Stephen Sword torna nel motocross con l’Academy ACU

Stephen Sword mette la propria esperienza nel motocross mondiale al servizio dei giovani piloti britannici dell’Academy ACU.
Stephen Sword è tornato nel paddock del Mondiale Motocross con un compito diverso da quello che lo ha reso protagonista in pista: aiutare la nuova generazione britannica. L’ex vincitore di un Gran Premio, legato per gran parte della carriera a Kawasaki, lavora oggi per l’Academy ACU motocross, il progetto con cui la federazione britannica vuole accompagnare i giovani piloti verso il palcoscenico internazionale.
L’iniziativa arriva in un momento delicato per il motocross del Regno Unito, oggi meno rappresentato nei campionati europei e mondiali rispetto al passato. In occasione dell’MXGP di Germania, Sword ha raccontato il proprio nuovo ruolo al fianco di Mark Chamberlain: una presenza stabile nei paddock per individuare talenti, fornire supporto e creare un percorso più concreto verso le competizioni di alto livello.
Academy ACU motocross, un progetto per i giovani britannici
L’ACU, organismo nazionale che governa lo sport motociclistico in Gran Bretagna, ha avviato una nuova strategia di sviluppo ispirandosi al lavoro svolto da tempo da altre federazioni europee, fra cui quelle italiana, francese e spagnola. Per la prima volta, la federazione ha scelto di affidarsi a figure con esperienza diretta nel paddock mondiale per seguire da vicino i piloti emergenti.
Secondo Sword, i primi risultati richiederanno tempo, ma esistono segnali incoraggianti soprattutto nella classe 85. Il nodo principale non riguarda soltanto il livello dei ragazzi, bensì la difficoltà nel trovare strutture in grado di sostenerli nel passaggio dalle gare nazionali all’attività internazionale. I team britannici presenti nel paddock sono pochi e quelli guidati da Steve Dixon e Shaun Simpson hanno già programmi e piloti definiti, rendendo più complesso trovare spazio per nuovi prospetti.
Il lavoro di Sword e Chamberlain punta quindi a colmare questo vuoto, offrendo ai giovani un riferimento tecnico e umano durante la crescita agonistica. L’obiettivo non è soltanto affinare le capacità di guida, ma anche facilitare l’ingresso in un contesto competitivo dove servono preparazione, continuità e contatti. Per un ex pilota che ha vissuto le pressioni e le opportunità del campionato del mondo, si tratta di un passaggio naturale verso una seconda carriera nel motocross.
Da Team Green al successo mondiale con Kawasaki
Il legame fra Stephen Sword e Kawasaki affonda le radici nell’infanzia. Il britannico ha iniziato a correre a sei anni e già a sette era entrato nel Team Green britannico, seguito da Alec Wright nelle categorie giovanili e senior. In quegli anni vinse i titoli delle classi schoolboy, rimanendo nel programma Kawasaki fino ai quindici anni e costruendo le basi di una carriera internazionale lunga e articolata.
Dopo le prime esperienze nei Gran Premi 125, il momento più produttivo arrivò con il team ufficiale Kawasaki guidato dall’olandese Jan de Groot. Sword trovò una squadra organizzata, un ambiente capace di dargli fiducia e un contesto tecnico che gli permise di compiere un salto di qualità. Con lui lavorava anche Mickael Maschio, compagno di squadra che contribuì al suo inserimento nel team.
La stagione 2004 rappresentò il vertice della sua esperienza in MX2. Dopo i primi podi ottenuti a Zolder e in Spagna, Sword conquistò anche la tabella rossa di leader del campionato prima di cederla a Ben Townley. Il successo più significativo arrivò nel Gran Premio di Germania a Teutschenthal, la sua prima vittoria mondiale, accompagnata dalla quarta posizione conclusiva nella classifica iridata MX2. Un infortunio al polso nel corso dell’annata gli impedì di conservare fino alla fine le migliori possibilità nella lotta al titolo.
L’eredità di Stephen Sword per il motocross britannico
Dopo un’altra stagione in MX2, con tre ulteriori podi, Sword salì in MX1 con Kawasaki accanto a Tanel Leok. L’esperienza nella classe regina fu però condizionata da un infortunio che ne limitò la stagione. Teutschenthal, teatro del trionfo del 2004, gli riservò infatti anche un brutto ricordo nel 2006, quando si fratturò una caviglia proprio durante l’impegno in MX1.
Tornato in MX2 nel 2007 con il Molson Kawasaki team, ottenne il suo ultimo podio iridato nel 2008 e chiuse l’attività nei Gran Premi alla fine del 2010. L’uscita dalle corse non fu semplice, come accade a molti atleti abituati a costruire la propria vita attorno alla gara, ma l’attività di coaching gli ha consentito di restare coinvolto nel mondo che conosce meglio.
Oggi l’Academy ACU motocross può contare sull’esperienza di un pilota che ha percorso ogni passaggio della filiera, dalle gare giovanili ai team ufficiali, fino alla vittoria di un GP. La speranza della federazione è che il suo contributo aiuti il Regno Unito a ritrovare continuità sulla scena internazionale e a formare nuovi protagonisti sulla scia di campioni britannici come Graham Noyce, Neil Hudson, Dave Thorpe, Paul Malin, James Dobb e Tommy Searle.