Africa Eco Race 2020, la carovana sbarca in Marocco

L’Africa Eco Race 2020 entra nel vivo con lo sbarco in Marocco, nuova porta d’accesso del rally africano che ripercorre lo spirito delle grandi maratone nel deserto. Dopo due giorni di navigazione da Savona a Tangeri, la carovana è pronta a dare il via a due settimane di gara tra Marocco, piste sahariane e sfide di navigazione.
Dal porto di Savona a Tangeri: il nuovo ingresso in Africa
Alle prime ore del mattino di domenica 5 gennaio, 266 veicoli e 688 persone tra piloti, assistenza e staff si sono ritrovati al terminal traghetti di Savona per le formalità doganali e amministrative. La partenza dalla Liguria, a circa 150 chilometri da Montecarlo, rappresenta il primo atto concreto di un’avventura che per molti concorrenti coincide con il debutto assoluto in Africa.
Imbarcati sulla Smeralda Cruise di Grimaldi Lines, partner logistico storico della corsa, equipaggi e mezzi hanno affrontato una traversata di circa 40 ore verso Tangeri. La scelta del porto marocchino segna una novità per la dodicesima edizione: negli anni scorsi lo sbarco avveniva a Nador, ma l’aumento dei partecipanti ha imposto un approdo in grado di gestire una nave di dimensioni maggiori.
Il viaggio più lungo si è trasformato in un’opportunità per la carovana: dopo il tour de force delle verifiche di Mentone, l’equipaggio ha potuto tirare il fiato prima di affrontare le due settimane di speciale. La navigazione è stata anche l’occasione per sessioni di formazione dedicate ai piloti sull’utilizzo dei sistemi di sicurezza e navigazione, come Iritrack e GPS Sentinel, strumenti fondamentali per la gestione della gara in ambiente desertico.
Briefing, filosofia di gara e protagonisti speciali
Il momento chiave della traversata è stato il briefing generale tenuto da Jean Louis Schlesser, patron dell’Africa Eco Race. In due ore il francese ha illustrato filosofia, regolamenti pratici e struttura organizzativa di una competizione che punta tanto sull’avventura quanto sull’attenzione al singolo partecipante.
Schlesser ha presentato i responsabili di moto, auto e camion, oltre allo staff medico composto da 17 persone e alla flotta aerea con 3 elicotteri a supporto. Un’organizzazione pensata per garantire sicurezza e assistenza lungo tappe che, per chilometraggio e isolamento, richiedono preparazione e lucidità costante.
Al centro del briefing anche il lavoro sul road book, firmato da René Metge e Manfred Kroiss: uno strumento apprezzato dai piloti per precisione e chiarezza, ma volutamente meno dettagliato rispetto ad altre competizioni. L’obiettivo è mantenere alto il livello di attenzione e restituire alla navigazione il ruolo di elemento decisivo del rally.
La corsa rinnova inoltre il suo forte valore umano. In partenza ci sono figure emblematiche come Nicola Dutto, al via con una KTM, e Gianluca Tassi su SSV Yamaha, entrambi piloti paraplegici all’esordio in questa gara africana. Con loro anche Geoffrey Noël de Burlin, che ha scelto di correre da solo su un SSV. Presenze che hanno suscitato un lungo applauso e che sintetizzano lo spirito dell’Africa Eco Race: sfida con se stessi, resilienza e inclusione.
È proprio questa attenzione alla persona, unita al fascino del percorso africano, ad aver fatto crescere anno dopo anno il numero dei partecipanti, rendendo l’Africa Eco Race un riferimento per chi cerca l’atmosfera delle grandi maratone nel deserto lontano dai format più industrializzati.
Prime tappe: lunga discesa verso il sud del Marocco
Dopo una seconda notte in mare, la carovana sbarca martedì 7 gennaio a Tangeri. Lo start agonistico è anticipato da una colazione tipica marocchina, preludio a una prima giornata subito impegnativa. La tappa d’apertura prevede infatti 754 chilometri totali, con 24 chilometri di prova speciale nella regione di Kenitra. I primi concorrenti raggiungeranno il bivacco solo in serata, con le ultime ore di percorso da affrontare al buio.
Questa lunga giornata iniziale serve a proiettare rapidamente la gara verso sud, allontanandosi dalle zone dove in questo periodo le temperature notturne sono particolarmente rigide. Una scelta strategica per mettere piloti e mezzi nelle condizioni migliori in vista delle tappe più tecniche che arriveranno nei giorni successivi.
Uno dei tratti distintivi dell’Africa Eco Race è la riduzione al minimo dei trasferimenti su asfalto a favore dei chilometri di speciale. Già la seconda frazione, da Tarda a Mhamid, va in questa direzione con 333 chilometri complessivi, di cui ben 329 di prova cronometrata. È il tipo di tappa che definisce il DNA della corsa: lunghi settori off-road, navigazione complessa, gestione del ritmo sui terreni veloci e sabbiosi, con poco spazio per rifiatare fuori dal cronometro.
Nelle prossime giornate il rally entrerà definitivamente nel suo habitat naturale, tra piste, fuoripista e dune, dove preparazione fisica, lettura del terreno e capacità di conservare il mezzo faranno la differenza. Per ora, dopo la lunga traversata e il primo contatto con il Marocco, l’avventura è ufficialmente iniziata.