9 Febbraio 2026

BMW Motorrad Italia sostiene il film su Emiliano Malagoli

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La storia di Emiliano Malagoli, pilota disabile e fondatore dell’associazione Di.Di. Diversamente Disabili, arriva sul grande schermo con il film documentario 50.000 passi di Michelangelo Gratton. Alla presentazione, andata in scena il 10 luglio all’Arena Palma di Trevignano Romano, Italia ha affiancato il protagonista, confermando l’impegno del marchio sui temi dell’inclusione e dello sport accessibile.

Il film racconta l’impresa di Malagoli alla maratona di New York del 2019, sfida che va oltre il gesto atletico e diventa metafora di un percorso di rinascita dopo un grave incidente in moto. La partecipazione straordinaria di Annalisa Minetti aggiunge un ulteriore tassello al racconto di resilienza e di superamento dei limiti personali.

Da un incidente in moto alla maratona di New York

La vicenda di Emiliano Malagoli parte nel 2011, quando un incidente stradale in moto gli costa l’amputazione della gamba destra. Quello che per molti sarebbe un punto di arrivo diventa per lui l’inizio di un nuovo capitolo: la scelta di non interrompere il rapporto con le due ruote e di trasformare l’esperienza della disabilità in un motore di cambiamento.

Dopo un lungo percorso di riabilitazione, Malagoli torna in pista con una moto da corsa, la S1000RR, con cui affronta i campionati di categoria. In parallelo fonda l’associazione Di.Di. Diversamente Disabili, realtà che lavora per riportare in sella uomini e donne che, a causa di traumi o patologie, pensavano di aver chiuso definitivamente con la moto. Attraverso corsi, progetti dedicati e iniziative di sensibilizzazione, l’associazione mostra come la guida possa essere adattata e resa accessibile anche a chi convive con limitazioni fisiche.

Nel 2019 arriva l’ennesima sfida: partecipare alla maratona di New York, una delle gare podistiche più note e impegnative al mondo. Con 42,195 chilometri da coprire, la prova non è solo fisicamente gravosa, ma impone una preparazione lunga e rigorosa, tanto più per chi affronta il percorso con una disabilità. 50.000 passi segue proprio questo viaggio, dalle motivazioni personali alla fatica dell’allenamento, fino al traguardo tagliato sulle strade della Grande Mela.

Il messaggio che emerge è chiaro: il limite più grande spesso è autoimposto. La corsa di Malagoli non viene rappresentata come un gesto eccezionale destinato a pochi, ma come la dimostrazione concreta che obiettivi considerati irraggiungibili possono diventare possibili attraverso preparazione, supporto e determinazione.

Il ruolo di BMW Motorrad Italia e la dimensione sociale del progetto

La presenza di BMW Motorrad Italia alla presentazione del film si inserisce in un rapporto di lunga durata con Malagoli. L’azienda conosce il pilota sia per l’attività agonistica, che lo vede impegnato in pista con una S1000RR, sia per l’impegno nel mondo della disabilità motoria e dello sport inclusivo. Questa collaborazione si è allargata nel tempo a diversi ambiti, tra cui il progetto SciAbile in Piemonte, iniziativa che dal 2003 offre a persone con disabilità la possibilità di cimentarsi con lo sci e scoprire nuove potenzialità.

Nel corso degli anni, oltre 1.200 ragazzi hanno partecipato ai corsi di SciAbile, e da quattro stagioni anche Malagoli è tra i protagonisti delle attività sulla neve. Il suo contributo non è solo tecnico o sportivo, ma soprattutto umano: la presenza di un atleta che ha trasformato un incidente in un percorso di crescita diventa un riferimento concreto per chi si confronta con limiti fisici e psicologici.

BMW Italia inquadra queste iniziative all’interno di un più ampio programma di responsabilità sociale denominato SpecialMente. Al centro c’è l’idea che un’azienda non debba limitarsi al proprio core business, ma contribuire alla costruzione di una cultura della diversità che riconosca valore alle differenze e alle storie individuali. Nel caso di Malagoli, il legame tra motociclismo, disabilità e narrazione diventa il terreno su cui far passare questi contenuti.

In questa prospettiva, 50.000 passi non è solo il racconto di una maratona, ma uno strumento di sensibilizzazione. La collaborazione con la Scuola Holden, coinvolta nel sostegno al progetto, sottolinea il peso attribuito allo storytelling: raccontare in modo efficace storie capaci di ispirare può contribuire a modificare percezioni e stereotipi legati alla disabilità.

  • Una storia nata da un incidente in moto
  • Il ritorno in pista con la BMW S1000RR
  • La nascita dell’associazione Di.Di. Diversamente Disabili
  • La sfida della maratona di New York 2019
  • Il sostegno di BMW Motorrad Italia e del programma SpecialMente
  • Il ruolo della narrazione nel cambiare lo sguardo sulla disabilità

Motori, sport e inclusione: cosa racconta 50.000 passi

Per il pubblico degli appassionati di moto, la figura di Emiliano Malagoli incrocia più dimensioni: è pilota, è testimonial della possibilità di tornare in sella dopo un trauma e, allo stesso tempo, è maratoneta. Il film di Michelangelo Gratton tiene insieme questi elementi, mostrando come la passione per la velocità e la competenza tecnica maturata in pista possano convivere con la disciplina necessaria per affrontare una prova di endurance come la maratona.

La presenza di Annalisa Minetti, artista e atleta che da anni porta avanti un percorso simile di superamento dei limiti imposti dalla disabilità visiva, rafforza il taglio corale del documentario. La narrazione non si concentra solo sulla prestazione, ma sul valore di un ambiente che sostiene, motiva e rende possibile la sfida, tra allenatori, amici, realtà associative e aziende coinvolte.

Per BMW Motorrad Italia, essere al fianco di Malagoli nella presentazione di 50.000 passi significa situare il marchio dentro un dibattito più ampio sul ruolo sociale del motociclismo. Le due ruote vengono raccontate non soltanto come oggetto di passione e performance, ma come strumento attraverso cui recuperare autonomia, identità e senso di appartenenza dopo un incidente.

Nel panorama italiano, la storia di Emiliano Malagoli e dell’associazione Di.Di. rappresenta uno dei riferimenti più significativi quando si parla di moto e disabilità. Il film contribuisce a portare questo percorso a un pubblico più vasto, includendo non solo gli addetti ai lavori o gli appassionati di motorsport, ma anche chi si avvicina per la prima volta a questi temi.

50.000 passi si colloca così in un ambito in cui sport, impegno sociale e industria motociclistica si intrecciano. Il racconto di un pilota che trasforma un incidente in un nuovo inizio offre uno sguardo diverso sul mondo dei motori, in cui la prestazione non è fine a sé stessa, ma parte di una storia più ampia di resilienza e responsabilità condivisa.