Mobilità su due ruote: cresce l’elettrico, ma parcheggi in ritardo

La mobilità su due ruote nelle città italiane sta cambiando rapidamente, tra l’espansione dei veicoli elettrici, l’aumento dei servizi di sharing e un’attenzione crescente alla sicurezza. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Nazionale Focus 2R, promosso da Confindustria ANCMA e Legambiente con la collaborazione di Ambiente Italia, che analizza le politiche urbane dedicate a biciclette, scooter e motocicli nei comuni capoluogo.
Ztl più aperte a bici e moto, ma corsie bus ancora off limits
L’indagine, a cui ha risposto il 78% delle amministrazioni locali, offre una fotografia aggiornata delle scelte dei comuni. Il 74% delle città interpellate consente l’accesso a ciclomotori e motocicli nelle Zone a Traffico Limitato, a conferma del ruolo delle due ruote nel decongestionare il traffico. In una città su dieci, però, il centro storico è ormai riservato esclusivamente ai veicoli elettrici e alle biciclette, segnale di una progressiva selezione ambientale dell’accesso alle aree più delicate.
Resta invece molto limitata la possibilità per moto e scooter di utilizzare le corsie riservate al trasporto pubblico: la maggioranza dei comuni continua a vietarne l’accesso, anche se la quota di chi lo autorizza sale dall’8% al 12% rispetto alla precedente rilevazione. Più avanzata la situazione per le biciclette, che possono circolare su tutte o alcune corsie bus in 36 città, pari al 41% del campione.
Significativo anche il dato relativo all’intermodalità: il 40% dei comuni autorizza il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici, contro il 31% registrato nel 2016. Una scelta che va nella direzione di una mobilità più flessibile, in grado di combinare trasporto pubblico e spostamenti su due ruote.
Parcheggi insufficienti e sharing in chiaroscuro
Uno dei principali colli di bottiglia resta la sosta dedicata. Per moto e scooter, circa il 56% delle città offre una disponibilità di stalli riservati inferiore al 5% del totale, e l’80% dei comuni non supera il 20% di parcheggi destinati alle due ruote motorizzate. Ancora più critica la situazione per le biciclette: il 50% delle amministrazioni dichiara di non avere alcuno stallo dedicato o di averne meno dell’1% rispetto all’offerta complessiva di parcheggio.
Il confronto con l’anno precedente mostra però un lieve miglioramento: la quota media di parcheggi dedicati sale dall’8% all’11% per moto e scooter, e dal 9% al 12% per le biciclette. Meglio i parcheggi di interscambio per le bici in prossimità delle stazioni ferroviarie, presenti in almeno uno scalo nel 73% dei comuni (erano il 69% nel 2016).
Per quanto riguarda la sharing mobility, il bike sharing è ormai una realtà consolidata: 63 comuni dispongono di un servizio, con quasi 11.000 biciclette e oltre 140.000 abbonati. Cresce la quota di città che offrono il servizio (dal 61% al 66%), ma diminuiscono il numero medio di bici disponibili (-15%) e di abbonati (-13%), segno di una fase di assestamento dei modelli gestionali.
- 63 città con bike sharing attivo
- Quasi 11.000 bici disponibili
- Oltre 140.000 abbonati complessivi
- 66% dei comuni capoluogo con un servizio attivo
Decisamente più indietro lo scooter sharing: nel periodo di rilevazione solo quattro città offrivano un servizio strutturato, numero ulteriormente ridotto dal ritiro di un operatore. Un segnale che evidenzia le difficoltà di estendere in modo capillare questo segmento, nonostante il potenziale delle due ruote motorizzate nella mobilità urbana.
Crescita dell’elettrico, sicurezza ancora a due velocità
Il report dedica ampio spazio anche alla mobilità elettrica. Il 41% dei comuni dichiara di aver installato una rete di ricarica per motocicli e scooter elettrici, con una media di 30 colonnine pubbliche per città e punte superiori alle 100 unità nei centri più grandi o più sensibili al tema. Il 38% delle amministrazioni ha inoltre attivato reti per la ricarica di e-bike, seppure con una presenza molto disomogenea sul territorio.
Dal punto di vista economico, Confindustria ANCMA ricorda come l’industria italiana di moto e bici rappresenti un asset strategico: il settore genera un fatturato di circa 5 miliardi di euro e occupa 60.000 addetti. L’Italia è leader in Europa nella produzione di veicoli a due ruote, motorizzati e a pedali, con una bilancia commerciale in attivo da 25 anni per un valore cumulato superiore ai 17 miliardi di euro.
Legambiente sottolinea invece una contraddizione: tra il 2008 e il 2015 le infrastrutture urbane ciclabili sono cresciute del 50%, ma la quota di italiani che usano la bici per gli spostamenti quotidiani è rimasta ferma al 3,6%. Nonostante ciò, l’insieme degli spostamenti in bicicletta genera già oggi un valore stimato in 6,2 miliardi di euro, somma di produzione, cicloturismo e benefici ambientali e sanitari.
Il tema sicurezza mostra un’attenzione diversa per ciclisti e motociclisti. Il 71% dei comuni dichiara di aver approvato almeno una misura specifica per la sicurezza di chi pedala, in leggero calo rispetto al 75% del 2016. Solo il 26% dei comuni, invece, ha attivato iniziative dedicate alla sicurezza degli utenti a motore. Un segnale positivo arriva dall’installazione di guardrail specifici per motociclisti: il 19% delle amministrazioni li ha già posati e un ulteriore 22% prevede di ampliarli o introdurli per la prima volta, in aumento rispetto al 18% della precedente rilevazione.
Nel complesso, l’Osservatorio Focus 2R mette in luce una mobilità su due ruote in crescita, trainata dall’elettrico e da un’industria nazionale forte, ma ancora frenata da carenze strutturali su parcheggi, integrazione modale e sicurezza degli utenti più vulnerabili.




