28 Febbraio 2026

Aprilia Tuareg 660, progetto Back to Africa verso i grandi rally

Aprilia Tuareg 660, progetto Back to Africa verso i grandi rally

prepara il ritorno nei grandi rally raid nel 2024 con un progetto ambizioso gestito direttamente da Aprilia Racing. Al centro dell’iniziativa c’è la 660, l’ bicilindrica che, già nel nome, richiama il deserto e l’avventura e che diventerà la base per la nuova sfida fuoristrada della Casa di Noale.

Ritorno al deserto con la Tuareg 660

Il reparto corse di Noale torna così alle origini, a quelle discipline offroad che segnarono il debutto di Aprilia nelle competizioni nazionali e mondiali. La nuova 660 rappresenta il fulcro tecnico e simbolico del progetto: la sua configurazione bicilindrica, la ciclistica votata all’enduro e la filosofia adventure ne fanno la candidata naturale per i rally raid.

L’obiettivo è ripetere e aggiornare l’esperienza delle partecipazioni alla nel triennio 2010-2012, quando Aprilia conquistò vittorie di tappa e un podio assoluto, rimanendo ancora oggi l’ultima casa italiana ad aver vinto una speciale alla Dakar.

Jacopo Cerutti pilota ufficiale e collaudatore

Alla guida del progetto sportivo ci sarà Jacopo Cerutti, classe 1989, nuovo pilota ufficiale Aprilia Racing per l’offroad. Il comasco porta in dote una solida esperienza nei rally e nell’enduro, fondamentale per lo sviluppo della Tuareg 660 in configurazione gara.

  • Pluricampione italiano
  • Quattro titoli italiani
  • Un titolo europeo Enduro
  • Sei partecipazioni alla Dakar

Al suo fianco correrà Francesco Montanari, protagonista dell’enduro a livello nazionale e autore di buone prestazioni nel Campionato Italiano Motorally, dove ha debuttato nel 2022. Entrambi saranno in sella alle Tuareg 660 ufficiali nel Tricolore Motorally , stagione dedicata allo sviluppo del progetto.

Le parole di Rivola, Albesiano e Cerutti

Massimo Rivola, Amministratore Delegato di Aprilia Racing, inquadra così il nuovo corso:

Massimo Rivola sottolinea che con il progetto Back to Africa Aprilia Racing torna al mondo offroad e alle competizioni che ne hanno sancito la nascita. Il reparto corse continua a puntare forte su e gare in pista, e sul lavoro di crescita di nuovi talenti attraverso il Campionato SP 250 e il Trofeo RS 660. In parallelo, però, si apre un capitolo completamente nuovo con la Tuareg 660, ulteriore segnale di sviluppo per una struttura sportiva che negli ultimi anni ha raggiunto risultati mai ottenuti prima da Aprilia.

Romano Albesiano, Direttore Tecnico Aprilia Racing, ricorda come la Casa di Noale sia l’ultima marca italiana ad aver vinto una tappa alla Dakar e come l’ultimo podio assoluto risalga al 2010. Sottolinea che il progetto è ancora alle prime fasi e che la stagione 2023 servirà ad avviare il percorso verso il ritorno alle grandi gare nel deserto. La futura moto da rally, precisa, sarà costruita nel pieno rispetto dei valori Aprilia: innovazione al servizio della performance.

Jacopo Cerutti esprime grande entusiasmo per l’ingresso nel team: essere legato a un marchio italiano al 100% con una storia sportiva così importante rappresenta per lui un motivo di orgoglio. Dopo le esperienze con le enduro 450, il passaggio a una bicilindrica ad alto potenziale come la Tuareg 660 è una sfida nuova e stimolante, resa ancora più interessante dal ruolo centrale che avrà nello sviluppo tecnico della moto.

Sviluppo racing con GCorse e programma Motorally

La versione da competizione della Tuareg 660 sarà sviluppata da Aprilia Racing in collaborazione con GCorse, la struttura dei fratelli Gianfranco e Vittoriano Guareschi. Il team Guareschi ha già lavorato sulla Tuareg nel 2022, partecipando al Campionato Italiano Motorally, dove la bicilindrica ha evidenziato fin da subito un grande potenziale.

Nel 2023 l’impegno nel Tricolore Motorally proseguirà con due Tuareg 660 ufficiali affidate a Cerutti e Montanari. L’intera stagione sarà focalizzata sulla messa a punto della moto in vista del rientro nei grandi rally raid del 2024.

Supporto ai privati e nuova classe GPX

Parallelamente al programma ufficiale, Aprilia sarà presente nel Campionato Italiano Motorally con una propria struttura di assistenza dedicata a tutti i piloti che correranno con Tuareg 660 nella nuova classe entry level GPX. Questa categoria è stata creata con l’obiettivo di rendere più accessibile la partecipazione alle competizioni, favorendo l’ingresso di nuovi appassionati nel mondo dei rally.

In questo modo Aprilia prosegue la propria missione di avvicinare sempre più motociclisti all’attività sportiva, una linea già perseguita con successo in pista attraverso il Campionato Italiano Aprilia Sport Production e il Trofeo Aprilia RS 660.

Aprilia Racing, radici profonde nel fuoristrada

Il ritorno nei rally raid non è un semplice esperimento, ma un richiamo diretto alla storia del marchio. Le competizioni offroad furono infatti il primo terreno di sfida per Aprilia. Già nei primi anni Settanta i modelli come lo Scarabeo evidenziavano una spiccata vocazione al fuoristrada.

  • 1974: prima moto da gara di Noale, una 125 da cross
  • 1977: primi titoli italiani nelle classi 125 e 250
  • 1978: primi podi e visibilità nel Campionato del Mondo Cross

Nel 1985 inizia l’avventura nella velocità con il Motomondiale, ma il primo titolo iridato arriva dal nel 1992. Dal mondo del fuoristrada giungeranno in seguito altri sette titoli mondiali. Dal 2004 al 2011 le bicilindriche SXV 450 e 550 dominano la scena Supermoto con tre titoli Piloti e quattro Costruttori.

Il legame con i rally raid si consolida con la Paris-Dakar: dopo una prima apparizione epica nel 1989 con la Tuareg, Aprilia torna alla grande corsa nel deserto nel 2010 con la rivoluzionaria bicilindrica RXV Rally 450, schierata per tre edizioni consecutive fino al 2012. La RXV Rally ottiene da subito tre vittorie di tappa e il terzo posto assoluto nel 2010, sfiorando un clamoroso successo al debutto.

Ancora oggi Aprilia resta l’ultima casa italiana capace di vincere una tappa alla Dakar, nel 2012. Con il progetto Back to Africa e la Tuareg 660, il marchio di Noale punta a riaprire quel capitolo, riportando un nome storico del fuoristrada italiano sulle piste del deserto.