Manuel Poggiali, due volte iridato al fianco dei giovani dell’ELF CIV

Due titoli mondiali in bacheca e una nuova vita nel paddock dell’ELF CIV. Manuel Poggiali, campione del mondo 125 nel 2001 e 250 nel 2003, è tornato nel giro che conta con un ruolo diverso: oggi è coach, consulente in pista per giovani piloti che cercano la strada verso l’alto livello. Un passaggio di testimone che racconta molto del campionato italiano e del suo crescente peso nella formazione dei talenti.
Dalla minimoto al CIV: così nasce il Poggiali coach
L’avventura di Poggiali come coach parte quasi per caso, nell’estate scorsa. Tutto nasce dall’idea di Gianmarco Andreoni, amico storico e suo tifoso, oggi alla guida del piccolo team AG Racing. L’obiettivo è chiaro: creare una struttura capace di supportare i giovani, a partire dalle basi, con giornate di prove in minimoto a Cattolica e affiancando loro un tecnico d’eccezione come Manuel.
In questo contesto arriva il primo incontro con Eugenio Generali, che si presenta ai corsi con la sua minimoto e pochissima esperienza alle spalle. Da lì si sviluppa il percorso: Andreoni, dopo aver già portato in pista Arduini nella SS300, decide di far correre anche Generali nel CIV e chiede a Poggiali di seguirlo in modo continuativo. All’inizio Manuel rifiuta, frenato dai suoi impegni e da qualche dubbio sul progetto. Il tempo e la voglia di rimettersi in gioco però prevalgono.
Oggi Poggiali racconta quella decisione come una delle migliori scelte degli ultimi anni. Il lavoro con Generali, alla prima stagione con le moto a marce e al debutto assoluto nelle competizioni, è impostato dichiaratamente come anno di apprendimento. Il salto è enorme, ma i progressi soddisfano coach e team, confermando che l’intuizione di puntare su un ragazzo tutto da formare non era azzardata.
Il rilancio di Bruno Ieraci e il metodo di lavoro
Dopo Generali, il nome che riporta Poggiali al centro del paddock ELF CIV è quello di Bruno Ieraci. La chiamata arriva circa un mese prima della tappa del Mugello: a cercarlo è la manager del pilota, Emanuela Rosa, dopo un fine settimana complicato nel CEV a Barcellona. L’obiettivo è chiaro: riportare serenità, metodo e risultati.
Il primo banco di prova è un test in Coppa Italia al Mugello, poco prima del round CIV. L’intesa con Ieraci e con i tecnici TM è immediata: si lavora incrociando dati, sensazioni del pilota e osservazioni da bordo pista. Bruno ritrova feeling con la moto ma, soprattutto, torna a sorridere. Con l’inizio della collaborazione arrivano anche i risultati: il weekend di gara al Mugello conferma il potenziale del binomio, con prestazioni che riportano Ieraci ai vertici.
Poggiali descrive così il suo approccio al ruolo di coach:
- partire sempre dalla persona, dal carattere del pilota e da come comunica
- osservare da fuori, leggere la guida e le difficoltà reali in pista
- concentrare il lavoro sui punti deboli, più che su motore o dettagli marginali
- aiutare il pilota a “sentire” la moto, cucendogliela addosso insieme ai tecnici
- curare anche la tattica di gara, non solo la prestazione sul giro
Per Manuel, la parte più stimolante è semplice da definire: vincere. È il punto d’arrivo di un processo che passa per analisi, correzioni e crescita continua. Quando il risultato non arriva, il lavoro diventa ripartenza e costruzione in vista della sfida successiva. Le difficoltà, sottolinea, non mancano mai, ma con una preparazione adeguata ogni sfida può diventare alla portata.
Un CIV di alto livello e un nuovo modo di vivere le corse
Tornare nel Campionato Italiano dopo averlo corso da pilota e dopo anni lontano dalle competizioni ha permesso a Poggiali di misurare il salto di qualità della serie tricolore. Il giudizio è netto: il livello è molto alto, a partire dalla Superbike, dove i riferimenti cronometrici sono significativi e piloti come Michele Pirro riescono a confermarsi anche a livello mondiale come wild card. Anche le categorie cadette, Moto3 in testa, offrono un terreno credibile per la crescita dei giovani.
Poggiali sa che la carriera di un pilota dipende da molti fattori, tecnici e personali. Il suo contributo è diventare anello di congiunzione tra talento grezzo, esigenze dei team e complessità delle gare moderne. Con Generali e Ieraci l’obiettivo dichiarato è aiutare a far emergere il potenziale, passo dopo passo.
Quanto a un ritorno in gara, Manuel è chiaro: quella pagina è chiusa. Dopo il ritiro nel 2008 si era volutamente allontanato dal mondo delle corse per oltre due anni, riscoprendo poi la moto in pista attraverso le scuole di guida con Marco Lucchinelli e Fausto Ricci. Un’esperienza che gli ha fatto ritrovare il piacere della guida senza la pressione del cronometro. C’è stata anche una parentesi tecnica con Michelin, per lo sviluppo degli pneumatici MotoGP, ma sempre con la consapevolezza che fosse un capitolo temporaneo.
Oggi il ruolo di pilota professionista non rientra nei suoi piani: i sacrifici, l’allenamento, la dedizione totale non si conciliano più con la vita che ha costruito fuori dalle gare. In moto continua ad andarci spesso, tra prove libere e corsi, ma è nel box, dietro al muretto, che ha ritrovato il suo spazio naturale. Le gare, ammette, non gli mancano. A mancare, eventualmente, sarebbero i giovani se non ci fosse qualcuno pronto a guidarli. Ed è proprio lì che, all’ELF CIV, oggi c’è Manuel Poggiali.