame tra azienda, competizioni e pubblico che dura da oltre mezzo secolo.

Per Honda il Thanks Day è stato quindi molto più di un raduno di fine stagione: un modo concreto per mettere sullo stesso piano le imprese del passato e le sfide tecnologiche presenti, celebrando il motorsport come laboratorio e spettacolo condiviso con i tifosi. Un format che, a giudicare dall’entusiasmo di Motegi, resta uno degli esempi più riusciti di come un costruttore possa raccontare la propria storia sportiva in pista, dal vivo.