2 Marzo 2026

Il ruolo strategico dell’automotive per il sistema Paese

motopress-bse-logo

L’intervento di Massimiliano Di Silvestre, presidente e amministratore delegato di Italia, al Forum WPP / The European House – Ambrosetti riporta al centro del dibattito il peso reale del settore automotive italiano. Numeri e tendenze mostrano un comparto decisivo per il sistema Paese, messo alla prova dalla crisi sanitaria ma ancora cruciale per occupazione, innovazione ed export. Per comprenderne le prospettive è necessario partire dai dati, che fotografano un’industria ad alta intensità tecnologica e fortemente integrata con l’Europa.

Un settore che pesa su PIL, occupazione e filiera

Nel 2019, ultimo anno prima dell’impatto della pandemia, l’automotive in Italia ha espresso appieno la propria dimensione economica. Il fatturato diretto del comparto ha raggiunto 52 miliardi di euro, che salgono a 106 miliardi se si considerano le attività indirette collegate alla filiera. Una massa critica che si traduce in un contributo stimato attorno all’11-12% del PIL nazionale, a conferma di come la mobilità a quattro ruote resti una delle colonne portanti del manifatturiero italiano.

L’occupazione segue la stessa traiettoria di rilievo. Il settore auto impiega direttamente il 4,6% del totale degli addetti del manufacturing, rappresentando uno dei poli industriali più significativi per numero di posti di lavoro. All’interno di questo quadro, la filiera componentistica gioca un ruolo determinante: vale circa 38 miliardi di euro e conta oltre 126 mila addetti, segno di un tessuto produttivo diffuso, specializzato e capace di presidiare nicchie tecnologiche e di processo.

Questi elementi spiegano perché le scelte strategiche sull’automotive non possano essere considerate temi di nicchia o esclusivamente di prodotto. Ogni variazione di scenario – normativo, tecnologico o di domanda – si riflette su un perimetro ampio di imprese, professionalità e territori. La stima, elaborata da E&Y, di un impatto medio del 25% sui fatturati a causa della crisi epidemiologica evidenzia la vulnerabilità di un comparto ad alto valore aggiunto ma esposto alle turbolenze globali.

Motorizzazione elevata e parco circolante anziano

Un altro dato chiave riguarda la dimensione e la struttura del parco auto. L’Italia è tra i Paesi con il tasso di motorizzazione più elevato, con 730 auto ogni 1.000 abitanti. Un indice che riflette l’importanza dell’auto nella vita quotidiana, nella mobilità privata e nelle esigenze di collegamento tra aree urbane e territori meno serviti dal trasporto pubblico.

A fronte di questa diffusione, il parco circolante si presenta però tra i più anziani in Europa: l’età media è di 11,3 anni, superiore alla media europea di 10,8 anni. Uno scarto apparentemente contenuto, ma indicativo di un rinnovo lento delle vetture circolanti. Ne derivano interrogativi concreti su sicurezza, efficienza energetica e impatto ambientale, in un momento in cui l’Unione europea spinge verso una mobilità sempre più sostenibile e digitale.

La combinazione tra alto tasso di motorizzazione e anzianità del parco suggerisce un potenziale importante di rinnovamento, ma anche la necessità di politiche stabili e coerenti che accompagnino cittadini e imprese nella sostituzione dei veicoli più datati. Per il settore automotive italiano questo passaggio rappresenta al tempo stesso un rischio e un’opportunità: rischio di rallentamento per chi non saprà aggiornare prodotti e processi, opportunità di crescita per chi riuscirà a interpretare la domanda di tecnologie più efficienti e connesse.

Innovazione, ricerca ed export verso l’Europa

La dimensione tecnologica completa il quadro del settore automotive italiano. La componente legata alla ricerca e sviluppo raggiunge circa 1,7 miliardi di euro all’anno, pari al 13,2% del totale degli investimenti in R&S. Si tratta di una quota significativa, che conferma l’automotive come uno dei motori dell’innovazione industriale nazionale. Dalla progettazione di componenti avanzati all’introduzione di nuovi sistemi di sicurezza e propulsione, il comparto contribuisce in modo sostanziale alla modernizzazione della base produttiva.

Accanto all’innovazione, l’export rappresenta un altro pilastro del settore automotive italiano. Il 76% dell’export di componentistica e carrozzeria è diretto verso l’Europa, a testimonianza di una forte integrazione con le catene del valore continentali. Le aziende italiane fungono da fornitori qualificati per i principali costruttori europei, occupando posizioni spesso specialistiche all’interno delle piattaforme produttive condivise.

Questa proiezione internazionale rafforza il peso del settore automotive italiano all’interno del sistema Paese, ma lo rende anche particolarmente sensibile alle evoluzioni regolatorie e di dell’Unione europea. Standard emissivi, obiettivi climatici, tempi e modalità della transizione verso nuove forme di propulsione sono variabili che incidono direttamente sulla capacità competitiva delle imprese della filiera.

Alla luce di questi elementi, il settore automotive italiano emerge come un nodo strategico nel rapporto tra multinazionali, industria nazionale e politiche pubbliche. Il confronto tra attori istituzionali e imprese, come quello ospitato dal Forum WPP / The European House – Ambrosetti, assume quindi un ruolo centrale per individuare strumenti e priorità. Il tema non riguarda soltanto il futuro del mercato dell’auto, ma più in generale la direzione di marcia del sistema produttivo italiano in una fase di trasformazione profonda.

  • Fatturato diretto 2019: 52 miliardi di euro
  • Fatturato complessivo diretto e indiretto: 106 miliardi
  • Incidenza sul PIL nazionale: circa 11-12%
  • Occupazione manifatturiera diretta: 4,6%
  • Filiera componentistica: 38 miliardi e oltre 126 mila addetti
  • Investimenti annui in R&S: circa 1,7 miliardi, pari al 13,2% del totale

In questo scenario, il settore automotive italiano si conferma un osservatorio privilegiato per leggere le potenzialità e le fragilità del sistema Paese. La capacità di capitalizzare il patrimonio industriale esistente, guidare il rinnovo del parco circolante e mantenere un ruolo di primo piano nelle catene del valore europee sarà uno dei banchi di prova della competitività italiana nei prossimi anni.