Paolo Lucci, la sua Dakar da miglior italiano nel 2023

Segni della fatica sul corpo, lucidità nella voce e la testa già proiettata alla prossima sfida. A 29 anni, il toscano Paolo Lucci, originario di Castiglion Fiorentino, ha vissuto una Dakar 2023 da protagonista: miglior italiano in gara, 15esimo assoluto in classifica generale e secondo nella categoria Rally 2 in sella alla KTM 450 Rally Replica del BAS World KTM Racing Team.
Una Dakar di emozioni, cadute e consapevolezza
Lucci descrive la Dakar 2023 come una gara intensa e completa, con tutte le sfumature tipiche dei rally-raid nel deserto: due settimane di saliscendi emotivi e sportivi, dove può succedere di tutto.
La caduta nella prima settimana è stato l’episodio più critico: un impatto violento che lo ha provato sia fisicamente sia mentalmente, facendogli perdere tempo prezioso e condizionandolo per qualche giorno. Nonostante ciò, il pilota toscano sottolinea come, vista l’entità dell’incidente, sia stato fortunato a non riportare conseguenze gravi e a poter proseguire la gara fino al traguardo.
Sul risultato finale, Lucci si dice complessivamente soddisfatto. Riconosce i meriti del vincitore della Rally 2, Romain Dumontier, e ammette che, anche senza la caduta, il piazzamento non sarebbe necessariamente cambiato: una gara così lunga e imprevedibile rende quasi impossibile fare pronostici. Il grande valore, secondo lui, è aver terminato per la prima volta la Dakar, portando a casa esperienza e lezioni fondamentali per il futuro.
Il confronto con i top rider e lo step mentale
Uno dei passaggi chiave di questa Dakar per Lucci è stato il confronto diretto con i top rider. Più volte ha guidato insieme a loro, scoprendo da vicino il loro livello reale.
Ha capito che i migliori non fanno nulla di “sovrumano”: eseguono le stesse manovre degli altri piloti, ma a una velocità superiore e con grande costanza. Questa consapevolezza lo porta a parlare di uno step soprattutto mentale da compiere per alzare ulteriormente il proprio livello.
Per colmare il gap serve aumentare la concentrazione e accumulare esperienza correndo più gare in condizioni simili, su terreni analoghi a quelli della Dakar. Un aspetto non semplice per un pilota italiano, viste le limitazioni del territorio nazionale rispetto agli scenari desertici.
L’amore per il deserto oltre la gara
Alla base della scelta di correre la Dakar non c’è solo l’agonismo. Lucci si definisce innamorato del deserto ancora prima di averci messo le ruote. Più dei numeri e dei risultati, lo affascinano gli scenari, gli spazi immensi e il senso di avventura.
La dimensione sportiva resta però centrale: è ciò che lo spinge ad allenarsi ogni giorno e a vivere la Dakar come l’appuntamento più importante dell’anno. Durante le speciali si attraversano luoghi stupendi, che però si riesce a godere solo in parte, schiacciati dalla concentrazione e dal ritmo di gara.
La vera sfida è nella testa
Per Lucci, la parte più difficile della Dakar non è solo fisica, ma soprattutto psicologica. In due settimane la vita viene completamente stravolta: sveglia tra le due e le tre del mattino, a letto intorno alle otto di sera, giornate lunghissime e stressanti che diventano routine solo dopo qualche giorno.
Abituarsi a questo ritmo è complicato, specialmente nella prima settimana. Gestire la mente diventa cruciale, anche più della resistenza fisica. Ne è esempio la quinta tappa, quando, dopo una brutta caduta, Lucci fa fatica persino ad alzarsi da terra. La strumentazione è distrutta, il corpo fa male ovunque, la testa gira e mancano ancora 170 km alla fine della speciale. Nonostante ciò, riesce a ripartire, togliere i pezzi danneggiati e completare il tratto con un buon ritmo, tra dolore e lacrime agli occhi. In condizioni simili, sostiene, senza una testa forte ci si ferma.
Una Dakar dura ma non estrema come previsto
Dal punto di vista tecnico, Lucci definisce la Dakar 2023 una bella ed equilibrata edizione. La prima settimana è stata particolarmente impegnativa, con speciali lunghe e molto varie. La seconda era annunciata come ancora più tosta, ma si è rivelata sì dura, ma meno estrema di quanto prospettato: tante dune, ma tappe complessivamente più corte e quindi meno selettive.
La tappa più difficile, a suo avviso, è stata la numero 2: oltre 400 chilometri quasi tutti su sassi, con velocità medie elevate, una speciale che ricordava un interminabile tratto di enduro. Un terreno che Lucci ammette di aver sofferto più di altri.
