9 Febbraio 2026

Incentivi auto: estesi alle Euro 6 benzina e diesel i 50 milioni

Incentivi auto: estesi alle Euro 6 benzina e diesel i 50 milioni

Il pacchetto di per l’automotive previsto nel Decreto-Legge Rilancio non sarà riservato solo a elettriche e ibride. I 50 milioni stanziati dallo Stato saranno accessibili anche alle vetture Euro 6 benzina e diesel a basse emissioni, una scelta che recepisce le richieste della filiera e punta a rilanciare un settore strategico per l’economia italiana.

Nuova fascia 61-110 g/km: cosa cambia

Durante il quarto appuntamento di #FORUMAutoMotive, trasmesso in streaming il 9 luglio, l’onorevole Gianluca Benamati, vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha illustrato la principale novità: oltre al rafforzamento degli incentivi per le vetture elettriche e ibride, viene introdotta una nuova fascia dedicata ai modelli con emissioni di CO2 comprese tra 61 e 110 g/km.

All’interno di questo intervallo rientreranno tutte le motorizzazioni, incluse le Euro 6 benzina e diesel più efficienti. Una scelta che allarga in modo significativo la platea dei veicoli incentivati, superando l’impostazione iniziale concentrata quasi esclusivamente sull’elettrico e sul full hybrid.

Benamati ha spiegato che il provvedimento, approvato alla Camera in prima lettura, è ora atteso al Senato per la conversione definitiva in legge. L’iter è annunciato come rapido e l’emendamento viene considerato dal parlamentare del Partito Democratico il primo tassello di un piano nazionale di sostegno all’intera filiera automotive, che dovrà includere non solo il lato della domanda ma anche ricerca, innovazione e capitale umano.

La risposta alle richieste della filiera

L’estensione degli incentivi anche ai veicoli con motorizzazioni convenzionali viene letta dagli operatori come un cambio di passo rispetto a scelte giudicate finora troppo ideologiche. Il confronto promosso da #FORUMAutoMotive negli ultimi mesi ha puntato proprio a spostare il dibattito su soluzioni efficaci e praticabili, capaci di favorire davvero il rinnovo del parco circolante.

Secondo i promotori, includere le migliori motorizzazioni benzina e diesel significa riconoscere il ruolo delle tecnologie Euro 6 più evolute, che oggi rappresentano lo stato dell’arte per chi non può o non vuole orientarsi subito verso l’elettrico. Benamati ha anticipato che il sostegno alla produzione e all’indotto resterà in agenda e che da settembre l’obiettivo sarà andare oltre la misura attuale, lavorando a strumenti più ampi e strutturali.

Nel corso del dibattito, diversi rappresentanti della filiera hanno accolto positivamente l’annuncio. Il giornalista Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, e Geronimo La Russa, presidente di ACI Milano, hanno sottolineato come il settore auto pesi oltre il 10 per cento del Pil nazionale e come l’attesa di incentivi, più volte annunciati e mai partiti, avesse finito per bloccare il invece che sostenerlo.

Per Michele Crisci, presidente di UNRAE, l’associazione che rappresenta le Case automobilistiche estere in Italia, i 50 milioni messi sul piatto costituiscono un piccolo ma significativo passo avanti. Il provvedimento viene interpretato come un’opportunità per coniugare sostenibilità ambientale ed economica, favorendo il ritiro dei veicoli più obsoleti e inquinanti a favore di modelli più efficienti, in attesa di affrontare temi di lungo periodo come infrastrutture e fiscalità.

Nodi aperti: il trasporto pesante resta fuori

Non mancano però le criticità. Dal mondo dei veicoli industriali arrivano reazioni più fredde, perché il segmento non rientra al momento tra i beneficiari degli incentivi. Franco Fenoglio, presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE, ha ricordato come il ruolo degli autotrasportatori, celebrato nei mesi più duri dell’emergenza sanitaria, sia oggi finito in ombra nelle scelte di politica industriale.

La mancanza di misure dedicate al trasporto pesante viene giudicata un limite rilevante, in un comparto che ha subito pesanti contraccolpi economici e che ha un impatto diretto sulla logistica e sulla competitività delle imprese italiane. Il timore espresso dagli operatori è che il mancato supporto al rinnovo del parco veicoli industriali mantenga in circolazione mezzi vecchi e meno sicuri, frenando il percorso verso una mobilità più sostenibile lungo tutta la catena del trasporto.

La discussione aperta attorno a questa prima tranche di incentivi mette dunque in luce un doppio fronte: da un lato la necessità di interventi immediati per riattivare la domanda di auto nuove dopo il crollo delle immatricolazioni; dall’altro l’urgenza di definire una strategia complessiva sulla mobilità, che tenga insieme auto private, trasporto pubblico e logistica pesante. Il segnale arrivato dal Parlamento è un punto di partenza, ma il confronto tra istituzioni e filiera è destinato a proseguire nei prossimi mesi, con l’obiettivo dichiarato di trasformare questa misura d’urgenza in un percorso di rilancio più ampio e duraturo per l’intero settore automotive.