9 Febbraio 2026

Io… non me la bevo: la FMI porta l’educazione stradale tra i banchi

Io… non me la bevo: la FMI porta l’educazione stradale tra i banchi

Nove città, migliaia di studenti coinvolti e un unico obiettivo: far capire quanto sia pericoloso mettersi alla guida dopo aver bevuto o assunto sostanze. Si è chiuso con numeri importanti il progetto Io… non me la bevo, iniziativa della che punta dritto sul tema della guida consapevole tra i giovanissimi.

Un tour nelle scuole per parlare di guida e responsabilità

Il progetto, coordinato dal Dipartimento di Educazione Stradale con il supporto di Observo Onlus, dell’Istituto Labriola, della Polizia Stradale e del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, ha toccato nove Istituti Superiori in tutta Italia.

Partito da Napoli nell’ottobre 2018, il tour è proseguito a Potenza, Trieste, Venezia, Rapallo, Bologna, Foggia e Roma, dove si è concluso al Liceo Scientifico J.F. Kennedy dopo cinque mesi di attività. In totale sono stati coinvolti direttamente oltre 4.000 studenti, mentre la campagna social collegata al progetto ha raggiunto circa 220.000 persone con oltre 5.000 interazioni.

L’iniziativa ha raccolto l’adesione entusiasta di dirigenti scolastici e docenti, ma soprattutto ha registrato una forte partecipazione da parte degli studenti, conquistati da un linguaggio diretto e da modalità didattiche lontane dalla classica lezione frontale.

Conferenze interattive e laboratori: così si impara la sicurezza

Ogni tappa si è sviluppata nell’arco di tre giornate. Il cuore del progetto è stata una conferenza interattiva di due ore, durante la quale ragazzi e ragazze hanno potuto confrontarsi con dati, testimonianze e immagini pensate per far comprendere in modo immediato quali siano le conseguenze di una guida priva di lucidità.

L’obiettivo dichiarato è stato quello di aumentare la consapevolezza dei rischi che si corrono in strada, soprattutto quando si guida un mezzo a due ruote. Non solo teoria però: nelle altre giornate gli studenti sono stati coinvolti in tre laboratori pratici dedicati a temi chiave per chiunque frequenti la strada, da motociclista o da automobilista.

  • Sicurezza attiva e passiva: focus su come prevenire il rischio e su quanto contino protezioni, casco e adeguato.
  • Primo soccorso: nozioni di base per gestire i primi minuti dopo un incidente, in attesa dei professionisti.
  • Guida in stato di ebbrezza: simulazioni con appositi occhiali per sperimentare in sicurezza come alcol e droghe alterino percezione e riflessi.

Al termine dei percorsi pratici, a ogni classe è stato chiesto di riassumere ciò che aveva appreso in una frase che rispondesse alla domanda Perché io… non me la bevo?, trasformando i partecipanti in veri protagonisti del messaggio di prevenzione.

Campioni dell’enduro in cattedra e prospettive future

Un ruolo decisivo nella riuscita del progetto lo hanno avuto i Formatori di Educazione Stradale FMI, figure specializzate nel dialogo con il pubblico giovane, capaci di tradurre regole e numeri in messaggi chiari e vicini alla quotidianità degli studenti. Proprio il loro lavoro sul campo è stato indicato come il vero motore dell’iniziativa.

Ad aumentare l’appeal nelle scuole ha contribuito la presenza, in alcune tappe, di tre nomi pesanti dell’ mondiale: Matteo Cavallo, Davide Soreca e Andrea . I piloti, testimonial del progetto, hanno raccontato agli studenti la loro esperienza in una disciplina in cui il rispetto del Codice della Strada fuori dalle prove speciali e una guida sempre attenta sono condizioni non negoziabili.

Dal fronte federale è arrivata la conferma che Io… non me la bevo non vuole essere un episodio isolato ma l’inizio di un percorso più ampio. La FMI, attraverso il proprio Dipartimento di Educazione Stradale, punta a incidere nel sociale con iniziative mirate al pubblico più giovane, con un messaggio chiaro: la lucidità alla guida e la consapevolezza dei rischi sono elementi fondamentali per chi ogni giorno si muove in moto o in auto.

I riscontri raccolti nelle scuole, sia da parte degli studenti sia dei docenti che hanno chiesto di ripetere l’esperienza, spingono verso la prosecuzione del progetto e l’ampliamento a nuovi istituti. L’ambizione è trasformare questa formula, che unisce formazione teorica, prove pratiche e testimonianze dal mondo del motorsport, in un modello stabile di educazione stradale per le nuove generazioni.