Preservare la moto in una maratona nel deserto
La Dakar mette duramente alla prova anche i mezzi. Per arrivare in fondo, la prima regola, sottolinea Lucci, è semplice quanto difficile: non cadere. Ogni impatto può compromettere seriamente l’integrità della moto.
Fondamentale è poi il lavoro del team. In questo senso il BAS World KTM Racing Team è stato determinante: nessun problema tecnico rilevante e una KTM 450 Rally Replica sempre al massimo dell’efficienza. Per puntare a un buon risultato alla Dakar serve una moto sufficientemente nuova e una squadra capace di riconsegnartela ogni giorno in condizioni perfette. A questi livelli non si può lasciare nulla al caso: anche un guasto minimo, su una tappa da 700 km, rischia di diventare un problema enorme.
Il gap con i big e i piloti che hanno impressionato
Guardando la classifica generale, il distacco di Lucci dal vincitore assoluto Kevin Benavides è di circa 2 ore e 36 minuti. Un margine che non è enorme, ma nemmeno trascurabile.
Secondo Lucci, ciò che fa la differenza tra i big e il resto del gruppo è la capacità di mantenere un passo elevato e costante per tutta la gara, su qualunque tipo di terreno. I top rider sono piloti completi, con grande esperienza, che riescono a tenere alta la velocità per l’intera durata delle tappe, supportati da una solidità mentale fuori dal comune.
Tra quelli incontrati in speciale, Lucci cita l’americano Skyler Howes come uno dei piloti che più lo hanno colpito: lo ha visto guidare nelle dune con grande naturalezza, sempre sciolto, a proprio agio e apparentemente tranquillo anche ad andature molto alte.
Sorpresa, ambizioni e obiettivi futuri
Il risultato ottenuto non lo coglie del tutto di sorpresa. Lucci ammette che ci sperava, forte di un 2022 passato ad allenarsi e a cercare il più possibile il contatto con il deserto. Sta puntando tutto sui rally-raid e considera questa Dakar non un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più lungo.
L’obiettivo ora è chiaro: aumentare la velocità per scalare ulteriormente la classifica. Il prossimo passo sarà il Mondiale Rally, che affronterà proprio in ottica di preparazione alla Dakar 2024. Il sogno dichiarato per la prossima edizione è entrare nella top ten assoluta.
Momenti difficili, emozioni e routine di gara
Tra gli episodi che più lo hanno segnato, Lucci ricorda una giornata prima della tappa di riposo. Sveglia alle due di notte, partenza nel buio, pioggerellina e freddo intenso, con 500 km da affrontare e un lungo tratto iniziale di trasferimento su asfalto. Nei primi chilometri, racconta, si guida quasi in automatico, ancora intorpiditi dal sonno, poi il gelo ti costringe a svegliarti del tutto, mentre si corre nel buio su un’autostrada deserta. In quei momenti è inevitabile chiedersi cosa ci si stia facendo lì.
Ma quando il cielo inizia a schiarire, arriva l’alba e il deserto si illumina, tutto assume un senso diverso. È in quei frangenti che Lucci dice di emozionarsi davvero.
Un altro momento ricorrente di tensione è quello che precede la partenza di ogni speciale: una ventina di minuti prima gli viene consegnato il road-book e l’ansia sale. La scena dei piloti che partono davanti a lui “a fuoco” lo mette sotto pressione, tanto da non avere, per un attimo, voglia di spingere al massimo. Ma una volta in sella, l’istinto agonistico prende il sopravvento.
Ringraziamenti e programmi 2023
Nel bilancio di questa Dakar, Lucci non dimentica i ringraziamenti. In primis KTM Italia, che gli ha fornito la moto per gli allenamenti, e il suo main sponsor e manager Gabriele Minelli, che lo affiancherà anche nella prossima stagione. Un grazie speciale va poi alle persone a lui più vicine e a tutti gli altri sponsor che rendono possibile questo percorso sportivo.
Per il 2023 il programma è definito:
- partecipazione al Mondiale Rally, considerato l’impegno principale dell’anno e banco di prova in vista della Dakar 2024
- alcune gare del Campionato Italiano Motorally
- nel Mondiale Rally sarà ancora al via con il BAS World KTM Racing Team
- nel Motorally correrà con la squadra CF Racing di Fabrizio Carcano
Il traguardo che guida ogni scelta, però, resta uno solo: presentarsi al via della Dakar 2024 ancora più forte, veloce e preparato, con la top ten nel mirino.